Per esempio sera chiesto se fosse stata giusta la spesa - 5 milioni a consuntivo, contro un preventivo iniziale di 1,8 - per riaprire al pubblico lantica struttura. Salvo a scoprire con raccapriccio che ben altro prezzo lapertura era costata, con il "ripristino" del teatro romano a colpi di ruspe e martelli pneumatici, che avevano scavato e forato le pietre che sino a qualche tempo addietro si raccomandava fossero calpestate soltanto a piedi nudi. Raccapriccio di trovare rifatte in tufo color cacca di bimbo le gradinate della cavea, con i radi resti bianchi del marmo originale lasciati lì - almeno questo - a testimonianza di come fosse il monumento. E gli ammodernamenti "funzionali", impianti elettrici con i relativi pali di sostegno, servizi igienici, camerini per artisti, inseriti tra i ruderi. Progetto proveniente non dalla Sovrintendenza, ma dal commissariato straordinario, in persona dellalto funzionario della protezione civile Marcello Fiori, che ha provveduto con i suoi "poteri in deroga" successivamente disconosciuti dalla Corte dei Conti. Questo, insieme allapertura di un fascicolo da parte della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, non restituisce nulla al bene perduto, essendo il "recupero funzionale" del Teatro Grande considerato irreversibile. Qualcuno già prima, ma tutti i cittadini sensibili oggi che i crolli sono avvenuti, si chiedono perché mai tutti quei danari affidati ai "poteri in deroga" non siano stati spesi per asciugare infiltrazioni, puntellare muri, evitare, insomma, che Pompei cominciasse a perdere i suoi pezzi. Il melomane di lungo corso può nella circostanza contribuire soltanto ad aumentare il rammarico, ricordando che gli spettacoli del San Carlo anni '60 - il " Giulio Cesare" di Haendel, "Antonio e Cleopatra" di Shakespeare - e via via gli altri sino alle straordinarie Panathenee Pompeiane del 1989-1992, furono possibili grazie a una struttura movibile disegnata da quel mito dellarcheologia italiana che fu Amedeo Maiuri. La si poggiava in occasione degli spettacoli e la si toglieva dopo, così che il rudere, assolutamente intatto, tornava alla sua illustre funzione di testimone di storia e di civiltà.