Beni in svendita? L'allarme lo rilancia su internet il sito «patrimoniosos.it» con il lungo elenco di beni che lo Stato avrebbe messo in vendita dopo il decreto numero 63 del 2002. Regione per regione, provincia per provincia: il patrimonio barese che potrebbe finire all'asta è di milioni e milioni di euro. Numerosi palazzi di Barivecchia, la spiaggia di San Francesco Alla Rena, le caserme «Macchi» e «De Falco», perfino il lungomare. «Questa è una bella trovata, della serie: lo Stato si vende il Colosseo!». L'Agenzia del Demanio che ha sede in vìa Amendola smorza gli animi, anche quelli più inquieti che on line gridano al saccheggio del patrimonio pubblico. Il decreto numero 63, in sostanza, nel suo unico articolo, recita più o meno: «Sono di proprietà dello Stato i seguenti beni...» e via elencando. Un atto più o meno dovuto anche per scongiurare contenziosi sempre in agguato. Dunque non si vende? In questa fase il Demanio sta trasmettendo alla Direzione regionale dei Beni Artistici una serie di schede con l'indicazione degli immobili contenuti nel famoso decreto 63. La Direzione regionale li smista quindi all'Ufficio Vincoli della Soprintendenza, al Castello Svevo, che dopo aver fatto il sopralluogo, sdogana o meno l'immobile in questione. Vale a dire: no, non ha valenza artistica o storica e quindi si può vendere (qualora lo Stato decida di venderlo). Oppure: sì, l'immobile ha un valore artistico ed è dunque inalienabile. Il carteggio tra Demanio e Direzione dei Beni Artistici avviene nell'ambito di un protocollo informatico che ha accelerato le procedure e il dialogo tra le due amministrazioni. Al momento, sulla scrivania dell'Ufficio Vincoli, al secondo piano del Castello Svevo, sono già pervenute richieste di perizia relative al palazzo delle Finanze di piazza Massari, agli uffici finanziari di via Amendola, alla caserma De Falco di viale Europa e alla caserma Macchi di via Murat. I tecnici valuteranno se concedere o meno il vincolo per l'inalienabilità. Ma quali sono i criteri di valutazione? Quando un bene può essere sottoposto a un vincolo che lo preservi da una eventuale vendita e quindi da un possibile stravolgimento? C'è innanzitutto il vincolo generico quanto rigoroso dei 50 anni: tutte le costruzioni che abbiano più di 50 anni d'età sono sottoposte a vincolo, in base a una vecchia legge dei primi anni del Novecento. Ma ci sono anche valutazioni più sottili, più specifiche che attengono, ad esempio, all'architettura contemporanea. Possono esserci manufatti di 20 o 30 anni che abbiamo comunque un pregio tale da guadagnarsi il vincolo. Insomma: il Colosseo non si vende così facilmente! Ma il punto è proprio questo: lo Stato ha intenzione di vendere l'ampio, prezioso patrimonio barese? L'Agenzia del Demanio fa sapere che dopo questo complesso censimen-to in corso si potrebbe mettere mano a un piano straordinario di vendita di quei beni contenuti nel decreto 63. In alcuni casi, lo Stato potrebbe decidere di alienare alcuni stabili più o meno vecchi (ad esempio quelli utilizzati a lungo come sede di uffici pubblici) e sostanzialmente privi di un reale valore storico o architettonico. Già solo dalla vendita di alcuni locali disseminati tra via Buccari: corso De Gasperi e viale Einaudi, le casse pubbliche si arricchirebbero di due milioni di euro. Il vero pericolo sono le speculazioni sempre possibili da parte di quanti, tra le pieghe della legge, la vigilanza degli enti e perfino i vincoli architettonici, sanno comunque, magicamente, fare business.