Sullonda dellemergenza convocata per domani una riunione che dia il via libera allente. Ma senza troppi consensi Così rientrerebbe Marcello Fiori, ex dirigente della Protezione civile, ex commissario Era stata sventolata come la soluzione di tutti i mali secondo il mito che privato è meglio ROMA - Dopo i crolli Sandro Bondi ritira fuori dal cilindro la proposta di una Fondazione che gestisca Pompei. Incalzato da una mozione di sfiducia, dato per traballante anche dentro il suo ministero, ha scelto il coup de théâtre per fronteggiare la pioggia di critiche. E ha convocato una riunione per domani che dovrebbe mettere in piedi il nuovo organismo. Ma dove liniziativa possa portare è un mistero. Di una Fondazione per Pompei, sul modello di quella del Museo Egizio di Torino, si parla da tempo. Ma dopo una certa euforia, lidea pareva tramontata. Era stata sventolata come risolutiva dei problemi pompeiani, assecondando la mitologia dei privati che fanno meglio del pubblico. A Pompei sarebbero arrivati i manager - ha detto più volte il ministro - e avrebbero affiancato i soprintendenti, bollati come incapaci. Tutto pareva pronto, un vestito cucito ad hoc per Marcello Fiori, ex dirigente della Protezione civile, commissario a Pompei fino al luglio 2010. Con la Fondazione, Fiori sarebbe tornato, cancellando le ombre che i crolli, compreso quello di ieri, allungano su di lui. Ma dopo una prima riunione, che aveva appena avviato la discussione, tutto si era fermato. E della Fondazione nessuno parlava più, se non per certificarne la sparizione dalle agende. Contrario era Stefano De Caro, fino a oggi direttore generale dei Beni archeologici e che ha guidato gli scavi di Pompei: non è un caso che si sia atteso il suo pensionamento per riproporre la Fondazione. Ma fra gli oppositori veniva indicato anche Mario Resca, direttore generale della Valorizzazione, il quale ha fatto due conti: se affidiamo Pompei a una Fondazione, a me che cosa resta da valorizzare, visto che insieme al Colosseo il sito archeologico produce lottanta per cento degli incassi di tutto il nostro patrimonio? Daltronde Resca interpreta la logica patrocinata da Bondi: concentrarsi su pochi gioielli, metterli a reddito, e abbandonare a se stesso un immenso tesoro di beni diffusi. Il sogno di sfilare Pompei a quei barbogi dei soprintendenti sembrava sfumato. Ora Bondi ci riprova, ma anche dentro il ministero serpeggia incredulità: chi ci metterà i soldi? Il balletto sulla Fondazione si scarica sulle fragili spalle della Soprintendenza di Pompei, retta fino a gennaio da Jeanette Papadopulos. Molti progetti avviati da Fiori, alcuni firmati negli ultimi giorni della sua reggenza, presupponevano una gestione non ordinaria. Per la quale la Soprintendenza, come tutte le Soprintendenze, non è attrezzata, avendo un personale risicato. Negli uffici della Papadopulos si spulciano le carte della gestione Fiori dalle quali emerge una realtà diversa da quella raccontata da commissario e ministro. Degli 80 milioni che ci si vantava di aver sbloccato, la metà erano stati già impegnati dal precedente commissario, Renato Profili, in iniziative al 95 per cento di messa in sicurezza avviate dal Soprintendente Guzzo. Per valorizzazione e promozione si erano spesi 400 mila euro. Restavano gli altri 40 milioni, che da Fiori sono stati impegnati in percentuali rovesciate: 10 per la messa in sicurezza e 18 per valorizzazione. Vengono contestati (oltre le spese per il restauro del teatro) gli 8 milioni previsti da un contratto con Wind per un impianto di videosorveglianza fatto di circa cento pali alti quattro metri che sfigurerebbero larea archeologica e che sono il doppione di un altro impianto, perfettamente funzionante e sistemato invece sulla cinta esterna. Il contratto include il Wi-fi e un nuovo portale web, anche questo un doppione. Il rapporto, raccontano a Pompei, è con Wind, ma ad affiancare quelli del gestore telefonico ci sono anche i tecnici di Elsag Datamat, unazienda del gruppo Finmeccanica.