I superesperti sui luoghi dei crolli. Rischio sanzioni per gli scavi patrimonio dell'umanità POMPEI. Crolli, indagini della procura, documenti acquisiti dai carabinieri, ispezioni dell'Unesco e ingressi del sito bloccati ai giornalisti. Cronaca di una giornata nella città eterna. Che eterna, dopo i clamorosi crolli, ormai non lo è più. L'area archeologica si è mostrata fragile agli occhi del mondo. Quanto fragile lo stabiliranno i tre ispettori dell'Unesco giunti ieri a Pompei. L'Unesco, dunque, è corso al capezzale degli scavi di Pompei. Tre ispettori dell'organismo che accoglie sotto la propria egida, elevandoli a patrimonio dell'umanità, le città che racchiudono unicità storiche, culturali e archeologiche, ieri mattina si sono recati sui luoghi dei crolli. L'area archeologica, che è uno dei 45 siti italiani che fanno parte del patrimonio mondiale Unesco, per tre giorni, fino a sabato, sarà monitorata dal team di esperti del quale fanno parte Alix Barbet, direttore del settore Ricerca del Cnrs in Francia, autrice di innumerevoli saggi sulla pittura muraria non solo a Pompei; e Jean-PierreAdam, architetto e archeologo francese del dipartimento di Architettura antica del Cnrs, che ha scavato a Pompei e attualmente insegna all'"Ecole du Louvre e de Chaillot», nelle università libanesi, londinesi e a l'École polytechnique fédérale di Losanna, autore del saggio «L'arte di costruire presso i romani». L'esperta Alix Barbet è tra i firmatari della lettera che gli studiosi di tutto il mondo inviarono al ministro Sandro Bondi, nel giugno del 2009, per chiedergli di affidare un incarico prestigioso al professor Pietro Giovanni Guzzo all'indomani del suo pensionamento. Un sopralluogo determinante: se l'area archeologica non supera la verifica potrebbe essere bocciata dall'Unesco. «Laddove la condizione degli scavi di Pompei - dice Giovanni Puglisi, presidente della commissione italiana per l'Unesco - dovesse risultare molto diversa da quella fotografata quando il sito fu iscritto all'Unesco, all'Italia verrà chiesto di sanare le criticità per evitare che Pompei venga inserito nella lista dei patrimoni storici in pericolo». I tre esperti monitoreranno anche gli altri due siti archeologici della soprintendenza «patrimonio dell'umanità»: Oplontis ed Ercolano. La delegazione Unesco è stata accompagnata nel giro di ispezione dal segretario generale del ministero, Roberto Cecchi, dal direttore generale per le Antichità, Luigi Malnati, dalla soprintendente Jeannette Papadopoulos e dal direttore degli scavi Antonio Varone. La soprintendente, su richiesta degli ispettori, ha bloccato l'ingresso del sito a giornalisti, fotografi e cameraman. «Non rilascerò interviste, né tantomeno vi dirò dell'esito dell'ispezione - ha detto la Barbet all'ingresso dell'area archeologica -. Se volete sapere cosa penso di Pompei leggete il mio articolo pubblicato lo scorso luglio sulla rivista francese "Archèologia". Per quel che concerne la relazione tecnica sarà resa nota a giugno sulla rivista dell'Unesco». Nel 1997, l'Unesco dichiarò Pompei «patrimonio mondiale dell'umanità». Il Comitato decise di iscrivere tale area sulla base dei criteri culturali considerando che gli straordinari reperti delle città di Pompei, Ercolano e delle città limitrofe, sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79, costituiscono una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana in un momento preciso del passato, e non trovano il loro equivalente in nessuna parte del mondo. A distanza di tredici anni gli ispettori dell'Unesco sono tornati a Pompei per «decidere se l'area archeologica è ancora la regina dell'archeologia e merita di rimanere nell'albo d'oro dei Patrimoni Universali».