Legno anziché cemento, frutteti anziché capannoni: come una volta Da otto anni un premio a chi riconverte il paesaggio alla tradizione La vera bellezza non è un concetto astratto, non è unedificante filosofia. È una collina ben tenuta, è un paesaggio contadino difeso, protetto come uneredità da rispettare. La bellezza è un capanno dentro una vigna. È il palo di testa (pà 'd testa, in piemontese), cioè quello che regge lintero filare, il primo soldatino dellordinatissima fila. La bellezza è il legno invece del cemento, è la morbidezza olivastra di un frutteto invece del terribile impatto grigio di un capannone nel fondovalle. Perché cè stato un tempo in cui anche qui - tra Langa e Monferrato, nel cuore di terra alla sinistra del Tanaro, cioè nel Roero, nel Roé - il capannone di cemento voleva dire ricchezza finalmente acquisita, esibizione di potenza danarosa: la fine della "malora", grazie ai soldi distillati dal vino bevuto da tedeschi, svizzeri e giapponesi. Ma esistono segni che diventano ferite sulla terra. E allora bisogna reagire. Qui sta lidea che da otto anni anima un premio veramente unico. Si chiama "Vino e territorio, estetica del paesaggio agrario" e lhanno inventato Luciano Bertello, presidente dellEnoteca di Canale dAlba, il compianto scrittore Nico Orengo e il critico letterario Giovanni Tesio. Il principio è semplice: valorizzare lintelligenza che deve improntare il rapporto tra uomo e paesaggio, anche là dove lintervento delluomo dipende da interessi ed esigenze di lavoro. Così nel Roero hanno deciso di premiare quei contadini che coltivano la terra come una volta, nel rispetto dellambiente e dellarmonia che lo sovrasta. In questi otto anni, il riconoscimento è andato a produttori vinicoli capaci di difendere un ciabòt, lantico capanno degli attrezzi che nella collina piemontese stava nel centro della vigna. Molti li hanno abbattuti per avere qualche metro quadrato duva in più, dove ogni chicco si traduce in denaro. Altri, più virtuosi, hanno rimesso a posto il vecchio capanno, e qualcuno lo ha trasformato in una camera da bed breakfast. E dormire tra le vigne, svegliarsi e fare colazione allombra dei grappoli del bianco Arneis o del rosso Roero, è unesperienza che non si dimentica. Il Roero (ventitré Comuni) è una terra sabbiosa, friabile, color ocra, distesa su un orizzonte di torri e castelli. Milioni di anni fa era un fondale marino. E ancora si vedono, soprattutto sulle Rocche, i fossili di conchiglie, ricci e pesci incastonati nelle pareti di roccia. Questanno, uno dei riconoscimenti è andato al francese Jean Marie Rey, tra i più importanti vivaisti al mondo, che da anni concentra la produzione sulle piante più adatte ad aree sempre più assolate e aride, o ventose. Nome che si è aggiunto a quelli di Renzo Piano, Paolo Pejrone, Henri Coumoul e Carlo Petrini e a lavoratori del paesaggio e nel paesaggio non certo meno importanti anche se non altrettanto noti. A Nico Orengo è dedicata una speciale sezione del premio, "Gli alberi di Nico": si è cominciato con lulivo, identità del paesaggio ligure dello scrittore. Perché la bellezza di un ulivo non è astratta, non è uno sterile esercizio di retorica ma è corpo, corteccia, rami.