Il ministro accerchiato Il titolare dei Beni culturali guarda Pompei morire: ieri nuovo crollo. E ora anche la ex moglie lo attacca La Camera lo salva, le «sue» donne invece no. La Corte dei Conti apre un fascicolo sulla trasferta bulgara a Venezia. Chi ha pagato i costi? E la ex moglie: «Ha la sfiducia come marito e padre» Cherchez la femme. La nemesi di Berlusconi si estende ai suoi ministri prediletti. L'alacre Camera dei Deputati chiude fino al 13 dicembre e la mozione di sfiducia personale sfuma nel redde rationem dell'intero governo. Ma per Sandro Bondi il momento resta cupo. E, crolli pompeiani a parte, lo deve alle donne: il Dragomira-gate sta imbarazzando l'intero ministero dei Beni Culturali e la Mostra di Venezia, i soldi di Stato all'ex marito della sua compagna (la parlamentare PdL Manuela Repetti, ndr) e al di lei figlio sono «casi umani» tuttora privi di fondata spiegazione. E sul settimanale Oggi la ex moglie Maria Gabriella Podestà lo accusa di voler ridurre l'assegno per il figlio, di non andarlo a trovare, e si chiede se il suo trasferimento al consolato italiano di New York sia - anche lui - frutto dell'interessamento bondiano. Intanto la Corte dei Conti a Venezia ha aperto un fascicolo per accertare chi abbia sostenuto le spese della trasferta in Laguna della delegazione bulgara - 32 persone guidate dall'attrice «molto cara al presidente Berlusconi» Michelle Bonev, circa 400mila euro tra cocktail al Cipriani, hotel di lusso e voli privati - dove la Bonev ha ricevuto un premio-patacca per il suo film Goodbye Mama (mai uscito nelle sale). La vicenda era stata sollevata da un articolo sul Fatto. Una lettera del primo ministro di Sofia autorizza il viaggio purché pagato «dal paese ricevente». Tutto a italiche spese? Bondi afferma che «nessun costo organizzativo diretto nè indiretto è stato sostenuto dal Mibac». Il suo omologo bulgaro Rashidov afferma: «Pagò l'Italia ma non ho chiesto lo scontrino». Qualche altra istituzione, allora? Dopo giorni di silenzio la Bonev sostiene che tutto era a carico della sua società la Romantica Entertainment (di cui fanno parte Licia Nunez, coinvolta nell'inchiesta Tarantini sulle feste del premier, e la ricchissima "dama nera" Darina Pavlova) e di non aver ricevuto soldi «né dal Mibac né dal governo italiano». Adesso la Guardia di Finanza acquisirà i documenti per chiarire i contorni della storia. Verrebbe da chiedere, parafrasando il Cav: chi paga questa ragazza? Curriculum. «Saccà ha creduto nel mio» si difese Michelle quando, da sconosciuta, nel 2003 finì al Dopofestival di Sanremo inseguita dai sospetti di essere l'amante dell'allora direttore generale Rai. Dopo il flop Baudo tentennò: «Mi avevano presentato un curriculum di tutto rispetto, poi ne è spuntato un altro, speriamo non sia vero». La Bonev rispuntò nelle intercettazioni sulle «raccomandate» di Silvio: saputo delle sue lamentele, Saccà però definiva «ricattatoria» la sua pretesa di produrre un format. Ping pong sul film. Autobiografico, trasposizione del suo libro Alberi senza radici (pubblicato, guarda caso, da Mondadori). Prodotto, diretto e interpretato dalla Bonev. Di nuovo: chi paga? La Bulgaria ci mette 150mila euro, Rai Cinema 1 milione. Perché? Ordine di Mauro Masi. L'ex ad Caterina D'Amico spiega: «Noi siamo una controllata Rai, se il dg del mio azionista ci chiede di acquistare un film io devo farlo. Mi disse che era parte di un accordo strategico di co-produzione italo-bulgara firmato dai ministri dei due Paesi». Anche da Bondi, quindi. Guido Paglia ribatte: «Era una lettera standard, se Rai Cinema ha finanziato avrà avuto i suoi motivi». Rizzo Nervo vuole portare la vicenda in cda. Vita e Giulietti annunciano un'interrogazione parlamentare sul «conflitto d'interessi». Clan Novi Ligure. È il paese della Repetti. Beneficiario, scrive Repubblica, di 670mila euro per il restauro di due chiese, impegni per il teatro Marenco, persino 500 euro per la banda comunale. Il figlio della Reperti ha ottenuto un contratto alla direzione generale del cinema. L'ex marito, Roberto Indaco, una consulenza da 25mila euro dal Fus per «teatro e moda». Sfiducia in famiglia. Pesanti le dichiarazioni della ex moglie (non esenti tuttavia dal sospetto di rancori personali): «Sandro vuole imporre al figlio la presenza della compagna, che lui non gradisce», «Vive per il potere», «Come politico predica bene ma razzola malissimo», «Vuole rivedere gli accordi economici perché il suo stipendio da parlamentare è diminuito e ha perso la collaborazione con Vanity Fair». Pesciolino. Grattacapi nel 2009 anche dall'autrice pugliese del piccante romanzo Il pesce rosso non abita più qui: protagonista è un ministro di nome Salvo Toscani coinvolto in love story e promesse di candidature.
Un crollo di nome Bondi
Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi è sotto attacco per la sua gestione del ministero e per le sue relazioni con le donne. La sua ex moglie Maria Gabriella Podestà lo accusa di voler ridurre l'assegno per il figlio e di non andare a trovarlo. Inoltre, la sua compagna, la parlamentare PdL Manuela Repetti, è stata coinvolta in un caso di trasferta bulgara a Venezia, dove è stata ricevuta un premio per il suo film, ma la questione è stata sollevata dalla Guardia di Finanza. La Corte dei Conti ha aperto un fascicolo per accertare chi abbia sostenuto le spese della trasferta.
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