Non ce l'ha fatta neanche "il moralista"a reggere. Il nuovo crollo a Pompei è un segno dei tempi che stiamo vivendo. Probabilmente per il governo Berlusconi il patrimonio artistico e archeologico del nostro Paese è qualcosa di cui si può fare a meno, tanto da non rendersi conto del suo valore e di quello che rappresenta per la nostra storia e la nostra identità nazionale. Una vera vergogna per il nostro Paese. Ci chiediamo cosa ha fatto il ministro Bondi in questo mese, dopo il crollo della Domus del Gladiatore, per mettere in sicurezza l'area archeologica di Pompei e scongiurare nuovi disastri. Ma d'altronde ci rendiamo conto che nella concezione di un governo che considera lo Stato un'azienda da gestire, la "cultura" è una spesa da tagliare, in quanto come ammette candidamente lo stesso ministro Tremonti «di cultura non si vive». Così, meglio lasciarla morire, allo stesso modo in cui si tenta di fare con la scuola e l'università. Probabilmente, fosse per questo governo, lascerebbe in vita solo il ministero dell'Economia, sottovalutando come quel patrimonio artistico, architettonico e archeologico del nostro Paese, possa rappresentare un forte attrattore economico soprattutto per le regioni del Sud, per le quali il turismo è spesso la prima risorsa del territorio. Ci chiediamo se il governo Berlusconi, presentando il Piano per il Sud, non faccia il gioco delle tre carte. Quei 100 miliardi sono soldi che il governo aveva già a disposizione e che avrebbe potuto impiegare in precedenza per salvaguardare il nostro patrimonio artistico e archeologico.