Ultimi ritocchi al nuovo museo dell' Arengario che inaugura il 6 dicembre Gli operai stanno ultimando la rampa che conduce all'ultimo piano. Polvere e cavi dappertutto. In strada, è quasi pronta la pavimentazione. E off limits il Museo del Novecento. Ma lo resterà ancora per poco, visto che il calendario dei prossimi giorni è già fittissimo di appuntamenti: il 3 dicembre ci sarà la conferenza stampa di presentazione, due giorni dopo la preview a inviti con direttori di musei, collezionisti e galleristi. E poi, il 6 dicembre, l'apertura alla città, con ingresso gratuito per i primi tre mesi. Tutto è pronto, o quasi, per il grande evento in piazza Duomo. «Stiamo lavorando senza sosta - spiegano dal cantiere - per terminare nei tempi previsti». Il bookshop è stato già allestito: tre addetti stanno inserendo i volumi negli scaffali di legno chiaro. Si sale ancora, lungo la rampa elicoidale, contornata da una vetrata curvilinea e illuminata da fa-retti rossi e blu. Un'idea dell'architetto Italo Rota, anche ieri presente in cantiere per sovrintendere alle ultime installazioni. Le sale che ospiteranno le opere in mostra sono top secret: dietro una porta nera serrata da un lucchetto si stanno dando i ritocchi finali all'allestimento. Il «Quarto Stato» di Pellizza da Volpedo è già lì, in un angolo della rampa. «Devo ringraziare soprattutto la gente che si sta impegnando per portare a compimento il museo» dice l'assessore alla Cultura, Massimiliano Finazzer Flory. Si comincia con le avanguardie europee della collezione Jucker: Picasso, Matisse e Modigliani, senza dimenticare Kandinsky e Klee. Poi, tocca alla metafisica di Morandi. Nella Sala delle Colonne, spazio a Boccio-ni, con una sezione monografica di dipinti, sculture e disegni. Si arriva così al secondo livello, dove al "Novecento" milanese (e italiano) di Sironi, Carrà, Funi e Casorati, si contrappone "l'altro Novecento", quello dai chiaristi lombardi all'astrazione degli anni Trenta. Su su fino alla Sala Fontana, già illuminata dal neon della Triennale 1951: ci si arriva attraverso una scala sormontata dal soffitto dell'Elba. Del resto, era scritto nero su bianco nel bando, poi vinto dal gruppo Rota, che il grande salone della Torre dell'Arengario avrebbe dovuto essere dedicata al grande artista italo-argentino. Infine, la sezione conclusiva - 1.500 metri quadrati al secondo piano di Palazzo Reale e collegata da una passerella sospesa - è dedicata agli anni Sessanta. Senza dimenticare l'arte cinetica, la pop art italiana, i dipinti extra-large della pittura analitica e l'Arte povera. E' il secolo breve che si dilata all'infinito.