Roma. E' bastato il crollo di una piccola porzione di un muro di sessant'anni fa per scatenare il tradizionale repertorio di polemiche e accuse all'indirizzo del ministro Sandro Bondi. La scena del delitto è sempre la stessa: l'area archeologica dove sorgeva la città romana di Pompei. A più di un mese di distanza dal crollo che aveva interessato la Schola Armaturarum, ieri mattina è venuta giù una parte di muro della Casa del Moralista. Oggi come allora alle origini del crollo ci sono le precipitazioni eccezionali. A cedere è stato un «muro grezzo», per citare l'espressione usata dalla Sovrintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli, ricostruito nel dopoguerra dopo che quello originale era andato completamente distrutto a seguito dei bombardamenti del '43. L'eccezionalità delle condizioni atmosferiche e le rassicurazioni dei tecnici, però, non bastano a fermare i professionisti della polemica. Per chi, infatti, legge nelle condizioni atmosferiche epifanie politiche di un certo peso, il crollo del muretto della Casa del Moralista a Pompei sotto una pioggia torrenziale è sembrato un ghiotto invito. E' il caso, ad esempio, di Paolo Ferrero, segretario nazionale di Prc Federazione della Sinistra, che parla dell'«ennesimo crollo» a Pompei come di una «allegoria di questo governo che porta alla rovina il patrimonio culturale». Chi è interessato alla polemica politica a tutti i costi fa orecchie da mercante alle rassicurazioni che arrivano dal direttore degli scavi Antonio Varone e va col pensiero alla conferenza dei capigruppo della Camera dei deputati che oggi pomeriggio si riunirà per decidere quando mettere in calendario la mozione di sfiducia al ministro Bondi. Facendo riferimento alla stessa mozione, slittata più volte nel calendario di Montecitorio, il deputato del Pd Guglielmo Vaccaro definisce sfortunata la «parabola politica» di Bondi che «se, come speravamo, il 29 ottobre scorso fosse stato pensionato dal ruolo di ministro, avrebbe evitato la gestione di un nuovo crollo». E non sono pochi tra le file dell'opposizione a sperare che a far cadere il quarto governo Berlusconi sia proprio una mozione di sfiducia al ministro della Cultura. Ancora non si sa quando i deputati di ogni schieramento saranno chiamati a dire sì o no alla sfiducia individuale a Bondi. Se dovesse essere calendarizzata prima del 14 dicembre il ministro potrebbe rivedere la sua determinazione nel non voler rassegnare le dimissioni al fine di evitare la «prova generale» di sfiducia che la mozione nei suoi confronti rappresenta per le opposizioni. «Viviamo un'emergenza continua» spiega il Soprintendente degli Scavi di Pompei Jeannette Papadopoulos, riferendosi alle eccezionali precipitazioni degli ultimi due mesi. Per Bondi, però, l'emergenza che fa slittare nei lavori parlamentari la mozione di sfiducia potrebbe essere un'ancora di salvezza.
Nuovo mini crollo a Pompei: riparte la caccia a Bondi
A Pompei, il crollo di una piccola porzione di un muro di sessant'anni fa ha scatenato polemiche e accuse all'indirizzo del ministro Sandro Bondi. Il muro, ricostruito nel dopoguerra, è caduto sotto una pioggia torrenziale. I tecnici hanno rassicurato che il crollo è dovuto alle condizioni atmosferiche eccezionali. Tuttavia, i politici hanno interpretato il crollo come un segno di rovina del patrimonio culturale. Il ministro Bondi è stato accusato di non voler rassegnare le dimissioni per evitare la prova generale di sfiducia. La mozione di sfiducia è stata slittata più volte nel calendario di Montecitorio.
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