Il critico d'arte Daverio: nessuna alternativa il mondo deve aiutarci La sua è una provocazione. Ma ribadita con forza: «A questo punto, la tutela di Pompei è al di sopra delle possibilità dello Stato italiano». Philipe Daverio, critico ed esperto d'arte, apprende del secondo crollo negli scavi archeologici, mentre sta per intervenire ad un convegno. È davvero così pessimista? «Di più. Dico che siamo alla catastrofe. Bisognerebbe sotterrare di nuovo l'intera città antica, per salvaguardarla. Riportarla a tre secoli fa, al Settecento, quando i Borbone cominciarono i primi scavi». Possibile che non ci sia una soluzione per evitare crolli e degrado? «Ormai occorrono solo i caschi blu. Bisogna prendere atto che Pompei è patrimonio del mondo e quindi affidarci alle competenze di paesi stranieri, come Germania, o Francia. Per noi è un impegno troppo grande». Si riferisce solo alla tutela delle strutture? «A tutta la gestione dell'area archeologica. L'unica cosa che possiamo fare è adottare i cani randagi che si aggirano tra quelle mura antiche, come ha fatto mia moglie. Ha preso in casa una cagnolina tanto simpatica». Fuori dalla provocazione, non ha delle proposte sui beni culturali italiani? «L'unica possibile la lancerò nel prossimo numero della mia rivista in inglese. Scriverò Save Italy e sarà un appello al mondo per salvare il patrimonio di arte e archeologia del nostro territorio. Guardi, la questione non riguarda solo Pompei, ma tutti i nostri beni d'arte. Veda, ad esempio, come è ridotto il palazzo ducale di Mantova». Così si ammette il fallimento italiano a difendere un patrimonio unico nel mondo, non crede? «Già, ma nella vita bisogna convincersi che esistono anche i fallimenti. E noi ci siamo dentro. Rispetto a Pompei l'Italia si è dimostrata meno capace di quanto furono, invece, nelle Due Sicilie che era un grande stato». Affidarci agli stranieri, dunque? «Sì, fare una proposta a competenze non nostrane. Magari dargli gestione e tutela dei nostri beni culturali per una trentina d'anni. Sarebbe anche un modo per coinvolgere la comunità internazionale che nella storia ci ha spesso depredati delle opere d'arte. Su Pompei nel 1944 gli americani buttarono le bombe». Non è una proposta singolare nell'anno delle celebrazioni per i 150 anni di unità d'Italia? «No, no. Va proprio nella direzione giusta. Sarebbe il modo migliore per celebrare quest' anniversario».