Io questo condono l'ho subito e pur di portare a casa la delega ambientale mi sono dovuto turare il naso». Se questo sfogo Altero Matteoli lo avesse fatto pubblicamente, ieri per il governo sarebbe stato molto difficile far passare il condono degli abusi edilizi in aree paesaggistiche tutelate. Anzi, pubblicamente il ministro dell'Ambiente ha minimizzato, ha parlato di «mini-mini sanatoria», ha invitato tutti a ricordare che nel testo del maxi-emendamento votato al Senato tra le proteste dell'oppossizione «c'è scritto molto chiaramente che gli "ecomostri" vengano abbattuti effettivamente entro sessanta giorni». Eppure ieri, intervenendo alla cerimonia per l'anniversario della fondazione del Corpo forestale di Stato, l'esponente di Alleanza nazionale l'ha detto chiaramente che si è trattato di «una mediazione per portare a casa la delega ambientale, per dare al Paese punti di riferimento precisi sul fronte legislativo». E che in ogni caso i parchi italiani «sono al riparo» dal condono edilizio e ora la delega ambientale gli consente di mettere in pratica la sua politica. Sempre pubblicamente, Matteoli ha confutato le tesi dell'opposizione secondo cui il condono riguarderebbe Villa Certosa Di Berlusconi: «Non è serio pensare di aver fatto una norma per una persona. La fiducia è stata messa per mettere fine a ping-pong tra Camera e Senato». In privato, invece, i toni e le considerazioni del ministro sono preoccupati. Del condono nelle aree vincolate ne ha parlato diverse volte con il vicepremier Gianfranco Fini e in Consiglio dei ministri ha espresso tutte le sue perplessità. «Un condono - ha più volte spiegato - che non c'era nella mia delega ambientale e che invece è stato inserito alla Camera.». Condono inserito in commissione Ambiente a Montecitorio e tolto al Senato per poi essere rimesso sistematicamente alla Camera. Un ping pong dovuto alle divisioni della maggioranza, con la Lega e An contro il condono e Forza Italia a favore. Un braccio di ferro estenuante, una determinazione del partito del premier che in una parte del centrodestra è stata interpretata come una volontà diretta del premier. E' possibile che questa prova di forza sìa stata fatta per condonare il tunnel, la piscina e l'anfiteatro che Berlusconi ha fatto costruire nella sua villa in Sardegna? Ovviamente l'opposizione sostiene che le cose stanno proprio in questo modo. Il senatore Verde Turroni arriva perfino a indicare gli avvocati-deputati Ghedini e Previti come gli autori materiali del testo su cui ieri è stata votata la fiducia. Ghedini smentisce. Tutti nella maggioranza smentiscono che ci sia una connessione con il premier e Villa Certosa. Eppure, ieri al Senato, il presidente dei senatori dei Ds, Gavino Angius, raccontava che alla conferenza dei capi-gruppo il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Cosimo Ventucci, l'ha detto papale papale: «La questione è chiara. Dobbiamo risolvere il problema di Villa Certosa e bisogna risolverlo in fretta. Per questo il governo chiede la fiducia». Angius, naturalmente, ha tutto l'interesse a piegare i fatti in una direzione e confermare le tesi della sinistra. E comunque sia, sta di fatto che Matteoli non è contento di quello che è successo. Ieri non era presente al Senato durante il voto di fiducia; ha delegato il suo sottosegretario Roberto Tortoli. Qualcuno ha interpretato questa assenza come un voler prendere le distanze dal provvedimento. Anche se in effetti il ministro si trovava alla cerimonia del Corpo forestale. Ai suoi collaboratori, però, l'esponente di An ha fatto notare che questo condono riguarda le aree paesaggistiche tutelate che rientrano nelle competenze del suo collega Giuliano Urbani, ministro per i Beni culturali. Tanto che, viene fatto osservare al ministero dell'Ambiente, il maxiemendamento votato ieri con la fiducia prevede che siano i Sovrintendenti a dare il via libera al condono. Urbani, dicono sempre le stesse fonti, era «contrarissimo» al condono, lo aveva anche detto in alcune interviste, «ma poi ha cambiato idea. Perché?»
Questo provvedimento l'ho subito
Il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli ha detto che il condono degli abusi edilizi nelle aree paesaggistiche tutelate è stato inserito in commissione Ambiente alla Camera e tolto al Senato per poi essere rimesso sistematicamente alla Camera. Matteoli ha anche detto che il condono non c'era nella sua delega ambientale e che invece è stato inserito alla Camera. Il ministro ha anche detto che il condono riguarda le aree paesaggistiche tutelate che rientrano nelle competenze del ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani. Matteoli ha anche detto che il condono è stato inserito per dare al Paese punti di riferimento precisi sul fronte legislativo e per dare al premier punti di riferimento.
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