na città non sopravvive alleffetto congiunto di tanti fenomeni negativi. La condizione in cui versa leconomia della città e del territorio metropolitano è di diffuso ristagno produttivo e dincertezza sulle prospettive future. Ne sono coinvolte tutte le attività, dai servizi al settore delle costruzioni (che pure è stato finora il settore ancora in leggera espansione) alle imprese manifatturiere (anche quelle di eccellenza) e soprattutto ne sono acutamente colpite le piccole imprese del made in Italy (calzaturiere, abbigliamento, mobilio) e lartigianato localizzati nellarea napoletana. Credo che su questi problemi dovrà concentrarsi limpegno di Paolo Graziano nuovo presidente dellUnione industriali della provincia di Napoli che, ci auguriamo, saprà costruire le condizioni di una salda convergenza del mondo imprenditoriale napoletano coinvolgendo le esperienze di eccellenza che hanno dato prova di vitalità e dinventiva in questi difficili anni. Quali sono le cause di questa situazione? Cè da considerare che settori importanti dellapparato produttivo napoletano risentono della concorrenza dei paesi emergenti. Una parte del made in Italy per esempio. Per affrontare questa sfida occorrerà spostarsi verso produzioni di maggiore qualità, praticando la strada dellinnovazione anche nel made in Italy. Cè ampio spazio per immettere nelle produzioni tradizionali elementi legati al progresso scientifico, alla tecnologia, alle nuove conoscenze. Il vero problema da affrontare riguarda tuttavia il modo in cui migliorare le cosiddette esternalità positive per gli operatori economici. Sempre più la produttività delle fabbriche dipende dalle economie esterne: una formazione professionale che funziona, strutture di ricerca con cui dialogare, efficienti sistemi di comunicazione (ferrovie, aeroporti, rete telematica). Nei mesi scorsi si è discusso di Pomigliano. In realtà non si è riflettuto abbastanza sul fatto che la produttività e la competitività di Pomigliano se dipendono dallorganizzazione del lavoro (questione che va affrontata seriamente) dipendono fortemente dalle condizioni esterne allattività imprenditoriale. Andiamo al sodo. Se si vogliono trattenere le imprese nellarea napoletana e attrarne di nuove, vanno arricchite le economie esterne allimpresa: riducendo la congestione del territorio, curando ligiene urbana inclusa la gestione dei rifiuti, riordinando il traffico con un programma di razionalizzazione dei flussi in ingresso e uscita dalla città e di revisionecostruzione dei parcheggi pubblici e privati, rielaborando gli orari degli uffici comunali e dei servizi pubblici e privati dintesa con le altre Amministrazioni e con le organizzazioni di categoria dei lavoratori e degli imprenditori. Occorre convincersi che lo sviluppo di un territorio nel Sud non dipende solo dagli incentivi o dagli sgravi fiscali concessi alle imprese, una via esclusiva che è stata invece percorsa per cinquantanni e che non ha funzionato. Gli incentivi servono ancora, meglio quelli fiscali rispetto a quelli finanziari per evitare discriminazioni tra i beneficiari, per contrastare rendite di posizione di imprese perennemente sovvenzionate con fondi pubblici, per allentare la presa della politica e delle sue scelte discrezionali sul mondo produttivo. La vera sfida è tuttavia quella di qualificare lambiente con infrastrutture materiali e immateriali, con servizi sociali e culturali dalto profilo. Creare quei beni collettivi di cui le imprese e i cittadini hanno bisogno ma che né i cittadini né le imprese possono crearsi da soli. In questa direzione devono operare le istituzioni locali a Napoli. A questo sforzo dovrebbe corrispondere un dispiegarsi delliniziativa imprenditoriale, una maggiore disponibilità delle imprese a investire, a innovare, a rischiare nel gran mare della competizione globale. Cè inoltre da considerare il ruolo cui può assolvere limprenditoria privata nella realizzazione di grandi progetti di riqualificazione e trasformazione urbana. È evidente che in tempi di scarsità crescente delle risorse pubbliche un potere politico autorevole e consapevole del proprio ruolo deve promuovere interventi di soggetti privati. Ne ho fatto ampiamente cenno scrivendo del recupero del molo San Vincenzo, dei programmi di Naplest nellarea orientale della città, delle realizzazioni del gruppo Cis-Interporto, dei programmi di valorizzazione della parte storica della città (penso tra laltro al programma concordato tra Unesco e Regione). Decisivo è che le operazioni si svolgano nel quadro del rispetto di regole che garantiscano linteresse generale della città, un equilibrato sviluppo urbanistico e la tutela ambientale. A queste grandi operazioni può impegnarsi la nuova amministrazione del Comune di Napoli promuovendo intese con altre istituzioni pubbliche (i Comuni dellarea metropolitana, la Provincia, la Regione) e con le rappresentanze delle parti sociali (sindacati, imprenditori, intermediari finanziari). Si tratta di trovare sedi e strumenti per praticare finalmente nellarea napoletana i principi della sussidiarietà verticale (tra i diversi livelli di governo, tra il Comune e gli enti pubblici sovraordinati) e orizzontale (tra Napoli e gli altri Comuni contermini nonché tra il Comune capoluogo e gli interessi privati organizzati). Tavoli dascolto e di confronto, intese di programma, disegni di progetti complementari saranno utili a condizione che si fissino scadenze e verifiche degli impegni assunti dagli attori istituzionali e dai privati evitando errori, ingenuità e quel tanto di retorica che ha reso in questi anni Napoli un luogo daccumulo di nebbia sulle decisioni necessarie.