domani, dopo 15 anni di battaglie, progetto in commissione: il comune pronto a bocciarlo, i privati rilanciano Addio al campo da 27 buche. Ma le villette restano ancora una partita aperta vincenzo galianoTRAMONTA IL GOLF all'Acquasanta ma non il proposito di realizzare sulle colline a valle del Cep villette e servizi, con o senza il green da 27 buche. Domani, a Palazzo Tursi, ci sarà il penultimo atto di una vicenda intricata e lunghissima, che risale ai primi anni Novanta e si è trascinata sin qui tra contrapposizioni politiche, battaglie di stampo ambientalista, tortuosi iter urbanistici e un'infinità di modifiche progettuali. Domani, infatti, la commissione consiliare del Comune è chiamata dalla giunta a dare parere negativo al progetto che, a breve, sarà definitivamente archiviato in conferenza dei servizi. Almeno nella sua versione originale: quella con campo da golf a 27 buche, impianti sportivi, parco pubblico e 400 appartamenti a contorno per dare gambe finanziarie all'intera operazione che fa capo alla società Sviluppo Acquasanta. Il Comune è in procinto di mettere una pietra tombale sul golf dell'Acquasanta in base ai recenti pareri negativi espressi sul progetto da Regione, Provincia e Soprintendenza. Lo scorso marzo, la Regione ha definito «l'intervento potenzialmente incompatibile, per le sue dimensioni, con le caratteristiche morfologiche, naturalistiche e di accessibilità del sito». La Provincia ha evidenziato problemi di natura idrogeologica, su cui sarebbero necessari approfondimenti, mentre per la Soprintendenza l'opera «potrebbe stravolgere il delicato equilibrio del territorio caratterizzato da un ambiente naturale e agricolo di valore naturalistico elevato». L'opposizione degli enti è motivata, tra l'altro, dall'impatto ambientale legato ai grandi movimenti di terra per modellare l'impianto, dal rischio di inquinamento e dall'eccessivo sfruttamento delle falde acquifere. Difficile pensare a ripensamenti dell'ultima ora su una questione su cui, per 15 anni, si sono giocati i buoni rapporti dei Ds prima, del Pd adesso, con l'ala più a sinistra della coalizione. Ma, analogamente a quanto sta avvenendo per l'Acquasola, il no al progetto potrebbe non essere indolore. «È pazzesco che, dopo 15 anni, ci vengano a dire che non si può fare, tanto più che il golf è previsto nel Piano urbanistico approvato nel 2000», sbotta Alessandro Brida, amministratore unico della Sviluppo Acquasanta, punto di riferimento di una cordata di imprenditori non solo genovesi. «Se bocceranno il progetto, chiederemo i danni, che sono ingenti, visto quanto abbiamo investito in tutti questi anni tra progetti e impegno», minaccia Brida, che ha ereditato dal padre Paolo, avvocato con la passione del green, il compito di portare avanti l'operazione. «Noi non molliamo», ribadisce Brida. E si capisce: il rischio è di perdere parecchi soldi. Anzitutto c'è da mettere in conto il valore delle aree, che non possono rimanere inutilizzate. All'inizio degli anni Novanta, la Sviluppo Acquasanta ha acquistato ai Piani di Pra' 130 ettari dalla Pro Agri di Bergamo. Nel contratto, però, c'era un vincolo: la società avrebbe restituito i terreni agli originali proprietari se il progetto non fosse andato in porto. Restituzione che formalmente è avvenuta. Però - secondo indiscrezioni - la Sviluppo Acquasanta sarebbe in procinto di tornare pienamente in possesso dei medesimo terreni, anche per non perdere l'ingente caparra a suo tempo versata (su un prezzo complessivo di circa 4 miliardi di vecchie lire). A questi 130 ettari ne va aggiunta un'altra novantina di proprietà della Snam e su cui Brida e soci potrebbero esercitare un altro diritto di prelazione. In totale, quindi, il piano di sviluppo che ruota attorno al campo da golf dell'Acquasanta interessa un territorio di 220 ettari, di cui 24 mila metri quadrati riservati alla parte residenziale. «Resto convinto - riprende Brida - che il sogno di mio padre di dare alla città un grande campo da golf vicino ad aeroporto, autostrada e ferrovia fosse giusto ancorché molto impegnativo. Speriamo di poter, comunque, rivitalizzare quelle colline, magari inserendo qualche villetta in un ambiente agricolo che vogliamo conservare intatto». Antonio Bruno, capogruppo di Rifondazione in Comune, storce il naso: «Occorre voltare pagina una volta per tutte e promuovere un utilizzo dei Piani di Pra' che sia davvero ecocompatibile».