Cara Repubblica, larsenale Militare Marittimo della Spezia ancora negli anni ottanta del secolo scorso occupava settemila addetti civili oltre ai lavoratori delle imprese appaltatrici. Era uno dei più grandi stabilimenti produttivi della Liguria, motore di crescita e di ricchezza per tutta la città e il suo circondario. Oggi i dipendenti civili sono ormai poche centinaia, molti immobili sono sottoposti al degrado e allabbandono, le attrezzature sono valide più sotto il profilo museale che produttivo. Da anni quegli ottantasei preziosissimi ettari collocati nel cuore della città e del golfo della Spezia continuano ad essere oggetto a livello centrale di un eterno rinvio di decisioni sulla loro riconversione. A disorientare chi volesse venirne a capo e fosse intenzionato a decifrare qualche reale volontà ci pensano il gioco dei tanti Stati di cui è malato lo Stato italiano. Ci pensano il labirinto di uffici e di piani e di acronimi (Cramm, Invim, Brin etc) predisposti da anni al fine di fornire soluzioni e che a loro volta lavorano dentro un groviglio di norme che cambiano prima ancora di ogni loro possibile applicazione. In attesa di queste soluzioni che non giungono mai cè una certezza: il forte declino occupazionale unito al depotenziamento di funzioni a favore di Taranto. Sindaco della Spezia