Credo nella famiglia, nel senso del dovere e nella religione. In tutto però servono disciplina ed anche sacrifici La statua del David di Michelangelo, prodotta in vetroresina e polvere di marmo nei laboratori d'arte delle cave di Franco Barattini, è stata la grande protagonista di Florens 2010, la settimana dei Beni Culturali tenutasi nel capoluogo toscano, a metà novembre. Barattini, 70 anni il prossimo 17 maggio, imprenditore e mecenate, sorride sotto quei suoi baffi alla Peppino De Filippo: «Sa, io ho fatto solo la quinta elementare, ma la cultura mi piace. Se posso cerco di aiutare gli artisti, i tanti scultori che vengono nei nostri laboratori», spiega. E il suo mecenatismo lo ha portato ad incrociare personaggi illustri come, ad esempio, la principessa thailandese Maha Chakzi o il presidente francese Sarkozy per il quale ha costruito un taxi antico con 32 tonnellate di marmo bianco (misure: 4 metri per 2 circa), sotto la supervisione dello scultore Luciano Massari, in memoria dei tassisti di Parigi che, durante la prima guerra mondiale (nel settembre del 1914) contribuirono alla vittoria de la Marne. Le cave di Michelangelo. Barattini è titolare di due aziende che lavorano il marmo, di un laboratorio per artisti, frequentato da noti artisti come Catelan e Pomodoro e soprattutto delle tre cave di Michelangelo. Da lì è stato estratto il marmo con cui il grande artista scolpì la celebre Pietà. E' il suo fiore all'occhiello come imprenditore (il suo gruppo ha 50 dipendenti e nel 2009 ha fatturato 15 milioni). «E' stato sicuramente l'affare più importante della mia carriera imprenditoriale. Ricordo che da tempo avevo puntato gli occhi sulle cave Michelangelo perché avevano un marmo statuario, stupendo. Mi ero come innamorato di quelle cave, finché un giorno il proprietario mi chiese se mi interessasse acquistarle. Tirai fuori il libretto degli assegni e le comprai». Vita da «bagascio». La vita di Barattini ha un vago sapore fiabesco. E' figlio di un muratore, famiglia umile, e quando terminò la quinta elementare chiese al babbo di mandarlo a lavorare in cava. Aveva dodici anni. Era il 1953. Il ragazzo si svegliava alle 2,30 quando era ancora notte fonda e, assieme ad un gruppo di cavatori, si inerpicava su per i pendii delle Apuane, fino alla cava. Due ore di cammino all'andata e due al ritorno. Una vita massacrante. Vita da «bagascio», che in gergo è l'apprendista del cavatore. Prendeva l'acqua e le attrezzature, dalle"subbie", le punte di ferro per spaccare i blocchi marmo, ai mazzuoli, grandi martelli, da portare ai cavatori. Da bagascio a padrone.Da «bagascio» a operaio, poi «spartano». Sparta qui non c'entra. Il termine viene da «sparpagliati» e si riferisce a chi agiva in proprio acquistandando po' di marmo e poi, dopo averlo squadrato, lo rivendeva. Da «spartano» a padrone il salto fu naturale. Barattini decise di costituire impresa. Era il 1968. L'inizio, racconta, non fu facile: aveva paura di non vendere, di non farcela, di mollare tutto. Ma Barattini resistette. E quando il suo figlio Giovanni, a 14 anni, gli disse che non voleva più studiare, ma avrebbe voluto anche lui lavorare il marmo, Barattini scommise su di lui. Comprò le cave di Michelangelo pensando che un domani sarebbe stato lui a portarle avanti. «Feci un affare, perché da allora le segherie hanno cominciato ad entrare in crisi ed invece il marmo bianco e statuario che si produce qui andrà sempre meglio», spiega l'ex «bagascio». Dio, famiglia e lavoro. Barattini, che ha sposato Maria Luisa a 21 anni, ha due figli: Giovanni, 46 anni e Maria Grazia 43. «Con loro sono stato un padre severo, all'antica. Picchiati? Mai, però se dicevo a Giovanni: stasera non esci, lui rimaneva in casa. Se sbagliavano li punivo: niente tv, oppure niente gelati. Io credo molto nella famiglia. Senza famiglia non esiste neppure il valore del lavoro. Per questo è importante la disciplina: per mandare avanti un'azienda bisogna fare sacrifici e i miei figli, che lavorano con me, oggi mi ringraziano se con loro sono stato severo», racconta Barattini. Famiglia, senso del dovere e rispetto per la religione. Tra Obama e papa Ratzinger, non ha dubbi Barattini: butta giù dalla torre il primo. «Non sono praticante, ma mi considero cattolico», dice. E anche tra Berlusconi e Prodi, le preferenze di Barattini vanno al primo: «Io mi considero apolitico. Però Berlusconi è un imprenditore come me. Siamo colleghi...», sorride. Mi riposerò da morto. Il lavoro è la grande passione di Barattini. «Quando gli altri industriali vanno a divertirsi, io preferisco coltivare il mio orto e badare ai miei animali, al maiale, agli struzzi...Se non non avessi fatto il cavatore mi sarebbe piaciuto fare l'agricoltore», spiega. Qualche volta i suoi figli lo rimproverano: «Babbo, ti affatichi troppo. Cerca un po' di riposarti». Ma da quell'orecchio Barattini non ci si sente: «Quando morirò avrò tutto il tempo per riposarmi. La morte per me è riposo», sorride. I cinesi? Sciocchezze. A quasi 70 anni Barattini può dire di averne fatta di strada. Fiuto degli affari, passione per il lavoro e il gusto per il marmo lo hanno fatto un imprenditore e un mecenate. Nella sua azienda ha organizzato un atelier per giovani artisti e ha promosso una società, «Studio d'arte», specializzata nelle vendita del marmo per scultori famosi. Da Pomodoro a Vangi. «I cinesi ci rubano il marmo? Sciocchezze. Se oggi molte aziende chiudono è per la crisi, i cinesi non c'entrano. A loro vendiamo blocchi di 2-3 qualità. Il marmo migliore ce lo teniamo...», conclude. E sorride sornione.
TOSCANA - La statua del David di Michelangelo, prodotta in vetroresina e polvere di marmo nei laboratori ...
L'ex bagascio Franco Barattini, 70 anni, è un imprenditore e mecenate toscano che ha costruito la sua fortuna lavorando il marmo. Ha iniziato come bagascio nelle cave di Michelangelo, lavorando con i cavatori, e poi è diventato padrone, costituendo un'impresa e acquistando le cave. Oggi è titolare di due aziende che lavorano il marmo e ha un laboratorio per artisti. Barattini è un uomo di famiglia e religione, che crede nella disciplina e nel sacrificio. Non è un politico, ma considera Berlusconi un collega e un imprenditore. Il suo lavoro è la sua grande passione e non si affaticherà mai.
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