esposte nella chiesa S. Elena e Costantino Le tele "San Pietro" e "San Vincenzo Ferreri" risalenti al 700, opera di pittori anonimi, esposte nella chiesa S. Elena e Costantino - detta "ai morti" - sono state restaurate grazie ad un finanziamento dell'assessorato regionale alla Famiglia. Malandate, aggredite dal tempo e dall'umidità, dopo il delicato restauro affidato al prof. Raimondo Ferlito, sono tornate come nuove. Anzi, l'intervento ha permesso la scoperta di alcuni particolari non noti o dimenticati. Le tele, da decenni custodite "ai morti", sarebbero state commissionate dal casato dei Riggio per essere esposte in una delle grandi sale del Palazzo. Solo in un secondo momento, sarebbero state adattate alle dimensioni della chiesetta. Inoltre, la tela "S. Pietro" che mons. Bella nelle "Memorie Storiche" del 1892 suppose potesse essere stata dipinta da "Dionisius Rosarius", sarebbe stata realizzata da altro autore. Il restauro ha permesso di scoprire, proprio sotto quella che si riteneva plausibile come firma, la dicitura "per devozione", prima invisibile perché impressa su una parte di tela piegata su se stessa. All'inaugurazione, promossa dal parroco Sebastiano Privitera e dalla confraternita presieduta da Giuseppe Fiscella, erano presenti anche l'on. Lino Lenza (che da assessore finanziò il restauro), gli assessori Rocco Torre e Mario Urso, il presidente del Consiglio Giovanni Grasso, numerosi consiglieri, la dottoressa Carmela Cappa della Soprintendenza, la dottoressa Agata Blanco della Curia di Acireale. M. G.
SICILIA - ACI CATENA. Restaurate due tele del '700
Le tele "San Pietro" e "San Vincenio Ferreri" sono state restaurate nella chiesa S. Elena e Costantino. Il restauro, finanziato dall'assessorato regionale alla Famiglia, ha permesso di scoprire particolari non noti o dimenticati. Le tele, commissionate dal casato dei Riggio, sarebbero state adattate alle dimensioni della chiesetta. Il restauro ha rivelato la dicitura "per devozione" sotto la firma che si riteneva plausibile. L'inaugurazione è stata promossa dal parroco e dalla confraternita, con la presenza di vari politici e funzionari. Il restauro è stato finanziato dall'assessorato regionale alla Famiglia.
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