Le elezioni comunali si avvicinano, mentre quelle nazionali non sembrano allontanarsi. Ma il confronto tra i programmi dei candidati, sollecitato giustamente da Pietro Soldi su queste pagine, stenta a partire. Anche perché si continua a ignorare un fatto capitale: Napoli è la città a più alta densità abitativa ed edilizia dItalia. Dal dopoguerra è dilagata la più grande espansione della storia della città che ha generato una conurbazione informe e invertebrata, travolgendo il paesaggio e il centro storico considerati come riserve illimitate da distruggere a volontà. Questa sovraurbanizzazione è la madre di tutte le patologie che affliggono la città riassumibili nel seguente decalogo. 1: Ipertrofia urbana. Lespansione "a macchia dolio" è passata da 900 ettari del 1945, a 2.312 nel '61, a 7.537 nell85, agli 8.700 odierni, dilapidando il 75 per cento degli 11.720 ettari del Comune; mentre continuano gli assalti alle ultime aree verdi. Oggi Napoli è una città obesa, soffocata dalledilizia post-bellica senza qualità. 2: Fragilità dellapparato produttivo. Tale tsunami non ha favorito affatto lo sviluppo economico. La popolazione di circa 960 mila abitanti è la stessa del 1951; «il contributo al Pil nazionale delle regioni del Sud alla fine del 2009 è al 23,9 per cento, esattamente come nel 1951» (Oscar Giannino, 2010). Nella transizione dallera tardo-industriale a quella post-industriale la politica ha fallito. 3: Indifferenza al rischio ambientale. Si continua a ignorare che Napoli è chiusa tra due aree vulcaniche definite dalla commissione nazionale grandi rischi «ad alto rischio permanente». Nel caso di eruzione sub-pliniana sarà investita, a Oriente, unarea di 180 kmq; a Occidente, di 150 kmq; se levento è pliniano (come a Pompei nel 79 d. C) le due circonferenze di distruzione si sovrappongono su Napoli. La situazione è schizoide: da un lato si fanno piani di evacuazione, dallaltro si costruiscono altri vani. 4: Assenza di una prospettiva metropolitana. Nel Prg vigente non cè un solo rigo su tale argomento. Nel Piano Comprensoriale ('63-64) coordinato da Piccinato si legge che Napoli «trae la sua involuzione da unendemica assenza di direzionalità negli sviluppi. La città si è chiusa in se stessa e ha raggiunto in forma diffusa le più assurde densità edilizie». Da allora larea edificata è aumentata di 3,5 volte, senza individuare assi di riequilibrio economico-territoriale. 5: Consumo scandaloso di aree verdi. Nel periodo 1960-98 «la popolazione campana è aumentata del 21,6 per cento passando da 4.756.097 a 5.782.244 abitanti, mentre la superficie urbanizzata è più che quadruplicata passando da 22.250 ettari a 93 mila (più 321 per cento)» (Di Gennaro, 2006). 6: Degrado del centro storico. I 720 ettari individuati dal Prg ('72) e riconosciuti dallUnesco (con laggiunta di alcuni parchi verdi) come Patrimonio mondiale dellumanità, sono quasi la metà del centro storico di Roma (1.400 ettari) e la dodicesima parte dellarea edificata di Napoli. Esso comprende 253.411 vani e circa 300 chiese delle quali 220 chiuse, abbandonate o ruderizzate; mentre dal dopoguerra è stato invaso dalla spazzatura edilizia post-bellica non antisismica. 7: Vulnerabilità del patrimonio edilizio. Su un milione e mezzo di vani, circa 300 mila sono pre-bellici, definibili "storici"; altri 450 mila circa costruiti nel trentennio '45-74, quando non erano richiesti calcoli statici antisismici; il resto dovrebbe essere a norma. Dunque, due terzi del patrimonio edilizio è a rischio. 8: Criticità delle reti infrastrutturali. La sovraurbanizzazione ha prodotto: una paralisi progressiva del traffico affrontata tra grandi difficoltà; una crisi cronica della vecchia rete fognaria e degli impianti di depurazione e di quella idrica che perde oltre un terzo del flusso; una deficienza della rete elettrica che attende una profonda ristrutturazione; mentre il sottosuolo è ignorato. 9: Disastro ambientale. La sovrappopolazione produce nella provincia di Napoli 4.500 tonnellate al giorno di rifiuti contro 1.400 delle altre quattro. Pia Bucella, commissario europeo allambiente dichiarò nel 2008: «La direttiva europea sui rifiuti esiste da 33 anni. E non è troppo ambizioso chiedere alla Campania di rispettarla». Oggi ha rilevato che «negli ultimi due anni nulla è cambiato». 10: Declino demografico. La sinergia tra tali patologie moltiplica i singoli effetti perversi, provocando una invivibilità crescente e un declino demografico. Lesodo da Napoli di un quinto della popolazione è in atto dal '71; nella previsione Istat 2007-2051 quello dalla provincia (penultima tra le 107 italiane) oscillerà tra 330 mila abitanti e 615 mila; e dalla regione, fra 350 mila e 970 mila. Questi problemi non sono più rinviabili. Per i candidati a sindaco è unoccasione storica per fornire soluzioni inedite e coraggiose capaci di fare uscire la città dal disastro ambientale e dal sottosviluppo.