PATRIMONIO. L'ennesimo crollo a Pompei richiama l'Italia al dovere di preservare le sue bellezze: è scritto nella letteratura europea, prima che nella nostra Costituzione L'Italia del Grand Tour: Goethe innamorato di Napoli e incantato agli scavi archeologici. John Ruskin che sposa il Risorgimento per difendere il paesaggio C'era una volta l'Italia. Non devastata. Non saccheggiata dalla speculazione. Non ferita nella bellezza del paesaggio. Un'Italia che faceva sognare i viaggiatori del Grand Tour. Il Bel Paese ammirato per secoli da intellettuali e artisti. Basta scorrere i diari dei viaggiatori più sensibili per ritrovare un mondo perduto. E non solo per le grandi reliquie dell'antichità, come Pompei. Il libro più noto, un classico, è il Viaggio in Italia di Goethe. Il celebre poeta tedesco vide l'Italia in un'epoca in cui si mostrava nella sua integrità paesaggistica ed era ricchissima di capolavori antichi e meno antichi. In quel 1786, anno in cui scese per la prima volta dal Brennero, ammirando anche le bellezze del lago di Garda dalla sponda veronese, le città e i borghi erano veramente a dimensione umana e Napoleone non aveva ancora compiuto le sue rapine: le farà un decennio dopo. Napoli non era stravolta dal cemento e dai rifiuti: «la posizione della città, la dolcezza del clima non saranno mai abbastanza lodate», annotò Goethe. Dalla dimora di ser William Hamilton, ambasciatore inglese, collezionista e studioso, ammirava una vista che «può dirsi senza uguali: ai nostri piedi il mare, di fronte Capri, a destra Posillipo, sul fianco la passeggiata di Villa Reale, a sinistra un vecchio palazzo dei Gesuiti e, più lontano, la costa di Sorrento fino al Capo Minerva. Difficilmente si troverebbe qualcosa di simile in Europa». Un paradiso, in cui Hamilton ebbe modo di godere pure del «capolavoro dell'artefice sommo: una bella donna!» Oggi da quella finestra si vede la Napoli devastata dalla speculazione edilizia, non certo bella come quella di fine Settecento, nella quale fu possibile al grande poeta passeggiare nella notte con quel senso di sicurezza personale che traspare dal suo diario. Da Napoli, vera capitale, a Pompei il tragitto fu breve. La scoperta della città morta era avvenuta una quarantina d'anni prima, nel 1748. C'era attenzione su quanto si stava portando alla luce, monumenti, case, oggetti: un'intera città d'epoca romana sepolta nel 79 d. C. dall'eruzione del Vesuvio. La visita, tuttavia, superò ogni sua aspettativa: «Con la sua piccolezza e angustia di spazi è una sorpresa per qualunque visitatore». Fu colpito dai dipinti «lievi e leggiadri arabeschi, da cui si svolgono figure di bambini e di ninfe. Mentre in altri punti belve e animali domestici sbucano da grandi viluppi di fiori». L'antica città che affiorava gli rivelò «il gusto artistico e la gioia di vivere d'un intero popolo, gusto e gioia di cui oggi nemmeno l'amatore più appassionato ha alcuna idea, né sentimento, né bisogno». Se il poeta era pessimista quell'11 marzo 1787, cosa scriverebbe oggi, osservando i crolli e una città devastata dall'incuria e colma di «monnezza». Già nel Rinascimento figli degli aristocratici e delle classi emergenti scendevano in Italia per educarsi da gentiluomini e diplomatici. La tradizione del Grand Tour inizia alla fine del Seicento, protraendosi fino all'Ottocento, e coinvolse intere generazioni di giovani aristocratici e della borghesia, soprattutto inglesi. Nel Settecento ebbe connotati di vera e propria consuetudine didattica, coronamento di una buona educazione. John Locke scrisse che tramite l'esperienza italiana il giovane doveva acquisire «quelle doti di intraprendenza, coraggio, attitudine al comando, capacità di rapide decisioni, conoscenza di costumi, maniere, galatei, lingue straniere», qualità indispensabili per assumere un ruolo dirigente nell'amministrazione pubblica o per entrare nelle professioni o più semplicemente per gestire il patrimonio familiare. «Mostrandoci nuovi ambienti», scrisse Sterne, «ovverosia presentandoci i vecchi in una nuova luce, i viaggi riformano i nostri giudizi facendoci provare le molteplici varietà della natura, ci insegnano a conoscere che cosa è buono permettendoci di osservare gli atteggiamenti e le arti degli uomini, ci consentono di farci un'idea di ciò che è sincero». Per John Ruskin, in epoca vittoriana, il viaggio servì ad affinare il gusto. Il grande critico d'arte diventa fautore del Risorgimento italiano per reazione alle sconcezze che vede compiere dagli austriaci: i lampioni a gas a Venezia, la caserma costruita sul colle che domina Verona, distruggendo un castello medievale «come se non ci fosse altro posto, e soprattutto rovinando quanto c'è di bello attorno». E oggi non possiamo neanche prebndercela con l'Austria.
QUANDO ERA IL BELPAESE - L'Italia del Grand Tour: Goethe innamorato di Napoli e incantato agli scavi archeologici.
Il testo parla del patrimonio italiano, in particolare della città di Napoli e della città morta di Pompei. Il testo ricorda come l'Italia sia stata ammirata e amata da intellettuali e artisti per secoli, come Goethe e John Ruskin, che hanno scritto di essa. La città di Napoli era una vera capitale, con una bellezza paesaggistica e un'architettura unica, mentre Pompei era una città romana sepolta dal Vesuvio. Il testo descrive la scoperta di Pompei e la sorpresa dei visitatori, che erano colpiti dai dipinti arabeschi e dalle figure di bambini e ninfe.
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