L'architetto e urbanista: bastava un po' di calcina per la messa in sicurezza «Lo sapevamo, lo sapevano, che prima o dopo sarebbe successo e che Pompei avrebbe avuto di questi problemi. La pioggia, le cause naturali? Non ci sono cause naturali per queste cose». È durissimo Massimiliano Fuksas, architetto e urbanista, raggiunto al telefono mentre si appronta a rientrare da Marsiglia, dove sta lavorando per un progetto Euromed sul vecchio porto della città. «Il discorso è su quanto ci hanno lasciato e su quanto è stato preservato: se uno vede un muro di terra addosso a un edificio del I secolo dopo Cristo, che cosa deve pensare? Che se piove che succede? Succede che il terrapieno si imbibisce e spinge. Preme contro il manufatto, lo mina e lo massacra sino a distruggerlo del tutto». Insomma, è mancatala prevenzione? «Mi sembra evidente. E poi, quelle coperture in cemento armato realizzate nel dopoguerra: solo ora si scopre che sono inadeguate e pericolose?». Vuole dire che bisognerebbe rifare tutti i solai delle case pompeiane restaurate a suo tempo in questo modo? E con quale materiale? «C'è invece da fare un'altra cosa. Un progetto più ambizioso. Un piano globale di monitoraggio che interessi tutti i 44 ettari scavati». Che cosa, in particolare? «Bisogna sapere tutto della città: si deve conoscere il sistema idraulico che viene impegnato; il sistema geologico che ne costituisce il piano d'appoggio; poi si deve passare a indagare su quale sia il sistema costruttivo delle regioni e dei singoli manufatti; e, ancora, bisognerà conoscere il sistema degli affreschi, dei mosaici, delle infrastrutture. Solo dopo si può iniziare il recupero». Mai tempi sarebbero lunghi E intanto Pompei crolla. «È indispensabile un piano generale che sia capace di riportare, in una finestra attuale, e con la massima precisione, ogni dato emerso dagli elementi che costituiscono il complesso piano dell'arte di una cittadina di duemila anni fa. Non si dimentichi che a Pompei insistono e convivono realtà diverse come la domus patrizia, realizzata con criteri costruttivi che meglio rispettavano i parametri dettati dagli architetti e dagli ingegneri dell'epoca e la casa popolare del grande condominio». Ripeto la domanda: in tempi ravvicinati che cosa occorre fare? È pensabile una copertura di plexiglass o materiali simili? «Nessun intervento lunare. Bisognerebbe provvedere a proteggere con calcina quant'altro tutte le parti terminali delle murature che attualmente sono esposte alle offese delle intemperie e alle variazioni climatiche». A chi toccano questi interventi? «Non certo a quelli che ci sono ora. Via da Pompei tutti quelli che con contratto o senza contratto, per favori o amicizie, facevano manutenzione: si affidi il tutto a chi è capace. Anche il ministro deve andare via». Il ragionamento non andrebbe fatto anche per chi lo ha preceduto? «È successo adesso e dunque le responsabilità sono sue. Questo è un sistema di incapacità, di cattiva gestione, d'incuria. Tutta l'Italia è così. Non solo a Napoli o a Pompei ma nell'intera penisola. Nessuno fa manutenzione, si parla solo di edifici che crollano e di pezzi della storia del mondo che se ne vanno. L'Italia tutta è crollata».
Pompei. Fuksas: La pioggia è solo una scusa, vadano a casa gli incapaci
Massimiliano Fuksas, architetto e urbanista, discute la preservazione di Pompei e le cause del suo crollo. Egli sostiene che la mancanza di prevenzione e la scarsa qualità delle coperture in cemento armato realizzate nel dopoguerra sono state responsabili del suo crollo. Fuksas propone un piano globale di monitoraggio per conoscere il sistema idraulico, geologico, costruttivo e degli affreschi della città, e per iniziare il recupero. Egli sostiene che è necessario un piano generale per riportare in una finestra attuale e con precisione ogni dato emerso dagli elementi che costituiscono il complesso piano dell'arte di Pompei.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo