Vertice con il capo di gabinetto Del Gaizo per cambiare Cda, direttori, azzerare vertici «Cambiare, azzerare, far posto». A qualunque costo. Se è il caso, se gli atti trovati in ordine non offrissero varchi a destituzioni o giochi dimperio, anche mettendosi alla ricerca di qualche cavillo, di una forzatura giuridica. È questa la strenna natalizia che la Regione, dopo un incontro riservato di qualche giorno fa, attraverso il potente capo di gabinetto Danilo Del Gaizo e qualche assessore, sta preparando per il sistema dei teatri e delle fondazioni ereditati dal "regno" Bassolino? È sotto un principio di diminuzione o demolizione - slegato da un legittimo rinnovo dei volti e delle storie - che rischiano di chiudere lanno realtà come lo Stabile Mercadante e la Fondazione dei festival, come il museo Madre o Settembre al Borgo? È su questa scena, che i crolli agli Scavi di Pompei rischiano di diventare metafora potente di unemergenza culturale. I timori risalgono già allestate. «Ma è a dicembre che si vede leffetto dei tagli nelle risorse vere, limpossibilità di sanare i bilanci e di programmare - denuncia Eduardo Cicelyn, direttore del Madre, che tuttavia ammette di avere appena ricevuto altri 2 milioni per la gestione corrente - . Il nostro caso scoppia per quei 9 milioni di fondi europei che ci sono stati sottratti in un sol colpo: destinati non si sa a cosa. Abbiamo fatto ricorso al Tar. Intanto dobbiamo pagare solo di Tarsu, come museo, 50mila euro e ci teniamo limmondizia negli uffici per la vergogna di farla marcire davanti ai marciapiedi». Andrea De Rosa, direttore dello Stabile Mercadante, ricostruisce: «Dalla Regione ci era stato assicurato un sostegno di 1 milione e 800mila, a voce. Allo stato non sappiamo se arriverà e quando, e siamo al consuntivo, senza un solo anticipo. Zero certezze. Indebitati, stiamo facendo appello alla pazienza degli artisti, dei fornitori, tutti. Eppure i "prodotti" del Mercadante girano tutto il paese, alla seconda tournée le compagnie di Umberto Orsini e di Arturo Cirillo. È una grande azienda, che dovrebbe stare a cuore a tutti». Si teme la "decapitazione" anche alla Fondazione Campania dei festival, la cui presidente è Rachele Furfaro, già al centro di unaspra polemica con lassessore Caterina Miraglia. Un duello duro e sottile, in corso. E cè unindiscrezione a riattizzare il fuoco, colpendo quel che resta delle infrastrutture (culturali) di una Campania ferita a morte dalla crisi (anzi, dalle crisi). Uffici della Regione, interno giorno. Quasi lintera avvocatura è riunita nella stanza del capo di gabinetto (a detta di qualche maligno il "vero governatore"): lavvocato dello Stato Del Gaizo. Qual è lobiettivo: far fronte alle implicazioni del disastro rifiuti, o dellultimo scandalo sanità sul mercimonio dei crediti bloccati? No. I "motivi" sono altri: azzerare le istituzioni culturali, capire come rovesciare qualche Cda o direttore. Stessa notizia è arrivata anche in Fondazione. Cercano pretesti, cavilli tra le carte? «Abbiamo sentito di questa scena - conferma la Furfaro - e queste voci si rincorrono da mesi: ma che senso avrebbe indebolire istituzioni culturali e un sistema riconosciuto tra i pochi vanti della regione? Ci prepariamo ad annunciare i programmi del Festival Teatro Italia per il biennio. Abbiamo certificato volontariamente la correttezza dei bilanci con la società Price Waterhouse; siamo stati menzionati alla comunità europea per la trasparenza gestionale; abbiamo affidato alle università di Milano e di Napoli unanalisi dei risultati di tre anni di gestione del denaro pubblico, ottenendo risultati che indicano livelli di redditività doppi di quelli di altri importanti festival del nord Italia». Aggiunge la Furfaro: «Lealmente stiamo lavorando al servizio di Napoli e della Campania, per valorizzare il meglio della città, tenere aperta una finestra internazionale, un modello di lavoro che tanta stampa, anche internazionale, sostiene». Su operazioni come quella del Festival teatro Italia, si è posata lattenzione del Capo dello Stato Napolitano, quando ha sensibilizzato le amministrazioni ad avere cura delle realtà territoriali più significative. Eppure, cè aria di giro di boa, non di visioni o progetti alternativi. Basti dire dei boatos sullarrivo al Mercadante di Luca De Fusco (stimato regista della "Tosca" che sta per debuttare al San Carlo, socialista, molto in auge nel periodo aureo del craxismo), su cui lattuale De Rosa glissa seccato: «Io sono come un direttore dei lavori di una splendida casa che non è mia. Mi preoccupo solo che si rispettino patti e regole e si paghino le maestranze da me coinvolte. Quanto a me, il contratto scade nel 2013, il Cda mi ha appena rinnovato, credo sia gossip. Punto». Disagio anche a Caserta, dove il nuovo commissario dellEnte provinciale per il turismo, Alfredo Aurilio, appena insediatosi ha auspicato «un carattere internazionale» e più turisti per la realtà di Settembre al Borgo, che da tre anni, sotto la guida di Paola Servillo e Ferdinando Ceriani, è cresciuto in prestigio, riconoscibilità, partecipazioni autorevoli. Composta, e affilata, la Servillo spiega: «Non ho ancora conosciuto il commissario, da quello che dice forse non sa, quindi lo informo. E, di fronte a crisi tanto gravi, ho anche pudore a parlare del Festival della mia città. Ma forse è giusto ricordare che Settembre al Borgo, pur vivendo di fondi ristrettissimi, ha firmato produzioni apprezzate, da Elio Germano alle Interviste Impossibili, ha radicato unidentità culturale. Oltre ogni attaccamento alla poltrona, ci spiacerebbe solo che una creatura, il festival, fosse abbandonata».
NAPOLI - Operazione Zero così la Regione allarma la cultura
La Regione Campania sta preparando un vertice con il capo di gabinetto Danilo Del Gaizo per cambiare il Consiglio di Amministrazione, i direttori e azzerare i vertici dei teatri e delle fondazioni ereditate dal "regno" Bassolino. I timori sono già arrivati alle stesse, ma è a dicembre che si vedrà l'effetto dei tagli nelle risorse vere. Il direttore del Madre, Eduardo Cicelyn, denuncia la perdita di 9 milioni di fondi europei destinati a scopi non sappiuti. Il Madre deve pagare solo 50mila euro come museo, mentre lo Stabile Mercadante deve affrontare la possibilità di azzerare i suoi vertici.
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