Caro signor Sindaco, vi sono francamente stupito dalle sue pressoché quotidiane richieste e sollecitazioni, circa una vicenda della quale Lei dovrebbe essere da tempo a conoscenza fino ai minimi particolari o, per meglio dire, della quale Lei «non può non sapere». Ma vediamo meglio punto per punto. 1. Questione piazza dei Castellani. Molto semplice: ci sono stati scavi archeologici che hanno portato alla luce beni che sono ritenuti, dai responsabili locali e nazionali, di «eccezionale rilevanza per la storia della città intorno alla fine del primo millennio». Ripeto: di «eccezionale rilevanza». Lo dicono i sovrintendenti del settore e tutti abbiamo il dovere di onorare la loro valutazione, posto che si tratta dei diretti responsabili della tutela dei beni. Ciò premesso, vengo al punto operativo che ne consegue: la sistemazione definitiva della piazza richiede che siano ora completati tutti i rilevamenti del caso, al fine di poter stabilire con precisione anche le condizioni alle quali i lavori di pavimentazione dovranno sottostare. Questi rilevamenti sono a tutt'oggi ancora in corso, stante la loro delicatezza e complessità. (...). Più precisamente si tratta, cito i documenti della Sovrintendenza competente, dei seguenti adempimenti: a) elaborazione e studio della documentazione di scavo (grafica, fotografica, matrix...); b) elaborazione e studio dei materiali (ceramici, metallici, lapidei, edilizi...); e) studio paleontologico dei resti animali; d) analisi palinologiche; e) analisi dei legni e delle stoffe recuperati durante lo scavo; f) analisi della malte, che andranno a implementare la banca dati sulle strutture medievali e romane della città di Firenze; g) studio comparativo dei livelli naturali individuati durante gli scavi nel centro urbano; h) studio sedimentologico; i) datazione,con il metodo C14 di due distinti insiemi; 1) si ricorda infine il particolare interesse presentato dal recupero di gra-naglie e residui di frutta, il cui studio da parte del Cnr, sezione di Genetica vegetale di Firenze, dovrebbe poter condurre alla determinazione genetica della specie e alla ricostruzione del relativo Dna. Torno al punto di partenza e cerco di rispondere al quesito sul futuro della piazza. Quando sarà possibile sapere qualcosa di più preciso sulla sua sistemazione definitiva? Lo ripeto: non prima che i lavori sopra descritti siano portati a termine, proprio al fine di dirci ciò che possiamo e ciò che invece non dobbiamo fare. Ricordo a tutti, infatti, che in materia di beni archeologici (e culturali, più in generale) a noi spetta osservare un dovere molto preciso: salvaguardare, conservare e valorizzare. Prima vengono questi obiettivi, poi viene tutto il resto. 2. Questione della porta di uscita degli Uffizi (vecchi e nuovi!). Com'è naturale, l'uscita dovrà essere definita in modo da risultare del tutto e pienamente compatibile con i nuovi vincoli sopra richiamati e tuttora in corso di determinazione. Del resto, oltre che un dovere, questo rappresenta anche una opportunità da non perdere per la valorizzazione della storia fiorentina: arrivando con ciò a mostrare ai visitatori degli Uffizi, quando escono dal museo, anche significative vestigia della Firenze medievale. 3. Questione dell'attuale progetto Isozaki. Che fine farà? Bene, in proposito almeno un punto è, e deve essere, chiarissimo. Quel progetto, che fu elaborato (peraltro con grande cura e talento architettonico, al di là delle varie e contrastanti valutazioni soggettive del suo risultato finale...) prima del completamento degli scavi archeologici, dovrà essere necessariamente riconsiderato dopo che essi sono avvenuti, per la evidentissima ragione che qualsiasi progetto non potrà d'ora in avanti non rispettare al meglio i nuovi «vincoli» (in senso culturale e scientifico) imposti dalla esistenza del bene archeologico sul quale l'uscita si deve affacciare. Attenzione: sul come il progetto dovrà essere riconsiderato, è estremamente prematuro pronunciarsi, dal momento che, come abbiamo già visto, l'accertamento dei nuovi vincoli è tuttora in corso. Ma sul fatto che quel progetto, elaborato dall'Autore nell'inevitabile «ignoranza» delle successive scoperte archeo-logiche, non possa ormai non essere radicalmente rivisitato, ecco: su questo almeno non possono, e non devono più esistere dubbi di sorta. Perché? Ma per almeno un fatto molto semplice: quel progetto prevedeva infatti di poggiare su almeno un pilastro, la cui effettiva edificazione avrebbe compromesso in modo irrimediabile proprio i beni archeologici che dobbiamo invece salvaguardare, stante la loro rilevanza riscontrata dagli uffici competenti (lo ripeto: locali e nazionali). Cambiare strada è quindi assolutamente necessario e indispensabile. Attraverso un nuovo concorso o mediante semplici modifiche e adattamenti all'esistente progetto Isozaki? La domanda è certamente legittima, ma anche questa intempestiva. Perché la risposta dipenderà da almeno due aspetti, per il momento ignoti. Innanzitutto, dobbiamo infatti conoscere al meglio il tipo di cambiamenti che soltanto le ricerche in corso potranno concretamente definire e puntualizzare. E poi la risposta al nostro interrogativo dipenderà anche dalla valu-tazione giuridica che sarà data sulla necessità o meno di procedere a un nuovo concorso di progettazione (che potrebbe rivelarsi come una sorta di obbligazione nei confronti degli altri partecipanti al precedente concorso, poi vinto dall'architetto Isozaki). 4. Ultima questione sollevata: quella relativa alla fine «che faranno» i circa 2.000.000 di euro messi a disposizione dal Comune per la messa a punto del progetto esecutivo dei nuovi Uffizi. Questione davvero sorprendente, perché già puntualmente risolta con tanto di... bolle formali! Mi riferisco al fatto che, in data 4 giugno 2003, Ministero e Comune di Firenze sottoscrissero una convenzione dove (articoli 1 e 2) venivano espressamente precisate tanto le rispettive obbligazioni in proposito, quanto la doverosissima cautela di ottemperarvi «compatibilmente con gli esiti della seconda campagna di scavi» allora non conclusa. La divisione degli oneri Al Ministero spettava l'onere di provvedere finanziariamente all'intero progetto; al Comune andava già da allora il riconoscimento di venire sollevato per il futuro dall'obbligo di altri versamenti, oltre quei 3.844.720.000 di lire. Insomma, tutto previsto, tutto concordato, e per di più tutto sottoscritto! Ma non basta: perché, a partire da allora e in attuazione della convenzione appena citata, quei fondi sono stati addirittura già utilizzati. Circa un quarto della somma è stato infatti impegnata per i lavori di piazza dei Castellani e la cospicua parte residua è stata impiegata per commissionare la progettazione esecutiva dei nuovi Uffizi. E, com'è noto, i risultati della progettazione sono stati presentati al pubblico. I 2.000.000 di euro, quindi, hanno già fatto un'ottima fine! Gli scenari Riassumo e concludo. All'atto pratico, Firenze sta per vedere finalmente realizzata un'opera davvero eccezionale, di portata storica, della quale può essere fin d'ora orgogliosa: il raddoppio e la realizzazione di una delle più prestigiose gallerie del mondo, con la nascita dei nuovi Uffizi. Una realizzazione, questa, che porta ancora una volta Firenze e l'Italia all'attenzione del mondo. Bene. Per di più, gli Uffìzi avranno anche una porta di uscita che si affaccerà su un altro e inedito «pezzo di storia» (gli scavi di piazza dei Castellani) da ammirare e studiare. Pavimentazione e uscita saranno nel frattempo definite in modo tale da esaltare, e non certo violentare, le meravigliose armonie estetiche di una delle più prestigiose città artistiche del mondo. Polemichette a parte, questi sono i fatti che veramente contano e questo è l'obiettivo verso il quale si sta concretamente lavorando, con tutto lo scrupolo e la passione del caso. Come vede, signor Sindaco, rispettando al meglio la legge e collaborando nei modi giusti, veramente corretti e veramente leali, Firenze e l'Italia possono contare su evidenti guadagni di tutela, valorizzazione e sviluppo. Evitiamo divisioni Evitiamo quindi, per favore, di rovinare tutto con baruffe e contenziosi fuori luogo. Se Lei converrà con me almeno su questo intento, la collaborazione potrà riprendere al meglio. Personalmente non desidero altro, volendo soltanto servire nel modo più proficuo possibile il mio Paese e tutte le nostre meravigliose città, ma nell'applicazione più rigorosa e indefettibile delle nostre leggi. Tanto Le dovevo, anche e specialmente per gli infiniti legami d'affetto e di personale riconoscenza che mi legano alla Città da Lei amministrata. P.S. Com'è forse ovvio, ma non si sa mai..., tutti i documenti citati potranno essere consultati da chiunque vorrà farne gentile richiesta, Lei compreso.