La Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell'arte, riunita in assemblea a Roma il 30 novembre 2010, denuncia con forza i danni e le responsabilità di una politica che rischia seriamente di distruggere il patrimonio artistico e culturale di questo Paese, e con questo suo appello sottoscrive e si affianca alle analoghe mozioni di denuncia promosse nei giorni passati da un gruppo di soprintendenti e funzionari archeologi e dall'Associazione Nazionale dei Tecnici per la Tutela dei Beni Culturali e Ambientali con l'appoggio di altre associazioni. La vicenda del crollo della copertura della "domus" dei gladiatori di Pompei e di parte della "domus" del Moralista, al di là della sua terribile e oggettiva gravità, ha contribuito a mettere dinanzi agli occhi di tutti e di tutto il mondo - una situazione di degrado e di miopia nella gestione del nostro patrimonio oramai giunta al limite estremo. Innanzi tutto ha dato modo di chiarire quale sia l'opinione dell'attuale ministro nei confronti dei funzionari tecnico-scientifici del suo stesso ministero - archeologi ma anche storici dell'arte, architetti, archivisti, bibliotecari et cetera , veri responsabili, a suo avviso, del cattivo andamento delle cose, delle lungaggini, dell'incapacità di spesa dei fondi esistenti, dell'ostacolo posto ai più "importanti progetti di sviluppo civile e infrastrutturale", sorta di zavorra inutile per una efficiente "valorizzazione" dei beni culturali; un'opinione, purtroppo, assai più condivisa di quanto non si pensi nelle stanze della politica, e che ha portato, in questi e anche negli anni passati, a una progressiva e sempre più drammatica riduzione degli organici esistenti e a una chiusura pressoché totale all'immissione, tramite nuovi concorsi, di giovani i giovani che noi formiamo nei ranghi dello stesso ministero. Poi ha dato modo di toccare con mano quanto sia valida l'idea, che il ministro vorrebbe tra l'altro esportare da Pompei agli altri più o meno grandi poli di interesse artistico, di sostituire nella gestione questi stessi tecnici, e in particolare i soprintendenti, con figure di "manager" o commissari; figure che evidentemente, pur in un sito dove i fondi esistevano, non sono state invece in grado di spenderli in modo adeguato e responsabile, sacrificando le prioritarie esigenze della tutela e della manutenzione a quelle di una "valorizzazione" il più delle volte discutibile della città dissepolta. Infine ha portato alla luce la situazione gravissima per altro non ignota e da tempo segnalata all'opinione pubblica - in cui si trovano ad operare, anche e soprattutto fuori da Pompei, quei funzionari dello Stato che ancora si occupano in Italia dei musei, delle aree archeologiche, delle biblioteche e degli archivi, retribuiti miseramente, avviliti dalla già citata e scarsa considerazione per il loro operato, ma soprattutto costretti ad operare con difficoltà sempre più grandi dai progressivi tagli dei fondi di spesa ordinari e in particolar modo di quelli destinati al restauro e alla manutenzione delle opere d'arte. Una situazione non meno allarmante quando si consideri l'uso disinvolto del patrimonio che rivela, in questo contesto, il prelievo di due statue classiche destinate all'arredo di Palazzo Chigi; statue che sono state per altro integrate in modo arbitrario e senza alcuna considerazione dei criteri elaborati da una lunga e consolidata tradizione critica del restauro universalmente riconosciuta alla cultura italiana. La Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell'arte, nell'associarsi alle richieste di dimissioni dell'attuale ministro per i beni e le attività culturali, ritiene tuttavia indispensabile segnalare come sia allo stesso tempo necessario un forte ripensamento, un forte cambiamento di rotta da parte di tutte le forze politiche e dell'intero paese sul grande tema del ruolo dell'arte e della cultura nella nostra società e nella nostra crescita civile. Ritiene che vi sia un chiaro parallelismo fra ciò che è accaduto e che accade nel settore dei beni culturali e quanto sta accadendo grazie alle proposte e all'intervento del governo - nei settori della scuola, dell'università, della ricerca: dal taglio insostenibile delle risorse economiche all'ottica comune che "la cultura non si mangia", e dalla scarsa considerazione per l'apporto delle istituzioni pubbliche alla più che scarsa considerazione per il lavoro di chi in queste istituzioni opera, dai tecnici del ministero dei beni culturali agli insegnanti delle scuole e per venire a noi - ai professori universitari, professori che infatti l'altro ministro all'università e alla ricerca scientifica denomina, tutti e costantemente, "baroni", domandandosi poi perché gli studenti e questi stessi "baroni" si trovino insieme a protestare contro i tagli o contro altri aspetti della sua riforma dell'università. Ritiene ancora - che una seria riforma, dell'università come dell'amministrazione dei beni culturali, l'una e l'altra oltre modo necessarie, non possa prescindere da un'analisi e da una conoscenza profonda delle realtà da riformare; e che difficilmente una simile conoscenza possa essere acquisita senza il contributo attivo di idee e di competenze di coloro che in questi settori operano. Ritiene, a questo proposito, e ancor più dopo le recenti e discutibili prese di posizione sul caso Pompei del presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici, il professor Carandini, che occorra ripensare al significato e alle modalità di composizione di quest'ultimo organismo e dei Comitati Tecnico-Scientifici del MiBAC, sempre più condizionati in questi anni da nomine politiche, sempre meno rappresentativi delle competenze, appunto, tecniche e scientifiche e in ultimo resi impermeabili all'indispensabile ricambio e a nuove nomine elettive dal "congelamento" delle cariche voluto dal ministro; e ritiene infine che questi organismi debbano incominciare o tornare a svolgere un effettivo ruolo di consulenza e di indirizzo nelle scelte di politica culturale del ministero, e che di questi stessi organismi debba al più presto rientrare a far parte una significativa componente liberamente eletta, come in passato, dai professori universitari che di ciò si occupano.
Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell'arte: un appello
La Consulta Universitaria Nazionale per la Storia dell'arte ha denunciato i danni e le responsabilità di una politica che rischia di distruggere il patrimonio artistico e culturale italiano. L'organismo ha sottolineato la gravità della situazione del crollo della copertura della "domus" dei gladiatori di Pompei e della "domus" del Moralista, e ha criticato l'opinione dell'attuale ministro per i beni e le attività culturali, che considera i funzionari tecnico-scientifici del ministero come responsabili del cattivo andamento delle cose.
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