La mostra di Giulia Piscitelli sino alla fine del mese: "I have some time to spend with you" Impossessarsi di una memoria altrui, anonima, una sequenza unica o le immagini prodotte da sguardi diversi. Accaparrarsela con un mezzo unico e irripetibile: il caso, per strada, come può avvenire solo in una città che lascia a terra a lungo i suoi scarti, Napoli. Non cè scarto secco e vivo al tempo stesso più di fotografie, diapositive, spezzoni di pellicola. Come quelli che Giulia Piscitelli ha trovato buttati via, nei pressi del consolato americano. Inservibile memoria diventa arte. Accadde anche nella sua prima personale nella galleria di Fonti. Allora erano vecchie diapositive di una famiglia sulla neve. Scene di un altro tempo. Come oggi in "I have some time to spend with you" proposto alla Fondazione Morra Greco (largo Avellino, 17; prenotarsi allo 081 210 690 fino al 31 dicembre). Fotografie di panorami di montagna, lacustri o cittadini, riprese quasi sempre in movimento - come lo è il punto di vista di un grande fotografo, Egglestone - di unAmerica-Eldorado. Le immagini si ricompongono come in un unico disegno, dando corpo a un ipotetico intento documentario: testimoniare unetà felice, in cui i protagonisti della foto parlano da soli, senza didascalie. La gita sul lago Michigan, le barche da canottaggio, i circoli e le piccole banchine e poi, dai paesaggi campestri, il passaggio alla vita metropolitana con una data, il 1956 e addirittura un giorno precisi, il 3 settembre, Labor Day, da sempre celebrato a Detroit con una parata, nata come festa dei lavoratori dellindustria pesante americana nella città di Ford, Chrysler e oggi della Dodge gestione Marchionne, con lintersezione del jazz nella stessa capitale della mitica etichetta Motown. La parata non è che il tributo alla città dove i democratici da Truman in poi annunciano le loro candidature a presidente degli Usa, fino agli anni Settanta, quando Detroit diventa capitale del crimine. Per arrivare a oggi, dopo tutte le crisi, compresa quella immobiliare, che hanno ridotto il patrimonio edilizio urbano della città del sindacato ora città-giardino. Dalle ceneri (del rifiuto urbano) risorge unAmerica massacrata dal bisogno, dalla crisi economica e sociale e dal terrore del terrorismo. La memoria di quelle immagini mai antiquate aiuta il progresso. Ma il tempo consuma il mezzo e si necessita di una post-produzione: quella che ha fatto riprodurre le diapositive originali, simili a incisioni, come matrici. E post-produzione è anche quella che ha trasformato in film-di-film le immagini in "super8" di una datata pellicola, trovata dallartista sempre nella miniera di un bidone di rifiuti. Dove si vedono due donne, ritratti di borghesia in un interno, che provano sul set privato della ripresa in famiglia, del fai-da-te del ricordo questa volta, probabilmente, a Napoli. Sequenze spezzate a cui Giulia Piscitelli ha ridato il tempo che voleva lei, un alfabeto morse del minutaggio, lungo-breve-breve-breve-lungo, aggiungendo la visione personale data dal lavoro delle post-produzioni al "già fatto" creato da altri. Memoria che ritorna come in un museo botanico, appesa senza più vita nelle foglie di agave potate, scomposte e ricomposte, appese al soffitto come il quarto di bue di Rembrandt, natura morta che porta incisi i "Ti amo" scritti sullacqua da ragazzi frequentatori di parchi come quello dove lagave cresce: il giardino degli animali tristi dello zoo di Fuorigrotta. "Idem", si chiama il lavoro, come suona la replica a qualsiasi affermazione diretta a un altro, chissà perché scritta su materia deperibile come le piante, fin dai tempi di Ariosto.