I ricercatori campani davanti al monumento devastato dall'incuria - Striscioni e volantini contro «il governo della pubblica distruzione» I ricercatori campani si sono dati appuntamento lungo la via dell'Abbondanza, davanti alle macerie della Schola Armaturarum crollata nelle scorse settimane. «È il simbolo di ciò che succederà al sistema cultura italiano». "Towards Pompei", si sono passati parola sulla rete. Stavolta si va a Pompei, epicentro dell'impero che crolla, a protestare. In treno, cori gli striscioni chiusi nello zaino. Piazza Garibaldi, San Giorgio a Cremano. La circumvesuviana corre tra aranceti pensili, palazzi scrostati. Ercolano: una donna dalla finestra sbatte le ciabatte in faccia ai turisti. A destra il mare, a sinistra l'immondizia: "Villa delle Ginestre, prossima fermata Leopardi". In mezz'ora si arriva agli scavi. Lì si sono dati appuntamento un centinaio di ricercatori che vengono da tutta la Campania. Rete29aprile, auto-organizzati. Arrivano alla spicciolata. Pagano il biglietto. Poi come staffette clandestine tirano fuori i volantini da distribuire ai turisti. Brevi cenni sul disastro dell'università italiana, in tutte le lingue: «Noi protestiamo, we protest, protestamos...». «Anche l'università in Italia sta crollando? Che peccato», si chiede stupita una turista di Barcellona. Dell'altro crollo hanno già letto tutti. Il luogo del delitto è proprio sul percorso obbligato. Lungo via dell'Abbondanza ("la Fifth Avenue pompeiana"). Coperto dalle transenne che sbarrano la strada ai curiosi. «Lo vede quel telo bianco?», fa un guardiano: «I1 morto è lì sotto». Ma non ride nemmeno lui alla battuta: "È come ad Avetrana, qui tutti ormai chiedono: dov'è il crollo?». Le staffette universitarie preferiscono arrivarci da sentieri meno noti. In fila indiana con i caschetti gialli si inerpicano tra le viti e i campi coltivati e proprio sopra la Schola Armaturarum - «si chiama così perché la armi ritrovate fanno pensare che si trattasse della sede di una corporazione» -, srotolano gli striscioni. «Oggi Pompei, domani gli Atenei», «Governo della pubblica distruzione». Con tanto di bis, poi, sulla via principale. «Ecco», spiega Carmela Capaldi, ricercatrice in archeologia alla Federico II (alle spalle vent'anni di supplenze «nelle scuole di ogni ordine e grado» aspettando il concorso universitario): «Pompei, anzi l'intero patrimonio culturale, è in una situazione molta critica proprio come il sistema universitario e il crollo della Schola, al di là delle cause che verranno accettate, è l'immagine di questo degrado generalizzato». Imparare, perché non si ripeta, dice Carmela. Alessandro Pezzella, che si occupa di «pigmenti della pelle», lo dice in altro modo: «La riforma Gelmini ha lo stesso codice genetico con cui è stata pensata la Protezione civile Spa: con la scusa dell'emergenza si introducono strumenti drastici di intervento ma il vero obiettivo è la privatizzazione». Archeologi, chimici, matematici. Sono bravi a spiegare. «I ragazzi preferiscono noi ai docenti», sorride Francesco Giannino, che studia modelli matematici applicati all'ecologia. Solo che da maggio loro hanno smesso di fare i "supplenti". «E se la riforma passa, la protesta non si ferma». Con loro ci sono anche le mamme "vulcaniche" di Terzigno. «Quel muro crollato dicono è la prova che pure qui lo Stato ha fallito».
La protesta a Pompei. Oggi crolla la Schola domani l'università
I ricercatori campani si sono riuniti davanti alle macerie della Schola Armaturarum a Pompei per protestare contro il sistema universitario italiano. Si sono auto-organizzati e pagato il biglietto per l'ingresso agli scavi. Lì hanno distribuito volantini con messaggi di protesta in diverse lingue. I ricercatori sostengono che il crollo dell'università è un simbolo del degrado generale del sistema culturale italiano. Alcuni hanno espresso la speranza che la protesta possa portare a una riforma. I ricercatori hanno anche criticato la riforma Gelmini, che hanno considerato come una privatizzazione. Alcuni hanno anche espresso la speranza che la protesta possa portare a una maggiore attenzione verso l'ecologia.
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