Altri due crolli ieri a Pompei: interessati due muretti della lunghezza complessiva di due metri. Il primo è avvenuto in via Stabiane mentre il secondo cedimento si è verificato nel Lupanare Piccolo. Il ministro Bondi invita a non fare allarmismi. Di tutt'altro avviso Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio Patrimonio Culturale: «E' allarme per l'area archeologica di Pompei che, dai dati in nostro possesso, è compromessa al 70». Denuncia dell'Osservatorio. Mappa choc della Soprintendenza nel 2005 «Crolli ad orologeria? Ve ne saranno altri cinque» Il governo preme per la Fondazione NAPOLI «Altro che l'allarmismo di Bondi, quello di Pompei è un allarme straziante». Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio patrimonio culturale, è di casa nell'antico sito. E ieri, all'ennesima notizia del crollo di altri due muri, s'è fiondato negli scavi per una full immersion tra le rovine. Di mura crollate o che crolleranno a breve ce ne sono molte di più di quante si stiano censendo naturalmente. «Piuttosto bisogna parlare di intere regioni, cioè aree archeologiche, a rischio quotidiano. Si tratta dello per cento all'incirca dell'intera area di Pompei». La lista di Irlando è lunga a cominciare dalla Regio IX, all'interno della quale si trova anche il piccolo Lupanare alle spalle del quale, ieri, c'è stato l'ennesimo crollo. Proseguendo con la Regio IV, verso Porta di Nola, la Regio VI tra Porta Vesuvio e Porta Ercolano, la Regio III che comprende l'intero fronte di via dell'Abbondanza, la Regio VIII verso i Teatri, la Regio VII tra via Stabiana e il Foro. «Dire che oggi prosegue Irlando intorno al piccolo Lupanare crolleranno altri cinque muri è una stima per difetto». La controprova dell'«allarme straziante» la si trova anche in un documento della Soprintendenza archeologica di Pompei. Precisamente nel Programma per conservare Pompei del maggio 2005. Nella mappa (che pubblichiamo qui accanto) è censito l'immenso patrimonio e il suo stato di conservazione medio per insulae. Ebbene a leggere le carte si scopre né più né meno che una banale verità: Pompei è in pericolo da tempo. Nella cartina le zone in verde e cioè considerate in buonodiscreto stato si contano sulle dita di due mani: non sono neanche una decina. Il resto e cioè anche più del 70 per cento è conservato in modo mediocre, cattivo o pessimo. E calcoliamo che dal terremoto dell'80 in poi de residenze notevoli visitabili erano passate da 84 a 18, mentre 35 ettari di città antica (dei circa 50 scavati) erano inagibili per degrado». Per renderci conto dell'inestimabile patrimonio di «pietre» antiche parliamo di 240 mila metri quadrati di superfici murarie, di 17 mila metri quadrati di dipinti, di 20 mila metri quadrati di intonaci, di 12 mila metri quadrati di pavimenti e 20mila metri quadrati di coperture protettive. Questi sono i mastodontici numeri di una ricchezza da salvaguardare. In che modo? Una delle ragioni politiche che sottendono alla guerra di Pompei è la volontà espressa più volte dal ministro Sandro Bondi di istituire una Fondazione (dunque far entrare i privati) per gestire gli Scavi archeologici. Che la strada privata sia nel Dna del governo lo dimostra anche la posizione di un altro ministro, quello delle Politiche agricole, Giancarlo Galan: «A Pompei crolla qualcosa ogni giorno da molti anni. Ciò si verifica ancor di più oggi perché è venuta meno addirittura l'ordinaria manutenzione. E lo stesso può essere detto a proposito dei beni paesaggistici. Da presidente per quindici anni della Regione del Veneto, ho incoraggiato più e più volte l'utilizzo del project financing allo scopo di poter realizzare presto e bene nuove strutture sanitarie o infrastrutture viarie. Perché allora non pensare, fin da subito, all'utilizzo del project financing in cultura?». A chi tocca? A Pompei oramai dobbiamo aspettarci crolli quasi giornalieri, ci sono decine e decine di Domus in serio pericolo di cedimento e odi crollo. A denunciarlo la Uil dei beni culturali. Che sottolinea: "La situazione sta diventando, con il trascorrere dei giorni e con le eccezionali condizioni metereologiche sempre più pesante". E chiede al ministro dei beni culturali Sandro Bondi di autorizzare d'invio di squadre di archeologi, architetti e di personale tecnico da parte di tutte le Soprintendenze Italiane che possano aiutare e lavorare sul modello delle squadre che furono mandate a L'Aquila. La soprintendente «Episodi che possono accadere» «Si tratta di episodi possibili nel corso della vita di un vasto sito archeologico di 2000 anni, soprattutto in condizioni climatiche come quelle di questi giorni e che non devono generare alcun allarmismo nè generare casi sensazionalistici». La soprintendente di Pompei Jeannette Papadopoulos ripete le parole del ministro Bondi e spiega «che non bisogna creare allarmismo.