Tsao Cevoli è Presidente dell'Associazione Nazionale Archeologi Ieri si è sbriciolato un muro sulla via Stabiana ed un altro nel "piccolo lupanare". È il settimo caso in un anno, 5 solo nell'ultimo mese. Ma il ministro Bondi continua a minimizzare E' passato meno di un mese dal crollo della cosiddetta "domus dei gladiatori", che ha inferto una gravissima ferita al patrimonio culturale italiano e alla sua immagine nel mondo, e si torna a parlare ancora una volta di crolli a Pompei. Quello che un mese fa il ministro Bondi, provando a minimizzare l'accaduto, ha cercato di far passare come un episodio isolato, ineluttabile, dovuto ad eccezionali condizioni atmosferiche, appare ora come un terribile avvertimento di qualcosa di grave che sta accadendo a Pompei senza che si stia facendo nulla per evitarlo. Nuovi crolli sono avvenuti ieri e nei giorni scorsi: dopo quello all'interno della Casa del Moralista, adiacente alla casa dei gladiatori e già parzialmente travolta il 6 novembre, è crollato un muro di un edificio in un'altra parte del sito, sulla centralissima Via Stabiana, ed un altro ancora nel cosiddetto "piccolo lupanare", in una delle zone degli scavi chiuse al pubblico. Siamo a 7 crolli in un anno, di cui cinque solo nell'ultimo mese. Ciononostante le parole d'ordine dettate dal ministro sembrano essere ancora una volta minimizzare, dire che si tratta di strutture in gran parte ricostrtuite, dare la colpa alla pioggia, millantare l'inevitabilità di questi crolli, invocare la privatizzazione come ricetta per risolvere ogni male. Intanto il quadro della reale situazione di Pompei si fa ogni giorno più drammaticamente chiaro. Per capire cosa sta accadendo occorre partire dall'inizio di quest'orribile anno: già a gennaio e poi durante l'estate si erano registrati dei crolli nella Casa dei Casti Amanti. Un segnale di pericolo rimasto inascoltato, anzi addirittura insabbiato. Ci è voluto il crollo della Schola armaturarum (la cosiddetta "domus dei gladiatori") per far scoppiare il caso Pompei. Per le sue insolite caratteristiche e funzione la Schola era l'unico edificio del genere rimastoci in tutto il mondo romano. di ricomporre faticosamente scavo dopo scavo. All'indomani del crollo il ministro non ha trovato niente di meglio da dire che dare la colpa alla pioggia. Abbiamo assistito ad una tragicomica pantomima e all'affannoso tentativo di scaricare la colpa sulle gestioni passate del sito. Dimentica, forse, che queste strutture hanno resistito ad un terremoto, ad un'eruzione del Vesuvio, e dopo essere riemerse dalla cenere e dai lapilli sono rimaste esposte talune per uno altre per più di due secoli a intemperie, terremoti, guerre. E fino ad oggi, in due secoli e mezzo di gestione del sito, cose così gravi non se ne erano viste. Il ministro all'indomani del crollo del 6 novembre ha anche nominato una supercommissione di esperti, tutti in realtà già con un ruolo di primissima responsabilità all'interno del ministero. Ma la realtà è ben diversa da quella che ci racconta il ministro: la colpa di questi crolli e dell'esca-lation del degrado di Pompei è solo la mancanza di manutenzione ordinaria, effetto dei tagli in bilancio operati da Tremonti e della dissennata scelta di spendere a Pompei 79 milioni di euro in apparenza ed effetti speciali, invece di pensare innanzitutto alla salvaguardia del sito: soldi finiti nella realizzazione del cantiere-evento della Casa dei Casti Amanti, negli spettacoli estivi al Teatro Grande e nell'installazione di ologrammi nella domus di Giulio Polibio. Nei giorni scorsi si è verificata la caduta di parte degli affreschi della facciata dell'officina infectoria, la cosiddetta "tintoria con fornace", sempre su Via dell'Abbondanza, a pochi passi dalla casa dei gladiatori. A Pompei sono oggi notevolmente a rischio tutti gli edifici del versante settentrionale di via dell'Abbondanza fino all'incrocio con Via Stabiana e lungo i due versanti della stessa via Stabiana. È particolarmente a rischio la Casina Dell'Aquila, oggetto di un recente intervento di restauro, o meglio dovremmo dire solo di lifting, edificio moderno che si trova nella zona non scavata di Pompei, a ridosso della stessa via dell'Abbondanza. La parola, per quanto riguarda eventuali errori o negligenze, spetta alla magistratura. Il tribunale di Torre Annunziata ha, infatti, già aperto un fascicolo sui crolli di Pompei. Ma la responsabilità politica resta del ministro Bondi. Egli dovrebbe prenderne atto e dimettersi. Al danno materiale provocato da questi crolli si aggiunge un indubbio enorme danno d'immagine per l'Italia. La notizia del crollo di un edificio sulla strada principale di Pompei, il sito archeologico più importante del mondo ed in assoluto il più visitato d'Italia, ha fatto in poche ore il giro del mondo. È diventato un simbolo del declino cui la miope politica di questo governo. I crolli di Pompei non sono che un'inevitabile conseguenza della politica di questo governo nel settore dei beni culturali: di una concezione dei beni culturali o come inutile fardello, o della cultura come da spremere per fare cassa, ora e subito, senza preoccuparsi del domani. Non resta più molto ormai di quel Belpaese che qualche decennio fa deteneva il primato mondiale del turismo culturale, di quell'Italia che ha insegnato al mondo l'arte e la scienza del restauro e dell'archeologia. A Pompei occorre un Soprintendente con pieni poteri, non uno ad interim, occorre dotarlo delle necessarie risorse umane, economiche e strumenti per poter garantire in primis gli interventi urgenti di messa in sicurezza degli edifici più a rischio, poi di pari passo l'immediato avvio di un adeguato piano di manutenzione ordinaria dell'intero sito ed un programma di interventi a medio e lungo termine, che rispondano alle reali esigenze di conservazione, non alle esigenze di immagine e di passerella politica di qualche esponente politico.