Louis Godart è Accademico dei Lincei All'alba del 6 novembre scorso a Pompei le mura della "Casa dei Gladiatori" si sbriciolavano sotto il peso di un tetto in cemento armato costruito nel 1947 ai tempi dei primi grandi restauri del dopoguerra. La notizia fu ripresa dai maggiori quotidiani del pianeta e contribuì certamente a offuscare l'immagine dell'Italia. I130 novembre è crollato un muro di confine della Casa del Moralista e ieri, 1 dicembre, ci hanno raggiunto le notizie del crollo di altri due muri, fortunatamente di minore entità, il primo in via delle Terme Stabiane e il secondo nel Lupanare Piccolo. Una volta in più è facile intuire quali saranno le reazioni di fronte a queste nuove catastrofi che colpiscono uno dei siti archeologici più famosi al mondo. L'Italia sarà accusata di non essere in grado di salvaguardare il suo bene più prezioso, quello rappresentato dai suoi monumenti e dalle sue opere d'arte. Da questo punto di vista è probabile che l'impatto mediatico provocato dal crollo sarà maggiore e più devastante del fatto in sé. Lo Stato è quindi in dovere di intervenire immediatamente e con determinazione non solo per arrestare quella che appare come una lenta e inesorabile erosione dell'antica città sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C. ma anche per salvaguardare la propria immagine. Non è facile: il sito di Pompei è immenso (copre una superficie di circa 65 ettari) e particolarmente fragile (le case hanno quasi 2000 anni). Tuttavia va sottolineato che il nostro Paese è ricco di infinite competenze in grado di assicurare la manutenzione quotidiana di un' area così vasta. Gli specialisti formati nei nostri centri di restauro sono chiamati costantemente ai quattro angoli del pianeta per intervenire, addirittura su mandato dell'Unesco, laddove il patrimonio culturale dell'umanità è minacciato da catastrofi naturali o da eventi bellici. L'Italia possiede quindi tutte le competenze necessarie per assicurare la manutenzione di un sito come Pompei. Nel caso specifico di Pompei sembra che possegga anche i mezzi finanziari indispensabili a un monitoraggio rigoroso di un'area di tali proporzioni. Chi è stato responsabile degli scavi di Pompei, un sito visitato ogni anno da oltre 2.000.000 di persone, mi dice che sarebbero disponibili annualmente circa 20.000.000 di da spendere per la protezione e l'allestimento del sito. Aggiunge anche che una parte minima di questa somma può essere effettivamente spesa per via delle infinite lungaggini burocratiche richieste dalla legge generale sugli appalti. Allora perché non cercare di mettere le autorità competenti, nel caso specifico i responsabili delle nostre soprintendenze, nella condizione di poter intervenire con procedure più snelle laddove ritengono necessario procedere a interventi d'urgenza? Questo discorso vale per Pompei ma anche per altri grandi siti o monumenti del nostro Paese. Ricordo il crollo di una sostruzione delle terme di Traiano addossata alla Domus Aurea a Roma nel marzo 2010 o anche quello del campanile del duomo di Pavia nel 1996. Qualora i soprintendenti fossero stati messi nella condizione di intervenire alle prime avvisaglie di cedimenti dei monumenti in questione, è probabile che le catastrofi che lamentiamo oggi, non si sarebbero verificate. Perché privarsi dell'indubbia competenza di coloro che meglio di chiunque potrebbero insegnare ai giovani i segreti di Pompei e dei nostri grandi monumenti. Piero Guzzo, Stefano De Caro e Giuseppe Proietti sono persone che conoscono tutto di Pompei . Sono stati raggiunti dal fatidico limite di età ma le loro forze sono intatte. Perché non affidare a questi eminenti studiosi una consulenza per aiutare i colleghi più giovani ad affrontare le mille problematiche poste da siti dalla storia prodigiosa ma complessa? Essi potrebbero abbinare la loro antica esperienza alla conoscenza che i giovani hanno delle modernissime tecnologie. Perché, nel caso di Pompei, non creare delle strutture di supporto incaricate di monitorare giorno dopo giorno l'insieme del sito? Dopo il tragico terremoto del 1980 gruppi di architetti in servizio di leva aiutarono la soprintendenza a fare un rilevamento sistematico di tutte le pareti di tutte le case di Pompei. Oggi la soprintendenza ha bisogno del supporto di architetti, di specialisti in grado di monitorare il regime delle acque,ecc. Non è necessario ricorrere a commissari, spesso poco versati nelle problematiche poste dai singoli monumenti o siti del nostro Paese. A mio parere è più semplice e certamente più redditizio da ogni punto di vista puntare sulle competenze di chi è preposto alla custodia e la salvaguardia dei nostri beni storici e archeologici. Occorre tuttavia dare ai nostri archeologi e storici dell'arte gli strumenti giuridici e amministrativi in grado di intervenire prontamente per affrontare qualsiasi tipo di emergenza.
Pompei. Rimedi, ecco quali
Il 6 novembre scorso, a Pompei, si è verificato un crollo di mura della "Casa dei Gladiatori" a causa di un tetto in cemento armato costruito nel 1947. La notizia è stata ripresa dai maggiori quotidiani del mondo e ha contribuito a offuscare l'immagine dell'Italia. I giorni successivi hanno visto altri crolli di mura, tra cui uno della "Casa del Moralista" e due di minore entità. Queste catastrofi hanno sollevato preoccupazioni sulla capacità dell'Italia di salvaguardare i suoi monumenti e opere d'arte. Lo Stato è stato accusato di non essere in grado di proteggere il sito di Pompei, che copre una superficie di circa 65 ettari e ha una storia di oltre 2000 anni.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo