PAROLA d'ordine: mobilitazione. Perché è la delega ambientale il vero mostro da sconfiggere. Perché è il condono appena approvato in Senato ad autorizzare «la vera distruzione delle ultime zone a pregio paesistico». Mobilitazione, dunque, contro il maxiemendamento che depenalizza gli abusi sul territorio. L'assessore regionale all'Urbanistica, Marco Di Lello, oltre ad annunciare un'altra stagione di lotta e nuovi ricorsi, lancia un appello a enti locali, associazioni ambientaliste, sindacati, mondo della cultura ad a tutti i cittadini che hanno a cuore la salvaguardia dell'ambiente e la qualità del vivere delle future generazioni: «Ognuno utilizzi tutti gli strumenti possibili e rivediamoci tutti insieme fuori Montecitorio perché i deputati, chiamati a votare sulla delega, capiscano quanta lontananza ci sia tra le scelte di questo governo ed il paese reale». Ma la delega ambientale è anche motivo di scontro tra la Soprintendenza per i Beni Architettonici e il paesaggio (alla quale la nuova normativa affida le verifiche di compatibilità ambientale) e la Regione. Al numero uno del ministero dei Beni Culturali a Napoli, Enrico Guglielmo, non sono andate giù le dichiarazione rilasciate a Repubblica dall'assessore Di Lello («Chi giudica questa compatibilità? Di fatto la Soprintendenza col suo parere. Qui finirà per passare tutto»). Dichiarazioni giudicate «scorrette e offensive per il ruolo le che Soprintendenze svolgono ed hanno svolto nella materia della tutela del paesaggio». «Di fatto», spiega Guglielmo, «potrebbe intendersi che il rinnovalo fervore in materia di sanatoria e sanabilità degli abusi edilizi troverebbe un appoggio nella compiacenza delle Soprintendenze, nonostante l'operato delle stesse abbia dimostrato il contrario». Invece, sottolinea Guglielmo, sono proprio gli uffici di Palazzo Reale ad essere accusati «di severità e intransigenza nell'applicazione delle norme vigenti, troppo spesso disattese dai Comuni della Campania in nome di un potere discrezionale mai conferito ad essi, seppure subdelegati dalla Regione in materia di tutela del paesaggio» . Anzi, rincara la dose Guglielmo: «Non si può dimenticare che l'iniziativa di individuare azioni incisive e proficue per la riqualificazione dei territori martoriati dall'abusivismo edilizio è stata intrapresa proprio dalla Soprintendenza di Napoli, unico esempio in Italia». Posillipo, centro storico, Bagnoli, Camaldoli: ecco le aree protette dove potranno essere condonati i «piccoli abusi» previsti dalla normativa. Tutte zone finora risparmiate dalle grandi colate di cemento. «Peccato che i napoletani non hanno ville in Sardegna da farsi condonare, i condoni fermano i nostri sforzi per far rispettare il principio di legalità», dice il sindaco Rosa Russo Iervolino mentre l'assessore comunale all'Edilizia Amedeo Lepore invita a «pressanti iniziative affinché la Camera ci pensi su due volte a varare il provvedimento». Per questo sarà necessario, aggiunge Di Lello, «allertare tutte le Regioni per i ricorsi alla Corte Costituzionale e la predisposizione di atti nominativi. Senza lasciare nulla di intentato per evitare che siano spazzati via tutti gli sforzi compiuti in questi anni con l'istituzione di parchi e riserve naturali». E proprio il presidente della comunità dell'Ente parco nazionale del Vesuvio, Luisa Bossa, riunirà nei prossimi giorni tutti i sin-daci vesuviani per valutare quale iniziative intraprendere contro la delega ambientale, mentre per il presidente di Federparchi, Matteo Fusilli, l'impatto su tutte le aree protette del Sud sarà devastante: «Al Parco Nazionale del Vesuvio sono stati abbattuti degli immobili della camorra. Oggi grazie a questo condono quegli immobili non potrebbero essere più abbattuti. Il tema dell'ambiente si lega a quello della legalità. E' chiaro chi ci guadagna: cosi si fa un favore alla camorra». Ieri intanto sono iniziate a Giugliano, in via Rocco Scotellaro, le operazioni di demolizione dell'ultimo dei tre palazzi che si trovavano sul tracciato della nuova linea dell'Alifana, in corso di realizzazione, e che ne impedivano dal 1984 il proseguimento dei lavori. Le nove famiglie che abitavano gli edifici, abusivi e poi condonati, si sono già trasferite altrove. «Una situazione che si sblocca dopo vent'anni», spiega l'assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta, «e che contribuisce ristabilire condizioni di sostenibilità ambientale in un'area compromessa».