Ieri, per le infiltrazioni della pioggia, si sono sbriciolati altri due muri, uno in via Stabiana e l'altro nel Lupanare piccolo. Pepe (Cisl): disastri annunciati Era stata fin troppo facile profeta la soprintendente ad interim degli Scavi di Pompei, Jeannette Papadopulos, quando l'altroieri, di fronte al crollo di un muretto di cinta nel giardino della Domus del Moralista, aveva avvisato che si sarebbero potuti verificare altri cedimenti. Ed è successo. Ieri mattina presto si sono accartocciati altri due muri sembra senza affreschi, uno in via Stabiana l'altro nel Lupanare piccolo. «Stamane (ieri, per chi legge), tra le 7 e le 7,30 si è verificato il cedimento per un'altezza di circa 2 metri e per una larghezza di circa tre metri della parte superiore del muro grezzo in opera incerta divisorio tra i civici 1 e 2 della reg. VII, ins. 2, lungo la via Stabiana. La zona è stata immediatamente transennata e si stanno già mettendo in atto i primi interventi», recita la secca comunicazione della soprintendenza, che prosegue: «Contestualmente è stato rilevato anche il cedimento della parte superiore della parete d'accesso di un piccolo ambiente laterale di servizio della casa detta del Lupanare piccolo (Reg. IX, ins.5, nr.16), chiusa al pubblico. Anche in questo caso si sono immediatamente posti in opera gli interventi del caso. Le cadute di tali parti murarie vanno verosimilmente riportate alla perdita di coesione della malta antica che le legava a seguito delle martellanti pio . e di questi giorni». Ancora la pioggia quindi, insistente da un mese, la causa dei crolli. Tutti annunciati, secondo Antonio Pepe, segretario Cisl, che insiste: «Finché non ci sarà una manutenzione ordinaria i problemi non si risolveranno e tutti i 44 ettari di Pompei sono perciò a rischio. Avevamo una manodopera specializzata, non esiste più. La carenza di personale è spaventosa. Non abbiamo più restauratori...». Per Renato Petra, coordinatore nazionale Ugl-Intesa, «non ci sembra così insensato pensare a una tutela della Comunità Europea». I carabinieri del gruppo di Torre Annunziata devono aggiungere un altro capitolo all'inchiesta avviata dopo il crollo della Domus dei Gladiatori, il 6 novembre. Sequestrate anche le nuove aree di disastro e i documenti utili a far luce sui crolli, tra cui il brogliaccio dei custodi dove il cedimento nella Domus del Moralista sarebbe stato già segnalato il 2 novembre scorso. A Pompei «oramai dobbiamo aspettarci crolli quasi giornalieri e le solite minimizzazioni da parte delle strutture ministeriali che ovviamente hanno in parte 1' interesse a sminuire un problema serio» dice Gianfranco Cerasoli, segretario nazionale della Uil beni culturali. E chiede al ministro Sandro Bondi di autorizzare «l'invio di una task force di archeologi, architetti e di personale tecnico da tutte le Soprintendenze che coordini interventi e opere di messa in sicurezza e di pronto intervento». Bondi annuncia invece la costituzione di una Fondazione che gestirà e valorizzerà il complesso archeologico insieme agli enti locali e ai privati. Una prima riunione con i presidenti della Resone Campania Stefano Caldoro e della Provincia di Napoli Luigi Cesaro è stata già convocata. «Senza allarmismi, ci domandiamo cosa si aspetta ad avviare concretamente un serio monitoraggio - commenta Carmine Maturo, presidente di Legambiente Campania - per verificare lo stato dei luoghi dell'intera cittadina archeologica di Pompei e dell'area circostante ed intervenire per garantire alle future generazioni la conservazione la fruizione di questo bene unico nel suo genere. In nome di tutta l'umanità, fate presto».
È allarme per Pompei. I crolli sono quotidiani
Ieri, a causa delle infiltrazioni di pioggia, si sono verificati altri due cedimenti di muri a Pompei, uno in via Stabiana e l'altro nel Lupanare piccolo. La soprintendenza degli Scavi di Pompei ha annunciato che si stanno mettendo in atto gli interventi per riparare i danni. La carenza di personale specializzato è stata evidenziata come una delle cause dei problemi. Il segretario Cisl, Antonio Pepe, ha sottolineato che la mancanza di una manutenzione ordinaria e la perdita di personale specializzato mettono a rischio la sicurezza di tutti gli 44 ettari di Pompei. La Comunità Europea potrebbe essere coinvolta per una tutela.
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