Un altro crollo agli scavi di Pompei. Stavolta a cedere è stato un muro perimetrale, sette metri di materiale di scarso valore, sostanzialmente tufo e calcare, della cosiddetta "Casa del Moralista" (a soli 20 metri dalla "Scuola dei Gladiatori", su via dell'Abbondanza, collassata meno di un mesetto fa), da sempre chiusa al pubblico. Un muro grezzo che fino a ieri mattina faceva da contenimento al peristilio della domus (celebre soprattutto per gli epigrammi scritti sui muri della sala da pranzo, vere e proprie "massime di vita" a cui gli ospiti dovevano attenersi), già distrutto nel corso dei bombardamenti dell'aviazione americana tra il 19 e il 20 settembre 1943 e completamente rifatto nel dopoguerra. Roba di poco conto, insomma, assai probabilmente venuta giù a causa delle incessanti pioggie di questi giorni («Purtroppo sono due mesi che sto qui e non fa altro che piovere: un fattore eccezionale che si va a innestare in una situazione di fragilità», si lamenta il sovraintendente Jeannette Papadopulos, dopo aver eseguito un sopralluogo). Anche se qualcuno ricorda i lavori al terrapieno (zuppo d'acqua) retrostante la domus voluti dall'ultimo commissario Marcello Fiori e condotti, in modo certo non usuale, con delle ruspe. Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, sempre più nel mirino delle critiche e dell'opposizione che vuole sfiduciarlo, tende a minimizzare l'accaduto: «Bisogna evitare ogni inutile allarmismo. Il cedimento non ha riguardato né coinvolto alcun manufatto di rilievo o prestigio storico, artistico o archeologico». Il che, indubbiamente, è vero. Ma la situazione generale resta grave. Tutti i muri senza copertura sono a rischio e nuovi crolli appaiono dietro l'angolo. «È evidente», sostiene Fabrizio Pesando, docente di Antichità pompeiane ed ercolanesi presso l'Università L'Orientale di Napoli, «che nella zona non scavata vi siano dei problemi, un vero e proprio dissesto idrogeologico provocato dalle pioggie. C'è qualcosa che non funziona. Non dimentichiamo che già la cosiddetta "Casa di Ifigenia", nei mesi scorsi, fu protagonista di altre situazioni simili». Come non ricordare poi il comunicato del Mibac dello scorso 10 novembre, in cui si smentiva «categoricamente la notizia completamente falsa riportata da alcuni organi di stampa riguardo il presunto crollo della Casa del Moralista», denunciando una «volontà di creare un clima di esasperazione» e chiamando in causa la Procura della Repubblica? Dinanzi a un quadro del genere, non bastano certo gli interventi di "ingegneria naturalista" con le piante di rosmarino per trattenere il terreno; o la perquisizione di ieri fatta dai carabinieri, che hanno sequestrato il registro dei custodi, dove sono tenuti a segnalare le possibili irregolarità; o la convocazione da parte di Bondi, per domani pomeriggio, di una riunione al Mibac perla costituzione di una Fondazione di diritto privato per la gestione del sito archeologico di Pompei, con la partecipazione del governatore della Campania, del presidente della Provincia di Napoli, di Mario Resca e del nuovo direttore generale per l'Archeologia Luigi Malnati. Né tantomeno serve il convegno della Cgil "Pompei tra crisi e degrado: legalità, fermare la crisi produttiva, tutelare e sviluppare il patrimonio culturale" in programma sabato con la partecipazione della neoleader Susanna Camusso. L'antica Pompei è un patrimonio mondiale dell'umanità, il secondo sito archeologico più visitato al mondo (2253.633 persone nel 2008) e un simbolo dell'Italia. Va salvaguardato a ogni costo. Mettendo mano, cari Tremonti e Bondi, al portafogli. E se i soldi non ci sono, vanno presi da altre parti. Per esempio dal cinema. Invece di finanziare i soliti filmetti inguardabili, che poi infatti non finiscono nemmeno in sala o se ci arrivano non incassano un euro, diamo i fondi necessari agri archeologi. Gli americani vengono da noi per vedere Pompei, mica per andare al cinema. Per quello c'è Hollywood.