Così Sallusti dimostra il teorema Tremonti: "Con la cultura non si mangia" "Dovranno pure - come ha chiesto espressamente il premier Berlusconi - «andare a studiare» ma secondo qualcuno per gli studenti italiani non tutti gli studi hanno la stessa importanza. Anzi, ci sono materie e percorsi di studio che sarebbero addirittura un "peso". Questo è stato detto durante il programma di approfondimento Exit su La7 nel quale mercoledì scorso si discuteva del ddl Gelmini e delle proteste degli studenti in tutta Italia. Ebbene, di fronte agli studenti in collegamento dalla facoltà di Lettere della Sapienza che spiegavano le ragioni della contestazione, così Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, si è rivolto a loro: «Quanto vuoi che producano in termini di Pil i laureati in Storia moderna?». E poi: «Quanto lavoro pensano di trovare tutti questi laureati in Scienze della comunicazione?». Secondo l'interpretazione di Sallusti, insomma, non solo la storia sarebbe materia di fatto inutile (peccato che qualcun altro la chiamasse magistra vitae) ma addirittura sarebbe un peso per lo sviluppo dell'economia del paese. Ragionamento di per sé grave, ma che pronunciato proprio da un direttore di un quotidiano molto attento ad interpretare i sentimenti della maggioranza di governo è un'ulteriore conferma della concezione della cultura che esprime un settore ben definito del centrodestra. Se si vuole tutto ciò va a braccetto con le considerazioni analoghe che il ministro dell'Economia Tremonti ha espresso - quando si è discusso sui tagli che interessano la legge Finanziaria - a riguardo di quella «cultura» con la quale a suo avviso «non si mangia». E anche delle tante polemiche suscitate dalla gestione dei Beni culturali del ministro Bondi contro cui si è mobilitato il mondo della cultura, del cinema e dello spettacolo. Una concezione grezza e incurante del valore che ha in prospettiva la cultura "immateriale", quella espressa dal direttore del Giornale, che scivola infine nel cattivo gusto visto che poco prima, nello stesso programma, era stato trasmesso un servizio che ricordava la tragica scomparsa di Norman Zarcone, il dottorando in Filosofia ventisettenne di Palermo, che si è tolto la vita «per lanciare un segnale contro le baronie», come ha spiegato il padre. Ma anche in segno di ribellione contro «questo Stato che sta mortificando le intelligenze».