MONTE ARGENTARIO Da un costone di roccia alto 50 metri Torre Ciana domina il mare dell'Argentario da sei secoli. E' una torre medicea, sotto vincolo archeologico e si trova in una zona protetta. Il monumento sarà ristrutturato e diventerà una pìccola villa esclusiva, per un totale di 40 metri quadrati calpestateli e una spesa di un paio di milioni di euro. Nulla di irregolare, i permessi sono stati concessi alla società proprietaria, la Rei di Castellina in Chianti. I problemi invece sono arrivati dalla costruzione della strada che, secondo guardia forestale, vigili urbani e alcune associazioni ambientaliste ha distratto parte della macchia mediterranea. Così sono scattati gli esposti. A settembre c'è stata la prima udienza del processo, ma il giudice ha deciso un rinvio a marzo. Adesso il processo potrebbe essere inutile perché Torre Ciana, o meglio i due chilometri di strade in costruzione che la collegano alla Panoramica (la strada principale dell'Argentario), potrebbe beneficiare della sanatoria sulle zone protette appena approvata. «E tutto questo nonostante il Comune a fine luglio abbia firmato un'ordinanza che obbliga la società a ripristinare il territorio così come era prima degli sbancamenti dice Cristina Rinaldi di Mare vivo . Noi comunque non ci arrendiamo e continuiamo la battaglia, anche perché il costone di roccia a picco sul mare dove si trova la torre medicea è a rischio frane. Aver distrutto vegetazione e aver scavato può essere molto pericoloso».
La Torre all'Argentario diventata villa esclusiva
La torre medicea di Torre Ciana, situata in una zona protetta, sarà ristrutturata e diventerà una villa esclusiva. La società proprietaria ha ottenuto i permessi per la ristrutturazione, ma la costruzione di una strada che collega la torre alla Panoramica ha sollevato preoccupazioni ambientaliste. Il processo è stato rinviato a marzo, ma potrebbe essere inutile a causa di una sanatoria sulle zone protette appena approvata. Il Comune ha firmato un'ordinanza che obbliga la società a ripristinare il territorio, ma le preoccupazioni ambientaliste continuano. La zona è a rischio frane a causa della distruzione della vegetazione e del scavamento.
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