«Vagoncino» è, in gergo parlamentare, un provvedimento discutibile, inserito in un disegno di legge su materia estranea, ma la cui approvazione è certa. È questa in parte la causa della bagarre di due giorni fa al Senato, che ha approvato la delega al Governo sul riordino della legislazione ambientale (il provvedimento locomotiva), in cui era stato inserito, più che un vagoncino, un pesante convoglio riguardante il nervo scoperto della sanatoria edilizia per le aree paesaggistiche vincolate. Carte in tavola: non c'è dubbio che la nostra legislazione ambientale sia una selva che necessita riordino e semplificazione. Cresciuta dagli anni 70 rincorrendo le emergenze "navi dei veleni" che trasferivano in Africa in nostri rifiuti, crisi di qualità delle acque , poi sempre col fiatone per recepire, in ritardo, le direttive europee, un riesame è, più che opportuno, necessario. La gestione parlamentare di questa revisione sarebbe desiderabile, ma irrealistica. A esempio la sistemazione attuata dal Governo di centrosinistra della normativa sui rifiuti (ministro dell'Ambiente Edo Ronchi), è stata giustamente realizzata con un decreto legislativo, che limita il contributo del Parlamento rispetto a una legge normale. L'attuale Governo ha dunque deciso di creare una Commissione di 24 esperti che entro 18 mesi dovrà realizzare un'iniziativa erculea: elaborare decreti legislativi per il riordino della legislazione ambientale su aria, acqua, difesa del suolo, aree protette e flora e fauna, valutazione d'impatto e risarcimento dei danni ambientali. In sintesi: tutta l'ecologia. Se il Governo nominerà esperti competenti e indipendenti, avrà successo e smentirà i timori dell'opposizione. Se prevarranno scelte di basso profilo di osservanza governativa, avremo un altro fallimento ambientale. Passiamo al cosiddetto vagoncino. In extremis l'Esecutivo ha inserito nel provvedimento principale un maxi emendamento su materia incandescente: il condono per gli abusi edilizi perpetrati fino al 30 settembre proprio nei santuari ambientali, le aree protette, purché tali abusi superino un accertamento di compatibilità paesaggistica. Per bilanciare questa permissività, è previsto un rafforzamento della normativa sull'abbattimento dei grandi edifici abusivi, gli "ecomostri". Qui il materiale infiammabile si spreca. Anzitutto, questo Governo non è certamente il primo, ma non l'ultimo a utilizzare il dubbio strumento del condono, tanto in campo fiscale come immobiliare. In quest'ultima situazione, basta l'annuncio per scatenare la costruzione di case abusive. Nel 2002 sono state compiute quasi 31mila costruzioni fuori legge, con prevalenza nelle regioni meridionali a tradizionale presenza mafiosa. Quante saranno le nuove case abusive costruite in fretta e furia, ma che si faranno apparire edificate prima della fine di settembre? Per buon peso, l'opposizione tuona perché il condono riguarderebbe anche una villa del premier. In contrappeso, si prevede nientemeno che l'intervento dell'esercito per abbattere gli ecomostri condannati dalla magistratura, ma graziati dall'inerzia di Regioni ed Enti locali. Qui però si fa osservare che nel caso di sentenza passata in giudicato, l'abbattimento coattivo sarebbe comunque obbligatorio. È proprio impossibile ottenere che gli enti territoriali, parti dello Stato, facciano il loro dovere, anche se scomodo nei riguardi di interessi evidentemente potenti? Tirando le somme, la revisione della legislazione ambientale, stratificata nel tempo, e spesso raffazzonata, potrebbe rivelarsi un successo per il Governo, se realizzata in modo competente da esperti super panes, sul cui lavoro potrà comunque pronunciarsi il Parlamento, sia pure in modo non cogente. Come ammesso onestamente anche da alcuni esponenti del centro-destra, il condono edilizio nelle aree protette è invece, dal punto di vista dell'interesse generale, un atto criticabile. Ciò accade proprio in un momento di flessione del turismo che, è, noto, è attratto in Italia dall'ingente quantità e qualità dei beni culturali e ambientali. Estetica a parte, questo maxi emendamento non aiuta il rilancio economico del Paese.