Marmo: tanti i reati ipotizzabili, il più grave è il disastro colposo Ancora sequestri di documenti POMPEI. La Procura insiste sull'inchiesta dei crolli che hanno interessato l'area archeologica di Pompei. Dagli investigatori e dalla stessa Procura arriva una richiesta chiara a chi nel sito archeologico lavora: «Chi sa parli, denunci gli scempi, i danni e i crolli finora avvenuti ma mai resi noti». Intanto, tra le ipotesi di reato formulate per i crolli c'è anche il disastro colposo. Per adesso nessun nome è stato iscritto sul registro degli imputati, l'indagine è ancora nella fase di acquisizione di atti. «Stiamo raccogliendo prove e sequestrando le aree interessate dai crolli», ha detto il capo della procura di Torre Annunziata Diego Marmo, che non si sbilancia troppo sulla linea investigativa seguita. «E presto per stabilire il colpevole o i colpevoli di tutti questi crolli - spiega Marmo -. I carabinieri e i periti nominati dalla procura stanno lavorando per questo. Non si tratta di un omicidio con un assassino da individuare, arrestare e poi chiudere il caso. Sul caso di Pompei l'indagine è ampia e complessa. l reati che si prefigurano sono tanti - spiega il numero uno della procura oplontina - ci può essere la responsabilità del pericolo di crollo, il disastro colposo, soldi pagati a ditte non in regola e altri reati ancora. Ci può stare di tutto. Ma non possiamo dire quale reato sia stato commesso ancora prima di essere riusciti sa individuarlo». Il procuratore si è fatto un'idea di cosa possa aver causato tanta negligenza nei confronti di un sito archeologico di valenza mondiale? «Sulla questione - risponde Marmo - stanno parlando un po' tutti, anche troppo e con affermazioni fuori luogo. Le idee le lasciamo a loro. Personalmente preferisco parlare soltanto quando avrò in mano tutti i risultati delle indagini». Tra le ipotesi allo studio del procuratore Marmo, naturalmente alla luce dei primi elementi raccolti fino ad ora, c'è il sospetto che la soprintendenza abbia, nel corso degli anni «nascosto» altri crolli per «non far accendere i riflettori sul degrado di Pompei». L'inchiesta scattata all'indomani del crollo della scuola dei gladiatori, avvenuta lo scorso 6 novembre, secondo il procuratore di Torre Annunziata poteva scattare molto tempo prima «se dalla soprintendenza fossero trapelate denunce di crolli». Gli investigatori, a tal proposito, lanciano un appello ai custodi di «segnalare, anche in forma anonima, crolli precedenti al 6 novembre». Ed è proprio per scoprire crolli precedenti a quello della «Schola Armaturarum» che il capo della procura ha chiesto ai carabinieri di sequestrare il registro delle segnalazioni, dove gli addetti alla vigilanza segnalano tutti i crolli riscontrati nel corso dei loro turni di controllo. Ogni giorno i carabinieri di Torre Annunziata, coordinati dal capitano Luca Toti, si recano negli uffici della soprintendenza pompeiana di Porta Marina Superiore per sequestrare documenti relativi a gare di appalto, assegnazioni di lavori, elenchi delle ditte esterne che lavorano con la soprintendenza, fatture per la fornitura di materiale, verbali dei custodi sulle segnalazioni dei crolli. Gli investigatori prendono spunto anche dagli articoli dei giornali pubblicati negli ultimi due anni, per capire quali e quanti sono stati gli interventi di restauro e messa in sicurezza commissionati dalla soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e dalla struttura commissariale.