PISTOIA. "Stop the Wall", Ferma il muro. Quello figurato, di indifferenza del governo nei confronti delle proteste degli studenti e dei bisogni della scuola pubblica, ma anche quello fisico di cemento e mattoni delle scuole che cadono a pezzi: questo il senso dello striscione che ha aperto ieri mattina il corteo degli studenti delle scuole superiori della provincia, scesi in strada per protestare, come i loro colleghi di tutta Italia, contro il disegno di legge Gelmini sull'università, in discussione ieri pomeriggio alla Camera. Nei prossimi giorni e forse già da oggi, la protesta potrebbe continuare con altre manifestazioni o iniziative interne agli istituti. Ieri mattina, gli studenti del liceo scientifico, del classico, del liceo artistico, dell'istituto Pacini, dell'istituto agrario e qualche rappresentanza di altre scuole, tra cui il Lorenzini di Pescia, si sono ritrovati alle 9 in piazza San Francesco per la partenza della manifestazione. Un corteo di alcune centinaia di ragazzi che ha attraversato corso Gramsci, corso Fedi, via del Can Bianco, fino ad arrivare in piazza del Duomo dove hanno incontrato gli amministratori provinciali e comunali. "Con tutti questi tagli sembra di essere ad Art Attack" recitava uno striscione."No alla militarizzazione. Sì alla scuola pubblica" riportava un altro. La critica ai finanziamenti alla guerra e alle armi a fronte dei tagli alla scuola è uno dei motivi di fondo della manifestazione. «63,5 milioni di euro nel 2009, 90 milioni nel 2010, 316 nel 2011, 417 nel 2012, 455 dal 2013: questa l'entità dei tagli previsti dal disegno di legge» spiegano Luca Bertocci del liceo scientifico e Giulio Baldassarri del liceo artistico.«Ma lo Stato ha speso - aggiunge Lorenzo Centini di Pescia - 4 miliardi di euro per gli otto anni di missione in Afghanistan di cui 308mila solo nei primi 6 mesi del 2010; 13 miliardi per 131 cacciabombardieri F35; 14mila euro al mese per ogni vitalizio degli onorevoli. I soldi ci sono. Devono darli a noi che siamo il futuro». Dopo un sit-in di fronte alle scuole private Mantellate, in solidarietà con le proteste del mondo universitario, è stata letta una lettera di un professore dell'università di Bologna, padre di una ragazza del Pacini. «Mio padre - spiega Lucia Azzaro - è tra i tanti professori che hanno sottoscritto una lettera di protesta e spedita al Ministro Gelmini. Noi la condividiamo». Dopo lo stop alle Mantellate, riparte il corteo e con esso anche i cori: "noi la crisi non la paghiamo" è tra i più gettonati. «Come sempre - spiega Andrea Giardino del liceo classico - nei momenti di crisi a rimetterci sono sempre i più deboli; mai chi li ha causati davvero, come i responsabili delle speculazioni finaziarie, ad esempio». E c'è chi pensa al suo futuro: «Faccio il liceo scientifico - spiega Marta Frosini - vorrei fare l'università, ma se questa riforma passa, non so se potrò permettermelo». «Il diritto allo studio - aggiunge Elvira Minutillo del liceo pedagogico - dev'essere uguale per tutti indipendentemente dal ceto sociale a cui si appartiene. Non vogliamo che nessuno ci rubi il futuro». «Dicono che non ci sono soldi - affermano Jacopo Pelagalli e Lorenzo Lombardi dell'istituto agrario - ma poi un parlamentare guadagna in un mese quello che un operaio guadagna in un anno». «Il mio futuro all' università - afferma Luca Parlanti del Pacini - lo vedo buio». E sulle accuse di strumentalizzazione: «Sono false - afferma Cristina Raffi - La protesta va al di là dei partiti».