Gli esperti: sito ad alto rischio Domani visita inviati Unesco "Monitoriamo gli scavi dal 2007. Lo stato di sofferenza è gravissimo, cresce ogni giorno di più. E la stagione delle piogge è appena cominciata. Cosa stiamo aspettando?» Carmine Gambardella quando parla è un fiume in piena. Preside di architettura della Seconda università di Napoli è stato vicesindaco di Pompei nel 2008-2009. Dopo il muro perimetrale della domus del Moralista, a venti metri dalla Schola Armaturarum sbriciolatasi il 6 novembre scorso, sono crollati altri due muretti, all'alba di ieri. Non affrescati, erano uno in via Stabiane, l'altro nel Lupanare Piccolo. La causa sarebbe la pioggia incessante che ha intrisole fondamenta, i muri, e gli alti terrapieni della città non portata alla luce: ora più pesanti e mobili, minacciano gli scavi sottostanti. «In alcune aree i canali di scolo non ci sono, come in via dell'Abbondanza, in altre sono interrotti» spiega Gambardella. È ragionevole aspettarsi nuovi cedimenti. Secondo l'architetto Antonio Irlando, responsabile di Osservatorio patrimonio culturale potrebbe crollare quasi 1'80 delle domus di Pompei Cosa si possa fare per affrontare l'emergenza e cosa si stia facendo è però una domanda che non trova risposta né al ministero dei Beni culturali né alla Soprintendenza archeologica di Pompei. Al ministero nessuno, neanche un tecnico che possa spiegare quali sono i passi più urgenti da fare, è disponibile a parlare con i giornalisti Il portavoce ipotizza che prima di prendere delle iniziative si aspetteranno i risultati delle inchieste in corso. La soprintendente, Jeannette Papadopoulos, che è a tempo ed è ad interim, tra un mese andrà in pensione. Era stata incaricata di occuparsi del prezioso sito, patrimonio dell'umanità, lo scorso ottobre. Il suo predecessore era durato dal aprile a settembre 2010. Intanto ieri alcuni esponenti del Pd hanno chiesto le dimissioni del ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, che parlando all'Ansa ha accusato la sinistra di «spaventosa strumentalizzazione del caso Pompei». E domani dovrebbero arrivare gli esperti dell'Unesco, inviati a valutare lo stato di degrado degli scavi dopo il crollo della Schola Armaturarum. Resteranno un paio di giorni, e i risultati saranno noti solo tra diverso tempo, spiega Giovanni Puglisi, presidente della Commissione italiana per l'Unesco. Se la situazione sarà giudicata drammatica, l'agenzia Onu per l'educazione, la scienza e la cultura ha una sola mossa possibile, il cui impatto è solo sull'opinione pubblica inserire Pompei nella lista "rossa" dei siti patrimonio dell'umanità in pericolo. Ma questo non potrà avvenire prima di giugno, quando in Bahrain si riunirà l'apposito comitato. Eppure gli strumenti per decidere quali siano le aree più a rischio e dove e come intervenire più rapidamente sembrano esserci. Gambardella ci mostra mappe come quella riportata qui a fianco, che mostrano, in blu, i terreni ma anche le costruzioni intrise d'acqua. Sono prodotte da Benecon, spin-off di quattro atenei italiani, di cui è presidente, che analizza e monitora il territorio e i manufatti. Dal 2007 Benecon tiene sott'occhio Pompei, attraverso le immagini catturate da 20 satelliti, ricognizioni aeree e analisi sul posto. «Abbiamo tecnologie che ci permettono di entrare nel "corpo" dell'architettura, vedere se è malata. Possiamo stabilire gerarchia, dettata dall'analisi del rischio, delle strutture più in pericolo. Si tratta di fare canali scolo, coperture, e risanare le fondazioni e le strutture in muratura». Ma Benecon quel che fa, lo fa gratis, afferma Gambardella, che lamenta i tanti soldi spesi finora a Pompei per realizzare nuovi edifici, per portarne alla luce di antichi, per fare restauri molto criticati, come quello del Teatro grande.