Della Valle: 25 milioni per il Colosseo: evitiamo di fare un'altra Pompei «Abbiamo messo a disposizione 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo, ma dal ministero dei Beni culturali attendiamo ancora risposte», più chiaro di così non poteva essere Diego Della Valle. «Ma bisogna fare qualcosa e subito, per evitare un'altra Pompei». L'imprenditore al Ministero: aspettiamo risposte. Cecchi: pronti a parlarne La gara pubblica per presentare progetti di recupero non ha dato risultati L'industriale: spero che anche altre aziende seguano il nostro esempio «Abbiamo messo a disposizione 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo, ma dal ministero dei Beni culturali attendiamo ancora cosa fare», più chiaro di così non poteva essere Diego Della Valle, presidente del gruppo Tod's, che aveva fatto la sua proposta già otto mesi fa al sindaco e al ministro dei Beni, «senza ricevere risposte». La gara per presentare i progetti di restauro dell'Anfiteatro Flavio, bandita dal Mibac il 4 agosto, si è chiusa il 31 ottobre. Ma le offerte giunte non sono risultate adeguate ai requisiti richiesti. Il segretario generale del Ministero e commissario per le aree archeologiche di Roma e Ostia, Roberto Cecchi, spiega: «Il bando pubblico è stato un doveroso passo, ora si può aprire una procedura negoziata, una sorta di trattativa. Anche domani con chi, come Della Valle, si è fatto avanti mettendo a disposizione un consistente contributo, un'iniziativa da apprezzare, sinceramente». Una cosa ripete più volte Diego Della Valle, che bisogna fare in fretta, «fare qualcosa e subito, non vorrei che si verificasse un altro caso Pompei. Noi abbiamo bisogno di decidere entro l'anno del nostro budget, non abbiamo i tempi della politica, ma quelli di un'impresa». Si era parlato di una cordata per il restauro del monumento visitato da sei milioni di persone ogni anno. L'imprenditore insiste sul suo ruolo di finanziatore e spiega di non avere partecipato al bando indetto dal Mibac «perché ci veniva chiesta la responsabilità dei lavori e noi non siamo in grado di assumercela. Non sono a capo di alcuna cordata. Noi finanziamo e chi sa fare i lavori li fa. Chiediamo solo che vengano rispettati i tempi di realizzazione del restauro previsti in tre anni». Ma perché Tod's fa tutto questo, perché mette a disposizione risorse così importanti? «Il Colosseo é un bene che appartiene alla collettività. Imprese come la nostra che occupano migliaia di persone, e che vanno bene, che rappresentano il Made in Italy nel mondo, devono mettersi a disposizione della cultura. La mia nonna diceva chi più ha, più metta, è quello che sto facendo. Mi auguro che anche altri imprenditori con i conti in regola facciano questo, qualcuno potrebbe pensare a Pompei, qualcun altro a Venezia. Mi piacerebbe pensare che altre imprese si mettessero in movimento e in breve si avviassero dieci, venti iniziative del genere, anche riguardanti scuole e centri sportivi. Per l'Anfiteatro si potrebbe pensare a una Fondazione, a un'associazione amici del Colosseo intorno alla quale coagulare realtà nazionali e internazionali». E il commissario Cecchi si augura «che altri imprenditori imitino il gesto del gruppo Tod's». Pratico anche il sovraintendente ai Beni culturali di Roma, Umberto Broccoli: «I beni culturali del nostro paese avrebbero bisogno di più interventi e meno polemiche. L'intervento dei privati nei restauri, come nel caso del Colosseo, è un'operazione nuova, complessa e articolata e va affrontata lavorando e non aprendo'discussioni spesso poco utili. C'è un imprenditore che vuole impegnarsi nel restauro: questo è il fatto. Se ci sono procedure complesse saranno affrontate e risolte. Sono convinto si troverà una soluzione».