Dopo larticolo di Emma Dante sui capannoni della Zisa, arriva la proposta degli operatori Titti De Simone e Sandro Tranchina lanciano lidea di unazione collettiva E gli studenti di cinema ricordano il Museo darte "Riprendiamoci i Cantieri". Lo gridano forte gli operatori culturali scossi dal grido di dolore di Emma Dante che su queste pagine ha scritto il diario della sua giornata particolare tra i capannoni dei Cantieri culturali alla Zisa, o meglio in quellex cittadella culturale che, ad eccezione del Centro sperimentale di cinematografia, dei due centri culturali stranieri e dellIstituto Gramsci, agonizza in stato di abbandono per almeno metà della sua sterminata area. Dopo larticolo della regista palermitana, storica "senza teatro" di questa città al pari di tanti suoi colleghi, un pezzo di città ha battuto un colpo. Lo ha fatto Titti De Simone, fondatrice del circolo Arci Nzocché e ora tra le animatrici del Festival Queer. La De Simone in una lettera punta lindice contro le chiare responsabilità politiche «delle attuali istituzioni pubbliche che avrebbero dovuto in questi anni tutelarne e promuoverne la fruizione, lutilizzo e la valorizzazione attraverso un progetto condiviso e con regole trasparenti». Adesso, continua la De Simone, è il momento «di alzare la testa, di porre con forza il tema degli spazi pubblici destinati alla cultura», «di intraprendere uniniziativa collettiva: unazione concreta promossa dalle associazioni culturali della città tesa alla riapertura dei Cantieri e di tutti gli spazi pubblici analoghi». Allo stesso modo Sandro Tranchina, ex direttore organizzativo del Teatro Massimo e anima di numerosi Festini, scrive nella sua lettera di riaccendere la luce su quei capannoni: «Facciamo in modo che quei viali tornino a popolarsi, non lasciamo soli quei dodici studenti del Centro sperimentale, prigionieri in una bolla da cui è impossibile capire il mondo». Tranchina ricorda gli anni del Festival sul Novecento, che ai Cantieri aveva una delle sue basi, evoca lo spettro del Teatro Massimo, che unintera generazione vide chiuso per ventitré anni, e parla di cultura «passata di moda» per lattuale amministrazione. «Contiamoci, prendiamo la parola, scriviamo e parliamo in tutte le occasioni in cui ci viene permesso, facciamo sentire una sola voce che dica: ridateci i Cantieri». Si fanno sentire anche i dodici studenti della Scuola di cinema, ai quali proprio Emma Dante tenne una lezione durante la sua giornata ai Cantieri: gli studenti, e il loro tutor didattico Francesco Costabile, contestano alcune cifre e affermazioni della regista: «Non siamo affatto destinatari di 4 milioni e mezzo di euro - scrivono - come se avessimo vinto al Superenalotto. Abbiamo semplicemente vinto un concorso pubblico frutto di unaccurata selezione». E ancora: «Il comune di Palermo non ha mai assegnato al Csc il cinema da 480 posti che purtroppo è chiuso e inagibile. La scuola inoltre è sprovvista di un archivio video e non ha un auditorium da 400 posti (sono solo 100). Nel cimitero della cultura di cui lei parla - scrivono rivolgendosi alla Dante - la nostra scuola rappresenta invece la possibilità di riaprire i Cantieri alla città e fare cultura». Il gruppo di studenti, inoltre, evidenzia come latteso Museo dellarte del Mediterraneo, adiacente alla Scuola, non sia mai stato inaugurato. La questione è aperta. Ma cè un altro spazio culturale importante che ormai da tre anni aspetta di essere riaperto: è il teatro Garibaldi, altro faro dellormai sin troppo "ex" Rinascimento palermitano. Lultima gara, quella per le poltroncine, è stata appena celebrata, la consegna dei lavori è prevista per metà dicembre. Il direttore del Garibaldi, Matteo Bavera invita tutti gli operatori a mettere da parte le rivalità per «unazione forte nei confronti del teatro». «Per me - scrive - è già pronto a ospitare unaltra stagione di sentimenti e conflitti. Il teatro, larma più odiata da Berlusconi o e Cammarata, è il nostro modo per uscire dallorrore di questi venti anni».