67 Funzionari tecnici (archeologi, architetti, restauratori) della Soprintendenze Speciale per i Beni Archeologici di Roma e Ostia, della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Sassari e Nuoro, della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Cagliari e Oristano, inviano al Ministro Sandro Bondi nota di sostegno alla lettera trasmessa al Ministro dai Soprintendenti il 9.11.10 I Funzionari Archeologi, Architetti, Restauratori e i Tecnici condividono la lettera inviata il 9.11.c.a. al Ministro dai propri Soprintendenti. Conoscendo a fondo la situazione del patrimonio archeologico italiano, esprimono estrema preoccupazione per la non considerazione delle reali cause che hanno condotto ad un punto di crisi profonda un sistema della tutela collaudato e consolidato da unantica tradizione, che avrebbe solo dovuto essere sostenuto e innovato, invece è stato progressivamente costretto su un binario morto. Ciò a favore, di un sempre più predominante interesse per una valorizzazione fondata sullo sfruttamento economico dei beni. Motivi fondamentali di tale situazione sono da individuarsi nel progressivo smantellamento di una organizzazione della tutela e della gestione del patrimonio archeologico che traeva la propria linfa nel rapporto secolare tra istituzioni centrali e territorio; nel mancato rinnovamento delle strutture e nella mancanza di certezze nelle direzioni delle Soprintendenze, Uffici periferici dello Stato nati con lUnità dItalia, cresciuti con una forte credibilità operativa, tecnica e scientifica, e oggi umiliati e in via di disgregazione. Ci sono molte cose che ci preoccupano, ma una è per noi centrale: la reiterata proposta, in nome di una presunta nuova redditività e managerialità, di spezzare lunità del sistema Soprintendenza tutela dei beni archeologici del territorio musei archeologici, da sempre assunto come esempio e imitato allestero. Questo sarebbe un danno gravissimo alla specificità della Cultura italiana. Contrariamente alla storia della formazione della maggioranza dei Musei europei, il nostro sistema è nato dal rapporto intrinseco tra territorio e museo, là dove il primo è stato e continua a essere la fonte di alimentazione quotidiana del secondo, in una felice e unica combinazione formativa che portò anche alla definizione dellItalia stessa come Museo diffuso. Nellansia di voler imitare modelli esterni, stiamo progressivamente distruggendo uno dei valori fondanti di una Cultura che tutti ci invidiano.