Due muri si sono sgretolati per pioggia e incuria Pd e Idv attaccano, Bondi: vile falsificazione E sono due. Anzi tre. Tanti quanto i muri dell'antica Pompei venuti giù in meno di ventiquattrore. Colpa della pioggia soprattutto, aiutata però anche da anni di mancata programmazione di manutenzione di questo immenso, quanto fragile, patrimonio archeologico. «Si tratta di episodi possibili nel corso della vita di un vasto sito archeologico di duemila anni, soprattutto in condizioni climatiche come quelle di questi giorni e che non devono generare alcun allarmismo né casi sensazionalistici», dichiara la soprintendente Jeannette Papadopoulos, con contratto che scade alla fine dell'anno ma che potrebbe essere sostituita anche nel nuovo giro di nomine previste proprio domani. Due le zone interessate dai cedimenti: un muro alto due metri di una bottega in via Stabiana, nella zona dei teatri, e la parete d'accesso di un ambiente laterale del «piccolo lupanare», un edificio chiuso al pubblico alle spalle Casa del Centenario. Il tutto sarebbe stato causato dalla perdita di coesione della malta antica, facilitata dalle intense piogge di questi giorni, anche se nel primo caso la stabilità del muro è stata minata pure da una grossa radice che ha fatto capolino dal terreno. Entrambe le zone sono state transennate per permettere i primi interventi. Successivamente sono intervenuti i carabinieri che han-no sequestrato le aree, così come ordinato dalla Procura di Torre Annunziata. Il nastro rosso e bianco sta diventando un orpello abbastanza diffuso in tutta l'area degli scavi. Sulla Campania cade da 15 giorni una pioggia quasi ininterrotta ed i rischi per i reperti dell'area archeologica di Pompei aumentano. E la manutenzione? La Pompei antica sorge su un'area di circa 66 ettari: 44 sono stati riportati alla luce, 22 no. Nove macroregioni divise in isolati che contano in totale 1500 ambienti, spesso solo un perimetro delimitato da mura. Il tutto sotto la sorveglianza di 4 architetti e 3 assistenti addetti alla manutenzione. Tanto che le uniche segnalazioni sullo stato di conservazione e spesso sugli avvenuti crolli vengono effettuate dai custodi che durante i loro giri di ronda annotano lo stato del bene archeologico. «Avevamo una manodopera specializzata, non esiste più. La carenza di personale è paurosa. Non abbiamo più restauratori. - accusa Antonio Pepe, del coordinamento Cisl dei siti archeologici di Pompei - Pompei incassa 24 milioni di euro all'anno e potrebbero bastare per la manutenzione del sito, ma i soldi finiscono alla Soprintendenza di Napoli che li usa per gli interventi su tutta l'area napoletana». «Qui i muri crollano da anni - incalza Antonio Irlando, responsabile di Osservatorio Patrimonio Culturale e autore di numerose pubblicazioni sul sito archeologico - ma adesso la Procura di Torre Annunziata vuole sapere di ogni pietra, ed ecco che questo tipo di notizie si moltiplicano». Dobbiamo preoccuparci? «Interi gruppi di case sono a rischio - continua Irlando - ma non sono solo i muri a preoccupare, ma anche l'intonaco decorato che sta cadendo a pezzi. La situazione è drammatica». Il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi se da un lato respinge le accuse di Pd e Idv, dall'altro è al lavoro per la costituzione della Fondazione che avrà il compito di gestire e valorizzare il sito di Pompei con enti locali e istituzioni private. E mentre il medico studia, il malato muore. E anche stanotte su Pompei la pioggia continua a cadere.