«L'area del Golfo è un luogo unitario» «Una soprintendenza autonoma per Pompei? No, io non sono affatto d'accordo». A Stefano De Caro, che ha appena lasciato, per raggiunti limiti d'età, l'incarico di direttore generale alle antichità del ministero e che a Pompei è stato, come soprintendente, dal 1977 al 1985, l'idea di Bondi non piace. «Da vesuviano quale sono - dice - mi sembra di fare un torto innanzitutto a Strabone secondo il quale da Capo Ateneo a Capo Miseno, il golfo di Napoli era un unico luogo geografico». Si spieghi meglio. «Ma come si fa a programmare una politica per Pompei senza tener conto del Museo nazionale di Napoli e tutto il suo patrimonio di documenti e testimonianze dai campi Flegrei? Non si può spiegare e non si può capire la storia di Pompei senza fare i conti con quello che rappresentava, soltanto per fare un esempio, il porto di Pozzuoli? E viceversa: come si può immaginare lo sviluppo turistico di Napoli senza considerare Pompei? Condividono, oltre che lo stesso luogo geografico, una stessa cultura, una stessa antropologia: come si può immaginare di gestirle separatamente? Le politiche culturali non possono essere autoreferenziali». Con l'autonomia Pompei non avrebbe anche maggiori poteri? «Io sono convinto che Pompei possa essere gestita soltanto in un contesto di area metropolitana. È inimmaginabile che un sito di queste dimensioni e importanza venga governato da logiche localistiche. Personalmente credo che l'approccio egoistico dei "salvataggi" separati non serva per una valida politica di valorizzazione culturale: crede per esempio che a Capri possa bastare la Grotta Azzurra per mettersi al riparo da quello che succede nel resto del golfo?». Un decreto legge per salvare Pompei: perché Pompei ha sempre bisogno di provvedimenti d'urgenza? «Perché Pompei, un po' per sue caratteristiche, ha sempre vissuto in uno stato di emergenza. Ci sono volute due leggi speciali, in passato, per riprendere a fare i restauri del dopoguerra. Non è mai stato possibile gestirla con i fondi normali ed il primo a capirlo era stato, sotto Carlo III di Borbone, Giuseppe Fiorelli tanto che Pompei fu il primo sito reale per la cui visita venne istituito un biglietto d'ingresso. Ma questa sua eccezionalità, che ne fa lo specchio esasperato della situazione politica dell'intero paese, offre anche il privilegio di poter sperimentare nuove soluzioni». Una soluzione nuova per un problema vecchio come quello dei crolli che qualcuno sostiene a Pompei ci siano sempre stati? «È vero che i crolli a Pompei ci sono sempre stati magari piccoli cedimenti di qualche muro. Un aiuto importante potrebbe venire dalla tecnologia: i controlli con il satellite, per esempio, potrebbero consentire di prevenire i crolli».
Pompei. Le critiche di De Caro: È un errore separare gli Scavi da Napoli
Il direttore generale delle antichità, Stefano De Caro, non è d'accordo con l'idea di creare un'area autonoma per Pompei. De Caro sostiene che la storia di Pompei non può essere compresa senza considerare il Museo nazionale di Napoli e il patrimonio di documenti e testimonianze dai campi Flegrei. Inoltre, De Caro crede che le politiche culturali non possono essere autoreferenziali e che Pompei debba essere gestita in un contesto di area metropolitana. De Caro sostiene che l'approccio egoistico dei "salvataggi" separati non serve per una politica di valorizzazione culturale efficace.
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