Il risultato dell'ispezione sarà reso noto a giugno. Si cerca di evitare nuovi pericoli di crolli POMPEI - La visita al «gigante ammalato» è cominciata intorno alle 10.30, è stata lunga e circostanziata e si è svolta in un clima di assoluta riservatezza. Per conoscere il risultato, adesso, bisognerà attendere ancora qualche mese. Gli Scavi di Pompei, che stando almeno alle catastrofiche e forse non sempre giustificate previsioni di questi giorni, starebbero lentamente sgretolandosi su se stessi, sono stati monitorati ieri da tre ispettori dell'Unesco giunti al capezzale del sito archeologico per un'ispezione dei danni presenti nell'area che richiama in provincia di Napoli, ogni anno, centinaia di migliaia di turisti da tutto il mondo. Una visita che si è resa necessaria dopo gli ultimi accadimenti con il crollo di altri due muri in una bottega della via Stabiana, area teatri e nel «Piccolo lupanare» alle spalle della Casa del Centenario. Il tutto a qualche settimana di distanza dalla distruzione della Scuola dei gladiatori. Lo scopo del sopralluogo degli ispettori, che durerà qualche giorno, è valutare l'entità dei danni e lo stato di conservazione degli scavi, come evidenziato anche da Giovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale italiana per l'Unesco. L'obiettivo è quindi quello di prevenire ulteriori minacce al sito che è patrimonio mondiale dell'umanità. La missione identificherà rischi ad altre strutture e potrà suggerire eventualmente ulteriori provvedimenti, incluse misure legali, per evitare nuove minacce. I risultati dell'ispezione non saranno però disponibili per iscritto prima del prossimo giugno, quando l'Unesco pubblicherà il suo rapporto annuale. Nel corso dell'ispezione sono stati effettuati anche incontri tecnici, per approfondire la situazione, con il direttore degli scavi, Antonio Varone, e con il Soprintendente ad interim, Jeannette Papadopolus, in scadenza di mandato. Gli ispettori Unesco resteranno in Campania fino a sabato prossimo e visiteranno tra oggi e domani anche l'area archeologica di Ercolano e di Oplontis a Torre Annunziata. In merito alla vicenda, i pareri degli organi competenti sembrano essere però divergenti: se da una parte infatti, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura ha ritenuto necessario un intervento dei caschi blu, dall'altra la Sopraintendenza ha parlato di inutile allarmismo. Ovviamente le vicende legate allo stato di salute degli scavi hanno avuto anche un enorme risvolto politico. Sul bando degli imputati è finito, da qualche giorno, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che si è mostrato «neutrale» rispetto agli ultimi accadimenti: «non sono ancora in grado di dare una spiegazione. Devo attendere una relazione da parte del sovrintendente di Napoli», ha detto Bondi. Quello che appare evidente è lo scarso "tempismo" mostrato dall'Unesco nell'interessarsi del destino di uno dei luoghi più importanti al mondo dal punto di vista culturale. L'area degli scavi archeologici di Pompei, infatti, meriterebbe un controllo ed un'attenzione costante, quasi 365 giorni all'anno. Intervenire soltanto in presenza di una situazione di emergenza equivale a sottovalutare la portata del problema. Medicare la ferita, insomma, più che curarla in maniera definitiva. Un po' come sta accadendo con l'emergenza rifiuti, dove si interviene sempre quando è ormai troppo tardi e quando le soluzioni appaiono maggiormente difficili. «Se il Governo non è in grado di proteggere gli scavi di Pompei, chieda aiuto. Pompei è un patrimonio dell'umanità», ha detto Luisa Bossa, deputata del Pd ed ex sindaco di Ercolano che poi chiede: «chi si occupa degli scavi di Pompei?», ed aggiunge: «scade domani il mandato ad interim del Soprintendente Jeannette Papadopolus; è stato rifiutato l'aiuto di archeologici napoletani che si erano offerti per monitorare gli scavi, non si hanno idee precise sul futuro e si resta, sostanzialmente, in attesa sperando che non ci siano altri crolli. Ma davvero un'area archeologica così importante merita questo destino?. «Speriamo - conclude Bossa - che uno spiraglio si apra dal sopralluogo dei tre ispettori dell'Unesco». La visita si è svolta in un clima di assoluta riservatezza.