CEDONO ALTRI DUE MURI. E IL MINISTRO SE LA PRENDE CON L'OPPOSIZIONE: "C'È UNA SPAVENTOSA STRUMENTALIZZAZIONE DEI FATTI" "Non ci ricordiamo una pioggia così". I "guardiani" di Pompei, che non hanno mai incontrato tanti giornalisti come nell'ultimo mese, hanno la consegna del silenzio: dipendono dal ministero per i Beni culturali e si guardano bene dal criticare il proprio datore di lavoro. Ma lo stato di abbandono in cui versa questo patrimonio mondiale è sotto gli occhi di tutti e il crollo di ieri (un muro di opera incerta per un'altezza di due metri e una larghezza di tre, per fortuna privo di dipinti) è uno dei tanti annunciati ma non evitati. La pioggia continua a cadere incessantemente da due settimane, le strade di Pompei sono allagate e sono pochi i turisti che sfidano il meteo. La differenza è che i giornalisti vengono "scortati" a vedere le parti crollate, i turisti sono liberi di girare e, volendo, di intrufolarsi ovunque. I dipendenti sono troppo pochi per controllare tutti e 64 mila metri quadri di area archeologica, il turn over dicono è bloccato da anni. Ma qui, più che i vandali e la pioggia, fa l'incuria. La zona in cui il 6 novembre è venuta giù la Schola Armatorum, la stessa in cui due giorni fa è crollato un altro muretto nella Casa del Moralista, è transennata. In un mese non è stato fatto assolutamente nulla. Ci si deve tenere a distanza, e non tanto per evitare danneggiamenti, quanto perché è tutto pericolante. Il terrapieno alle spalle, sotto il quale dorme un'intera area non ancora scavata, minaccia di venir giù ogni giorno. Sopra ci sono addirittura dei campi coltivati e bastano davvero due gocce d'acqua per permettere alla terra di franare. Dall'altra parte delle transenne, lungo il percorso ancora aperto, c'è persino una domus puntellata con quattro travi di legno, zuppe di pioggia. La manutenzione ordinaria non sembra esistere; ci sono tante ditte che all'interno lavorano al restauro, ma gli interventi sono pochi e spesso straordinari. Non si previene nulla. "Servirebbero troppi soldi ci dice un dipendente del Mibac bisognerebbe iniziare da una parte e finire dall'altra, per poi ricominciare immediatamente". Certo, se si comprendesse che un patrimonio archeologico come questo, unico al mondo, è una fonte di guadagno. E invece Bondi, anziché decidere di intervenire subito per evitare nuovi crolli, trova il tempo di prendersela con la sinistra: "La spaventosa strumentalizzazione che viene fatta sul caso Pompei da parte della sinistra è nel dna di una opposizione senza principi, senza onestà politica e intellettuale e senza rispetto per la verità e le persone". "È incredibile che il ministro stia tentando di minimizzare l'accaduto risponde la deputata Pd ed ex sindaco di Ercolano, Luisa Bossa - . Se il governo non è in grado, chiediamo al mondo di aiutarci". Ma anche la soprintendente Jeannette Papadopoulos getta acqua, anzi pioggia, sul fuoco: "'Si tratta di episodi possibili nel corso della vita di uno vasto sito archeologico di 2000 anni, soprattutto in condizioni climatiche come quelle di questi giorni e che non devono generare alcun allarmismo né generare casi sensazionalistici". "Qui I soprintendenti continuano a cambiare ogni tre mesi - ci sussurra uno dei custodi -. Bondi? Lo abbiamo visto una volta sola. Ma non è che prima di lui fosse molto diverso". E in effetti la sensazione è che Pompei viva da troppo tempo in uno stato di totale abbandono, con una cornice fatta di cani randagi, guide abusive e hotel intorno chiusi un tempo per prostituzione. Mentre usciamo dagli scavi continua a diluviare, eppure troviamo un gruppo di turisti americani con gli occhi sgranati davanti alla "palestra". Se non si interviene subito, questo spettacolo è destinato a finire.