Maddaloni. Doveva venire giù il Mulino ducale dei Carafa (XVI secolo), apparentemente tra l'indifferenza collettiva, per scatenare al protesta organizzata. Troppi crolli, molti scricchiolii e tante transenne nel centro storico più grande e più abbandonato della provincia: 88 ettari comprensivi di castello medioevale, torri e parco annesso, nonché degli agglomerati medioevali dei Formali, San Benedetto e via Alturi. Questi ultimi semi-abbandonati. «E ora intervenga la sovrintendenza», chiedono i volontari del gruppo archeologico: e la lista dei monumenti (palazzi, chiese chiuse e spazi urbani) sottoposti a vincolo di tutela, ma privi di fatto di ogni manutenzione, insomma quasi ridotti a ruderi e a rischio crollo, finisce sul tavolo della sovrintendenza ai Beni architettonici. Quella passata è stata una settimana nera. E non solo per colpa della pioggia, che comunque resta la causa scatenante dell'implosione delle strutture del Mulino Ducale, dello schianto di un solaio in via Pignatari (area pedemontana ovest) o del vasto cedimento dei tetti, già malandati, della caserma borbonica dell'Annunziata. Eventi meteorici a parte, Maddaloni, ancora una volta, si è dimostrata incapace di difendere i luoghi della memoria del vasto patrimonio storico che le è rimasto. Questa sembrerebbe la solita mobilitazione di attempati cultori di storia patria. «Invece - spiega Antonio Sarracco (Gruppo Archeologico Calatino) - si sta combattendo una guerra giuridica sotterranea finalizzata a vanificare l'efficacia dei vincoli al cospetto dei cedimenti strutturali». Vincoli o meno, lo «stillicidio di crolli e demolizioni sta cancellando le tracce del passato». Da qui l'appello per un intervento della sovrintendenza. «L'ennesimo schianto - aggiungono gli aderenti all'Associazione gruppi archeologici d'Italia - impone l'urgenza di completare la mappatura dei vincoli architettonici sul patrimonio edilizio cittadino, in gran parte ancora solo schedato. E su quello vincolato c'è il problema della mancanza di vigilanza». È un nuovo capitolo della guerra contro il Comune, considerato corresponsabile degli abbandoni, e avviata nel 2003 contro il progetto di la costruzione di una piazza al posto del Mulino Ducale. La vittoria contro la demolizione non è servita. «L'abbandono volontario conclude Sarracco - è stato poi più efficace delle ruspe». Da domani, all'attenzione della sovrintendenza ci saranno tutti i numeri della «mappatura dei disastri» che vanificano «ogni tentativo di tutela». Prima area di crisi: in via Bixio, il costone sottostante il castello è interessato, da anni, alla la caduta di massi che ha imposto lo sgombero delle abitazioni sottostanti. Secondo punto critico: via Alturi, la strada addossata alla cinta muraria del castello, è stata interdetta (sempre causa crolli o scarsa sicurezza statica degli immobili) al transito veicolare e persino a quello pedonale. Terza, ma non ultima, delle emergenze, si registra nel cuore del centro storico pedemontano con cinque aree interessate da cedimento statico totale. In dettaglio: sono venuti giù Palazzo Raffone e Palazzo Vico (via Fabio Massimo); in via Quarto Formale si è aperta una voragine (1996); anche le case addossate ricavate dalle mura del castello, nel quartiere medioevale dei Formali, sono state totalmente abbandonate e infine un palazzo è stato abbattuto in via Maddalena. Completa la lista l'elenco delle strutture di massimo pregio architettonico abbandonate: la chiesa di Sant'Agnello (secolo XII), la chiesetta di Sant'Antonio Abate, quella di San Giovanni, la caserma borbonica dell'Annunziata. E poi ci sono i palazzi schedati di via Bixio e palazzo Cibelli (sottoposto a vincolo). La speranza è che si arrivi a completare «schedature e imposizione dei vincoli» almeno per salvaguardare «destinazioni d'uso, volumetrie, principi di conservazione e recupero contro il rischio di ristrutturazioni totalmente sganciate da un contesto urbanistico di pregio assoluto».
CAMPANIA - Maddaloni. Doveva venire giù il Mulino ducale dei Carafa per scatenare la protesta.
A Maddaloni, il Mulino Ducale dei Carafa, un edificio storico del XVI secolo, è crollato a causa della pioggia, causando danni significativi al centro storico della città. La struttura, che include il castello, le torri e il parco annesso, era stata abbandonata e non era stata mantenuta. La sovrintendenza ha deciso di intervenire e ha richiesto ai volontari del gruppo archeologico di aiutare a mappare i danni e a identificare le aree a rischio. La città è stata colpita da diversi crolli e demolizioni, tra cui la chiesa di Sant'Agnello, la caserma borbonica dell'Annunziata e diversi palazzi.
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