Venerdì scorso è accaduto un fatto straordinario: la città, in tutte le sue espressioni, si è trovata a proporre soluzioni per il rilancio del suo centro storico. Un fatto inedito, vuoi per la massiccia presenza delle espressioni organizzate della società (politiche, economiche, sociali e culturali) insieme ai semplici cittadini, vuoi perché non si è trattato, da parte di nessuno, dell'ennesima occasione per piangersi addosso o per recriminare, bensì per avanzare e se possibile condividere proposte e suggerimenti. Per parte nostra abbiamo concorso a questa straordinaria esperienza di partecipazione attiva e ne abbiamo tratto soddisfazione e conforto perché molte delle proposte che in questi anni abbiamo avanzato sono state al centro dei lavori e sono diventate patrimonio collettivo. Ne vogliamo ricordare solo alcune: ci riferiamo alla necessità di rivedere la normativa urbanistica e edilizia per agevolare la riqualificazione del patrimonio abitativo e con esso la residenza; alla necessità di mettere mano a piazza Guido Guerra con un progetto che consenta, oltre alla funzione ricettiva ed espositiva, di coniugare residenza e spazi di servizio con un parcheggio sotterraneo che qualifichi questo snodo essenziale della città in relazione col nuovo ponte sull'Arno; ci riferiamo al riconoscimento di quel fondamentale asse urbanistico che va dal ponte stesso alla stazione e in questo la necessità di intervenire sull'ex ospedale di via Paladini per recuperare a residenza e commercio il lato di via Roma; alla scelta di mantenere il Comune in centro, magari acquistando la sede attuale, e rilanciare il cinema La Perla come motore della produzione multimediale; alla valorizzazione del Palazzo Ghibellino e con esso del sistema museale cittadino con un percorso di qualità che guardi anche al potenziale flusso turistico; alla messa a sistema delle attività culturali espresse da una fitta rete di soggetti finora separati gli uni dagli altri; alla necessaria revisione del piano del traffico e della sosta a partire dalla consapevolezza che il centro di questo sistema va individuato non più in piazza Farinata degli Uberti ma in piazza della Vittoria; alla realizzazione, quanto prima, della pedonalizzazione del "Giro"; all'ex ospedale di via Paladini come sede dell'Università e di funzioni importanti, siano esse istituzionali che di ricerca ma comunque di valenza sovra comunale. Proprio a partire da questa ultima proposta, riteniamo che abbiamo tutti quanti il compito, non solo di rilanciare il Centro di Empoli ma il Centro del nostro Circondario. Dobbiamo avere questa ambizione: Empoli non vale solo per se stessa ma anche per un territorio vasto che ha saputo e voluto, in questi anni, darsi una identità e un'autonomia istituzionale nell'ambito dell'Area Vasta Firenze-Prato-Pistoia. Di questo territorio Empoli è il capoluogo, un capoluogo che per essere tale fino in fondo deve caratterizzare il proprio centro urbano con funzioni di pregio a servizio dell'area che rappresenta. Da questa consapevolezza abbiamo preso le mosse per le nostre proposte e confidiamo che, dopo la giornata di lavoro di venerdì scorso, quella ambizione sia largamente condivisa. C'è un patrimonio d'idee, volontà, risorse culturali, economiche e sociali che per la prima volta si mette assieme, fa fronte comune per un bene che appartiene a tutti: il cuore della nostra città. E' un fatto grande che non può e non deve essere disperso. Infine, il centro è anche una occasione di nuovi e positivi investimenti e se la parte pubblica, come confidiamo, farà fino in fondo la sua parte non mancheranno, ne siamo certi, risposte positive e impegni concreti dell'imprenditoria locale. Si può voltare pagina, passare dalla protesta alla proposta, dalle ipotesi teoriche alle concrete realizzazioni, se tutti faremo la nostra parte, consapevoli che questa città, questo Circondario hanno assoluto bisogno di un salto di qualità. Molte cose richiederanno tempi più lunghi per essere portate a compimento, altre si potranno realizzare abbastanza rapidamente: l'essenziale, come sempre, è cominciare e non fermarsi più.