Non è solo esterno il degrado del palazzo di Pietrasanta. Nel suo aspetto attuale poco rimane di quella che un tempo doveva essere un'imponente fortificazione. Il palazzo ha più l'aspetto di una residenza di campagna di nobili decaduti, che non quello di una rocca agguerrita. E forse l'aspetto più rilevante è dato dal portale d'ingresso che mostra ancora i segni di un certo sfarzo rinascimentale. Il gioiello si trova però all'interno ed è il salone delle feste affrescato. Fino al 1978, anno di pubblicazione del volume dedicato alle "Ville della Brianza" da parte dell'architetto Pier Fausto Bagatti Valsecchi non se ne sapeva pressoché nulla. Nella scheda dedicata alla "Danza campestre" lo storico dell'arte Federico Süss parla del'attribuzione del dipinto ad Andrea Appiani, e «di questo artista mostra infatti lo stile grafico e coloristico». In seguito un'altra studiosa, Gilda Grigioni, nel volume "Cantù Nobilissima" del 1982, ha invece parlato di "scuola dell'Appiani". Sembrano invece concordare entrambi gli studiosi sulla possibile presenza nella decorazione pittorica del salone di un celebre artista, Giocondo Albertolli: le riquadrature geometriche neoclassiche dell'ornato farebbero pensare proprio al grande maestro ticinese, che resse la celebre scuola di Brera. Entrambi gli studiosi concordano comunque sul periodo di realizzazione e sulla qualità dell'intervento. Appiani fu sicuramente a Canta con Giacomo Albertolli, fratello di Giocondo, per la celebre visita dell'aprile 1801, suscitata dalle proteste del prevosto Giacomo Caldarini sulla paventata sconsacrazione del complesso di Galliano: i due studiosi decretarono che la basilica di San Vincenzo non aveva valore artistico: ma salvarono la qualità dell'ambone della chiesa e per la forma il battistero di San Giovanni e, così indirettamente l'intero complesso dalla distruzione.
Cantù, patrimonio degradato. L'affresco nascosto di palazzo Pietrasanta
Il palazzo di Pietrasanta, una volta imponente fortificazione, presenta oggi un aspetto degradato. Il portale d'ingresso mostra segni di sfarzo rinascimentale, mentre il salone delle feste affrescato è il gioiello interno. Fino al 1978, non si sapeva molto del palazzo. L'artista Andrea Appiani è stato attribuito al dipinto "Danza campestre" sullo sfondo del salone, ma gli studiosi Gilda Grigioni e Federico Süss concordano sulla presenza di Giocondo Albertolli, un artista ticinese, nella decorazione pittorica. Entrambi concordano sul periodo di realizzazione e sulla qualità dell'intervento.
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