"Il turismo è come il fuoco: può aiutarti a cucinare le pietanze, o può bruciarti la casa". Dipende dall'uso che se ne fa: soprattutto quando si ha l'occasione di averlo, e tanto. È un'industria in costante crescita: nella sola "area dell'Asia-Pacifico, il World Travel and Tourism Council stima che gli incassi del 1995 (805 miliardi di dollari) salgano con un tasso annuale dell'8; nel 2005 si toccherà la cifra esorbitante di 2mila miliardi di dollari. Nel mondo c'è una "agenzia di promozione turistica" imbattibile: l'Unesco. Chi riesce a entrare nel suo ristretto club di siti dichiarati "Patrimonio dell'Umanità" ha garantita una pubblicità e un ritorno d'immagine (di qualità elevatissima) a livello mondiale. L'Unesco assicura, vigila e promuove i suoi siti. Sono più di 700 nei cinque continenti, tra i quali 563 di alto valore culturale, 144 naturali. La Convenzione, firmata poco più di 30 anni fa, nel novembre 1972, li tutela e valorizza a un tempo: per questo motivo non è semplice entrarci. Rimanerci è più facile, ma sono 33 i siti dichiarati in pericolo, dalla stessa Unesco, per motivi diversi. Ed è per tutte queste ragioni che gli ultimi italiani che ce l'hanno fatta, le otto città barocche del Val di Noto, in Sicilia, hanno oggi un'opportunità storica. La cerimonia ufficiale di consegna della targa di appartenenza alla World Heritage List si è svolta il 25 gennaio: Noto, Palazzolo Acreide, Scicli, Modica, Ragusa, Militello val di Catania, Caltagirone e una parte di Catania, sono diventate così un "unicum" architettonico e culturale. «Ma dev'essere un punto di partenza e non d'arrivo» ammonisce Fabio Granata, assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia. «Ora dobbiamo far partire un processo di crescita, attivando risorse e codificando la nostra capacità d'interazione tra le istituzioni e i privati». Infatti anche i privati, rara cosa per la Sicilia, sono coinvolti nel progetto economico-culturale. Gli investimenti regionali saranno notevoli: «Trecento milioni di euro dai fondi del 2000 dice Granata e progetti già approvati per 650 milioni di euro»: l'economia siciliana tutta può ripartire da questa nomina dell'Unesco. Non è solo questione di aumentare le presenze turistiche (un dato certo dovunque c'è il "bollino" Unesco) che saranno anche destagionalizzate: «La Regione è pronta a promuovere il territorio in tutte le fiere», dice ancora l'assessore ; significa mettere in moto un meccanismo virtuoso di crescita economica. «A partire dalle infrastrutture sottolinea l'ingegner Francesco Antoci, presidente della Provincia di Ragusa, che ha sotto la sua "giurisdizione" tre dei Comuni della lista l'aeroporto di Comiso, l'autostrada Ragusa-Gela, la ferrovia Scicli-Modica, il "treno del barocco" - sono tutti progetti, idee che devono trovare nuova forza». E, sopratutto, «dobbiamo diventare un "distretto culturale-turistico"». Ecco l'idea vincente del Val di Noto. «La cultura è passata da un fatto estetico sintetizza l'economista Gianfranco Imperatori - a motore dello sviluppo». Imperatori ha curato, con l'Associazione Civita (un consorzio di aziende, enti pubblici e università) il "piano" di gestione del sito "transprovinciale". Investire sul territorio, nel suo complesso, «mette in moto spiega Imperatori la filiera produttiva. Bisogna trovare l'anima del territorio che si intende valorizzare» e dare sistematicità agli interventi. Che devono essere, perciò, organici: nel caso del Val di Noto e del complesso delle Necropoli etrusche di Cerveteri (il prossimo sito italiano candidato per il 2004, il cui piano è stato ugualmente curato da Civita) si passa dalle società di ricerca al restauro, alla chimica, all'enogastronomia, alla multimedialità: tutti settori toccati dalla promozione del territorio. Il "distretto del Sud Est", come lo chiamano in Sicilia, sarà un grande banco di prova che prende a modello i distretti industriali che hanno fatto le fortune dell'economia italiana, rinnovandoli nei contenuti. Ma che il motore si accenda, ci dice Giovanni Puglisi «è verificato dal fatto che nasce un'analoga iniziativa a Palermo, con la promozione della Sicilia arabo-normanna». Insomma, se il territorio del Val di Noto punta a diventare il primo polo turistico della Sicilia, ci saranno opportunità di posti di lavoro (presumibilmente qualificati), di sviluppo dell'indotto, di crescita generalizzata per tutta la regione. Del resto è difficile quantificare l'impatto economico di una nomina di questo genere a patrimonio dell'umanità. «Anche se non ci dovesse essere dice Puglisi, segretario della commissione italiana dell'Unesco un rapporto diretto tra nomina e aumento del benessere, certamente un sito protetto dall'Unesco è capace di drenare risorse, diventando un valore aggiunto di ricchezza di un Paese». Gli studi che sono stati fatti (ce ne sono di interessanti del Wcmc) sul turismo nei siti naturalistici Unesco danno cifre notevolissime: le Great Smoky Mountains (Usa) richiamano 10 milioni di visitatori l'anno (690 milioni di dollari all'anno di giro d'affari, 10.400 posti di lavoro); il Grand Canyon dà lavoro a 15mila persone, lo Yosemite a 22mila e genera 1 miliardo di dollari di giro d'affari (5 milioni di presenze all'anno). Ma anche posti sconosciuti, come la Ha Long Bay (Vietnam) stanno vedendo crescere rapidamente i flussi turistici. Le esperienze dirette sul campo dicono dunque che in tutti i casi l'ago della bilancia economica si è spostato decisamente verso il più. «La nostra iscrizione è recente esordisce Massimo Guidi, vicesindaco di Urbino, dichiarata patrimonio nel '98 ma possiamo dire già adesso che la presenza dei turisti e aumentata ogni anno. Di più: è cresciuto il tempo di permanenza dei turisti nel territorio». Anche perché Urbino è stata una delle prime realtà a capire che la nomina non va presa come un fregio buono per farci la carta intestata del Comune ma, soprattutto, è un'occasione di formidabile sviluppo. «Abbiamo elaborato una serie di iniziative dice Guidi e lo scorso settembre abbiamo proposto e fatto firmare la Carta di Urbino a tutti gli altri siti italiani dell'Unesco». Si tratta di una dichiarazione d'intenti dove viene sancito il principio che devono essere messe in atto azioni da parte dei siti per valorizzarsi, far crescere i tenitori vicini ma restando entro norme di "buongoverno". Questo è l'ultimo aspetto da non sottovalutare. Essere inseriti nella lista Unesco accresce generalmente l'attenzione di amministratori e cittadini sulla tutela di ciò che è ritenuto bene di tutti. Ma garantisce anche che chi governa, sotto la regia dell'Unesco, adotti orientamenti strategici di sviluppo, integrando le istanze della conservazione con quelle dell' amministrazione moderna. Le città Unesco (Venezia, Roma, o Verona, per esempio) hanno bisogno di uno sviluppo armonico e sostenibile. Un problema noto che le città studiano attentamente. Proprio perché sanno di stare giocando con il fuoco: e non possono bruciarsi. Nessuno ha diritto di incenerire il futuro dell'umanità, soprattutto quando ne testimonia in modo così splendido e irripetibile il passato. I siti italiani I luoghi del Belpaese inclusi nell'Unesco 1979 Incisioni rupestri della Valcamonica 1980 Convento domenicano e Santa Maria delle Grazie con «L'ultima cena» di Leonardo 1982 Centro storico di Firenze 1987 Venezia e la sua Laguna 1987 Piazza del Duomo, Pisa 1990 Centro storico di San Gimignano 1993 I Sassi di Matera 1994 Vicenza e le ville palladiane del Veneto 1995 Centro storico di Siena 1995 Centro storico di Napoli 1995 Crespi d'Adda 1995 Ferrara, città del Rinascimento e il Delta del Po 1996 Castel del Monte 1996 I trulli di Alberobello 1996 Monumenti paleo cristiani di Ravenna 1996 Città di Pienza 1997 La Reggia di Caserta 1997 Reggie dei Savoia 1997 Orto Botanico di Padova 1997 Portovenere e le Cinque Terre 1997 Cattedrale, Torre Civica e Piazza Grande di Modena 1997 Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata 1997 Costiera Amalfitana 1997 Area archeologica di Agrigento 1997 villa Romana del Casale 1997 Il Nuraghe (Su Nuraxi) di Barumini 1998 Cilento e Vallo di Diano 1998 Urbino 1998 Basilica di Aquileia 1999 villa Adriana (Tivoli) 2000 Isole Eolie 2000 Assisi 2000 Città di Verona 2001 Villa d'Este, Tivoli 2002 Le città del tardo Barocco del Val di Noto
il Sole 24 Ore
16 Febbraio 2003
✓ Entità verificate
La fortuna di valere "un patrimonio"
ST
Stefano Salis
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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