Il documento su napoli.repubblica.it. Primo obiettivo dei firmatari: un incontro tra chi aderirà "Bisogna porre fine al silenzio dellintelligenza Noi mandiamo questo segnale" Il filosofo: "Lidea è nata a Palazzo Cavalcanti, con Schiavone e Galli della Loggia" «Liniziativa di un appello degli intellettuali per scuotere Napoli dalla condizione di degrado e di inerzia in cui è precipitata», spiega il filosofo Roberto Esposito, «ha preso corpo, nella sede dellIstituto di scienze umane a Palazzo Cavalcanti, nel corso di un incontro con Aldo Schiavone e Ernesto Galli della Loggia. Partivamo, come ognuno può intuire, da punti di vista non proprio coincidenti ma ci siamo ritrovati sullassoluta insostenibilità della situazione». Napoli aspetta: questo il logo che nel testo viene ripetuto sei volte per dare più forza ai concetti. A partire da una precisazione di grande forza morale: Napoli non aspetta, come spesso ha fatto, la grazia dal cielo «ma che ricominci una storia che oggi appare interrotta e che non è solo la sua storia: è la storia di tutto il Paese, dal momento che i destini delluna e dellaltro sono ormai legati per sempre. In una Italia che non riesce a trovare il proprio cammino, Napoli rischia di smarrire perfino il senso della sua alta, drammatica vicenda civile, lidea di un qualsiasi ruolo sulla scena nazionale. Rischia di vedersi ridotta solo a maschera sporca e grottesca dei suoi vizi e di quelli altrui». Lobiettivo, aggiunge Aldo Schiavone presidente dellIstituto italiano di scienze umane, è, dunque, riprendere la parola: «Bisognava porre fine al silenzio dellintelligenza e allora abbiamo inteso mandare un segnale che, ci auguriamo, venga accolto senza pregiudizi ideologici perché dietro di noi non cè un partito, né uno schieramento ma solo la volontà di aiutare Napoli a risalire dal baratro in cui è precipitata». Ora si attende che il consenso cresca e si manifesti con altre proposte e per questo cè lintenzione di approfondire il discorso appena abbozzato nel corso di un incontro aperto a tutti i firmatari. Che dovrebbe avere luogo il 21 dicembre, alle 17, nel salone di Palazzo Cavalcanti. Lappello, però, nonostante la drammaticità del momento, non è mai solo un elenco di negatività, gli intellettuali utilizzano il pessimismo della ragione oltre che della volontà per dare più forza al messaggio: Napoli aspetta, essi dicono, «che si rianimino le idee, le passioni, le intelligenze che in passato qui hanno sempre avuto vita. E che non sono spente, esistono ancora, ma da troppo tempo non riescono a prendere la forma di un discorso e di una speranza collettivi». Il senso, completa Roberto Esposito, è dare una frustata allambiente, una scossa, il segno di una non passività. Tra i firmatari, insieme a Giuseppe Galasso, Elisabetta Rasy, Raffaele La Capria, Mario Martone e Toni Servillo, cè anche larchitetto Gae Aulenti che ha firmato le stazioni della metropolitana di piazza Dante e del Museo. «Il mio amore per Napoli è forte, ho lavorato bene anche perché verso la fine degli anni Novanta cera un grande fermento e la città era viva, propositiva mentre la visione di questi giorni offende e ferisce non solo i napoletani ma tutti». I commenti a caldo battono tutti sullo stesso chiodo: non si poteva restare zitti, ma per Gae Aulenti cè anche unaltra motivazione forte che espone con grande forza evocatrice: «Siamo umiliati anche per gli atteggiamenti di chiusura di ben identificate Regioni del Nord. È come stare in guerra, anzi è peggio perché in guerra il nemico si vede, mentre nel nostro caso si nasconde dietro alibi inaccettabili». La condanna per le porte ripetutamente chiuse in faccia dalla Lega è fin troppo evidente e dovrebbe ottenere il risultato di far coinvolgere sullappello, un consenso molto forte e adesioni su scala nazionale. La conclusione è in linea con le denunce contenute nellappello: «La misura è colma perché è in gioco lonore di una comunità ricca di mille risorse che sembra rassegnata a essere vittima di una sorta di vile fatalismo». E Francesco Barbagallo conclude: «Napoli ha conosciuto altri momenti difficili, ma oggi, rispetto al passato sembra essere venuta meno la speranza del cambiamento. Come se si fossero consumate tutte le possibilità, anche perché la crisi si iscrive in un declino irreversibile del Paese. E di questa crisi Napoli rappresenta il punto più basso». E per dare forza al concetto lo storico cita Paolo Mancuso: «Il pm ha detto di conoscere moltissimi siti nei quali si potrebbero sversare i rifiuti, ma non vengono utilizzati. Perché, evidentemente si ubbidisce ad altri interessi». È da questa spirale che occorre uscire. Così si conclude lappello: «Tutti coloro che si riconoscono nelle idee e nelle parole di questo testo comunichino la propria adesione a napoliaspettagmail.com, in vista di un incontro per decidere il seguito delliniziativa». Lappello è anche sul nostro sito: napoli.repubblica.it.
NAPOLI - Appello degli intellettuali per la città "Basta inerzia, usciamo dal baratro"
Un gruppo di intellettuali napoletani ha lanciato un appello per aiutare la città a uscire dalla crisi in cui si trova. Lappello, firmato da personaggi come Roberto Esposito, Aldo Schiavone e Ernesto Galli della Loggia, chiede di riprendere la parola e di dare una "frustata" allambiente napoletano. Gli intellettuali sostengono che la città è in crisi e che non è solo una questione napoletana, ma anche una questione nazionale. Lappello chiede di riprendere le idee, le passioni e le intelligenze che in passato hanno sempre avuto vita a Napoli.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo