L'idea di Narcisi si fonda sulla coscienza di un territorio ormai privo di ulteriori sbocchi ediliz San Benedetto Se da un lato c'è chi, come Nazzareno Torquati, propone una pianificazione di carattere comprensoriale per la crescita urbanistica del territorio, dall'altro c'è chi sostiene che si deve riqualificare quanto già esiste. La pensa così, ad esempio, il primario ospedaliero e consigliere comunale Mario Narcisi. In quale direzione, secondo lei, si deve sviluppare la nostra città? "Innanzi tutto direi che va migliorata la qualità dell'esistente. Viviamo in una città conclusa dal punto di vista dell'espansione volumetrica ed urbanistica e l'unica strada percorribile, secondo me, è soltanto quella di contenere il numero dei fruitori, migliorando nel contempo la qualità complessiva dell'offerta turistica sotto tutti i punti di vista. L'altra direzione, a mio parere, è il potenziamento del settore terziario, direzionale e commerciale da sviluppare in periferia, pensando alla creazione di posti di lavoro". Quale futuro per il porto? "Un futuro radioso. San Benedetto è fra le pochissime città che hanno la fortuna di avere un porto turistico che si apre direttamente sul centro cittadino. Si tratta di una vera e propria opportunità che deve essere valorizzata al cento per cento dal punto turistico. L'obiettivo, sicuramente ambizioso, dovrebbe essere quello di farne una delle mete più esclusive d'Italia, senza poi trascurare il potenziamento della parte commerciale e cantieristica, da collegare con un asse attrezzato alla grande rete viaria e ferroviaria. Non abbiamo bisogno della Nomisma per un'operazione di questo tipo. A San Benedetto ci sono fior di tecnici e progettisti sicuramente capaci di pensare al porto". Cosa vede nell'area Brancadoro? "Vedo un'area funzionale allo studio della città, che ancora il Comune non ha prodotto. Quindi è fuori posto ipotecare e consumare l'esiguo territorio che abbiamo con una maxivariante (piano particolareggiato) senza avere una visione d'insieme. Tutto questo è a vantaggio dei singoli ma non della collettività". Secondo lei c'è qualcosa che si può fare alla Sentina, anche in chiave turistica? "Se dovessi seguire una mia passione ci farei un autodromo. Ovviamente scherzo ma credo, in ogni caso, che per la Sentina bisogna avere un po' di coraggio. Si tratta di una zona in qualche modo compromessa. La Sentina rappresenta la porta di ingresso di tutta la Provincia del Piceno per cui la vedrei come un polo da mettere a disposizione dell'istituendo Parco Marino e di tutto ciò che ruota attorno ad esso in chiave di istruzione, ricerca e cultura". Parliamo di viabilità. Secondo lei cosa c'è da fare? "La Bretella di Santa Lucia innanzi tutto. Era una priorità del programma elettorale della città che questa amministrazione non ha voluto difendere. Il futuro della nostra viabilità, invece, passa proprio per la bretella, l'unico asse viario in grado di ridare respiro sia alla Nazionale che alla zona industriale di Acquaviva. Una realtà, quest'ultima, situata proprio al confine con il nostro territorio per cui i problemi di traffico che la riguardano ricadono tutti su San Benedetto, non certo su Acquaviva. Ritengo inoltre che la bretella dovrà successivamente completarsi con il prolungamento dalla Salaria al casello autostradale di Grottammare e il collegamento al porto". Praticamente una sorta di catalizzatore di tutte le attività di sviluppo della nostra città? "Esattamente. La bretella collegherebbe Porto d'Ascoli, in particolare la Sentina, sia con il centro cittadino che con la zona industriale di Acquaviva, il porto e, infine, il casello autostradale di Grottammare, creando un territorio sempre più unito ed efficiente".