«I1 7 dicembre, giorno di Sant'Ambrogio, grazie a una sponsorizzazione privata, la Pinacoteca di Brera di Milano sarà aperta gratuitamente al pubblico dalle 9 di mattina a mezzanotte. È solo un esempio, ma rende bene l'idea della nuova mentalità che sta facendo crescere l'offerta di cultura in Italia». Mario Resca, 65 anni, una lunga carriera di manager che 1'ha portato al vertice di numerose aziende (fra cui, come consigliere di amministrazione indipendente, Eni e Mondadori), è da poco più di un anno direttore generale per la valorizzazione dei beni culturali. Una figura nuova, istituita dal ministro Sandro Bondi con l'obiettivo dichiarato di migliorare la resa del nostro patrimonio culturale in termini di partecipazione del pubblico, storicamente piuttosto scarsa rispetto alle enormi possibilità. Nonostante le polemiche di questi giorni, non ha l'aria di voler giocare in difesa. Anzi. Assicura di essere molto soddisfatto di come vanno le cose nel suo settore di competenza. «I nostri musei e siti archeologici sono più aperti, più orientati ad accogliere i visitatori. E il pubblico se ne rende conto». Non teme che episodi come il crollo della palestra del gladiatori di Pompei e il recentissimo della casa del moralista possano farla apparire un po' troppo ottimista? Il primo è stato un incidente manipolato e strumentalizzato per fini politici. Il secondo è ancora da valutare. Ma questi episodi non intaccano un quadro generale in forte miglioramento. Da dove viene tutta questa fiducia? Anzitutto dalla lettura dei numeri. Le ultime rilevazioni dicono che da gennaio i nostri siti culturali sono stati visitati da quasi 30 milioni di persone, 3 milioni e 700 mila in più rispetto allo scorso anno, con un incremento di oltre il 14. Nel terzo trimestre c'è stata un'ulteriore accelerazione: i visitatori sono aumentati del 18. E li risultato che sperava di ottenere? Molto, molto di più. Un anno fa ci eravamo dati come obiettivo un aumento del 3 dei visitatori per il 2010, per poi passare al 5 nel 2011 e al 10 nel 2012. Si trattava di invertire la tendenza negativa degli ultimi anni, che nel 2009 aveva fatto segnare un calo dei visitatori del 3,8. E invece abbiamo messo a segno un incremento di quasi cinque volte più alto . Per una volta, sono molto contento di avere sbagliato previsione. In quali musei il numero del visitatori aumenta di più? Sono numerosi quelli che hanno avuto risultati eccezionali. Al Palazzo Reale di Torino, nei primi 9 mesi del 2009, sono passati da 95 mila a 143 mila. Al Museo garibaldino di Caprera da 67 mila a 98 mila, al Palazzo Reale di Napoli da 78 mila a 95 mila, per citare quelli con incrementi più forti. Lei è stato chiamato anche per assicurare una gestione economica più efficace , ma fra le critiche mosse negli ultimi tempi al ministro Bondi c'è quello di non avere portato un centesimo nelle casse dello Stato. Vero o falso? Anche in questo caso i numeri parlano da soli. L'incremento degli incassi è meno significativo di quello dei visitatori, perché per avvicinare il pubblico abbiamo dato vita a molte promozioni, ma è pur sempre consistente. Da gennaio a settembre i nostri siti culturali statali hanno incassato 81 milioni e 463 mila euro, ovvero 6 milioni 297 mila euro in più dell'anno precedente. Mi pare un buon progresso: è la prima inversione di una curva negativa che durava da anni. Attribuisce questo risultato a scelte particolari? L'idea base è quella di democratizzare la cultura, cercando di avvicinare la gente alle sue manifestazioni. Per questo abbiamo aumentato gli investimenti in campagne pubblicitarie, in Italia e all'estero, e moltiplicato le promozioni, con sconti e giornate a ingresso gratuito. Qualche esempio? Abbiamo aperto le porte dei musei, con ingresso gratuito per tutti, nel giorno della Festa della donna e in quello di San Valentino. Ma ricordo anche l'apertura gratuita dei musei l'ultimo martedì del mese, quando le persone hanno meno soldi in tasca. Ho cercato di applicare i principi classici del marketing, spendendo un po' di più all'inizio nella convinzione che questo avrebbe fatto aumentare i ricavi in un arco di tempo più lungo, com'è poi avvenuto. La domanda di cultura è in crescita esponenziale in tutto il mondo. Attrezzarsi per soddisfarla è un fatto di democrazia e di apertura verso gli altri popoli, anzitutto, ma anche un modo per tutelare e per sviluppare il nostro benessere economico. Per farlo ci vogliono i soldi, che il ministro dell'Economia lesina a tutti per definizione. Vorrebbe dire qualcosa a Giulio Tremonti a questo proposito? L'unica cosa che posso dire è che se c'è un settore in cui è giusto fare i salti mortali per trovarli è proprio questo. Oltretutto l'Italia, con i suoi 48 siti Unesco, ha spazi di crescita enormi. E non solo per quel che riguarda l'arrivo di turisti dall'estero. Un dato per tutti: ogni anno ci sono 125 milioni di cittadini tedeschi che visitano un museo del proprio Paese. Da noi sono solo 95. Se consideriamo la diversità di patrimonio culturale e archeologico direi che colmare questo scarto è assolutamente doveroso. Non si può dire che lei sia stato accolto a braccia aperte dal mondo della cultura né da quanti lavorano al ministero. Come vanno le cose ora? C'è stata una raccolta di 8 mila firme contro la mia nomina. Mi sono state dedicate pagine intere da grandi giornali internazionali, come il Wall Street Journal, il Financial Times, e perfino il China Post. Poi le posizioni sono cambiate. Da entrambe le parti. In che senso, scusi? Molti temevano che l'arrivo di un manager significasse una mercificazione della cultura. Si sono resi conto ben presto che non era così. D'altro canto devo riconoscere che io stesso, oggi, sono molto più consapevole dei problemi legati alla tutela e alla conservazione del patrimonio artistico di quanto non fossi al mio arrivo. Ci siamo trovati a metà strada, ma sempre tenendo ferma quella che per me è la stella polare: valorizzare la cultura significa aprirla al maggior numero di persone. Nei giorni scorsi è emersa una polemica sulla sua azione di commissario straordinario per il progetto della Grande Brera. L'accusa è voler sradicare la Pinacoteca dall'Accademia, dopo quasi due secoli di vita comune. E' così? Se fosse vero non avrei certo ricevuto una lettera pubblica di solidarietà dall'ex presidente dell'Accademia, Gabriele Mazzotta, personalità tutt'altro che vicino a questo governo, in cui si afferma che «l'Accademia lascerà 3 mila metri sui totali 5 mila attualmente occupati, per un fantastico campus di 22 mila metri quadrati immerso nel verde, nel centro di Milano». Più chiaro di così
Così il museo ha fatto boom
Il direttore generale per la valorizzazione dei beni culturali, Mario Resca, afferma di essere soddisfatto del progresso fatto nel settore della cultura. I musei e siti archeologici italiani sono stati visitati da quasi 30 milioni di persone, con un aumento del 14% rispetto all'anno precedente. Il numero di visitatori è aumentato di cinque volte più alto rispetto all'obiettivo di 3 milioni di persone per il 2010. I musei con incrementi più forti sono stati quelli di Torino, Caprera e Napoli. L'incremento degli incassi è meno significativo, ma è comunque consistente, con un aumento di 6 milioni e 297 mila euro rispetto all'anno precedente.
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